Ulivieri: "Basta furbizie, Lotito non doveva aprire l'altra curva. Ipocrisia? Lo sport è il riflesso della città"

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Ulivieri sul razzismoUlivieri sul razzismo

«Non possono piu' essere consentite operazioni furbe come quella organizzata dalla Lazio di Lotito: se un settore viene chiuso per un provvedimento dovuto a comportamenti razzisti, non si puo' far finta che siano state squalificate le tribune, le seggiole, e non chi li occupa, aprendo surrettiziamente la curva opposta, perche' non e' questo il modo di contrastare tutti quelli che negano la speranza nel sorriso di Anna Frank». Così Renzo Ulivieri presidente dell’Associazione Italiana Allenatori a Il Mattino.

Quanta ipocrisia c’e' nel calcio italiano? «Come in tutti gli altri sport, ne' piu' ne' meno. Lo sport e' fatto di persone, ed e' il riflesso della societa'».

Ammettera' che il nostro e' un paese che ha un problema con la memoria e la verita'? «Si, ma non riguarda solo lo sport, ve la prendete con i calciatori che sono dei ragazzi di venti anni e ne sanno piu' o meno quanto ne sanno i loro coetanei che non giocano a calcio e che forse nel percorso scolastico non hanno incontrato quella storia».

E gli allenatori, che sono, i padri? Perche' non parlano apertamente di razzismo, di libertaÌ sessuale, percheÌ non prendono posizione su questi temi? «Lo fanno: solo che non lo vedete, non ve ne accorgete».

Mi faccia un nome di un calciatore o di un episodio di limpidezza morale? «L’impegno di Gianluigi Buffon sui morti di Superga contro i propri tifosi».

Bello, ma converra' che Buffon non e' un esempio di limpidezza. «Dobbiamo chiarire due cose quando parliamo di esempi, limpidezza come dice lei e soprattutto i valori dello sport. Lo sport non ha valori, e' un contenitori di valori che noi ci mettiamo, e non si esauriscono, ma ogni volta vanno rinnovati, e se vanno rinnovati bisogna guardare allo sforzo e ai progressi».

Ulivieri lei e' un ottimista. «Lo sport e' stato sempre utilizzato, pensi ai due blocchi, quando c’erano: il patto di Varsavia e l’alleanza Atlantica. Quella divisione ha creato da una parte il doping farmaceutico e dall’altro quello economico. Eppure entrambi parlavano di valori dello sport, entrambi si rifacevano al bene. Poi con mille sforzi, politici, culturali, umani siamo arrivati in una situazione migliore».

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