15-03-2020
10:45
Notizie calcio Napoli - Ottavio Bianchi, classe 1943, parla a Il Mattino, dell'emergenza Coronavirus e non solo.
«Ho già vissuto questa paura di non farcela. Il primo anno a Napoli andai in coma per tre giorni perché non mi avevano curato bene una appendicite che si tramutò in una peritonite perforante. E in quel letto non pensavo mai a cosa avrei fatto una volta che sarei tornato a giocare, ma solo a tornare a vivere alla svelta e a cosa avrei fatto se fossi riuscito a salvarmi. Dicevo tra me e me: appena esco di qui prendo l'auto, vado sulla cima di una delle montagne delle mie valli e mi butto in un torrente a bere l'acqua fresca. Perché in quei giorni di coma avevo sempre sete. E fu la prima cosa che feci quando mi dimisero dall'ospedale e mi dissero che mi ero salvato.Appena questa tremenda emergenza passerà, andrò in campagna a godermi i prati in fiore, ad ammirare la primavera, a sentire gli odori dei prati e ad ammirare la rinascita della natura. La stessa rinascita che sarà anche quella di tutti noi. Fanno tutti i miei figli ora in questo momento, stanno attenti a me, giusto essere prudenti. È grave che non abbiano fermato il calcio prima. Pensare minimamente che il Napoli potesse andare a Barcellona mi sembrava una sciocchezza enorme. Ma nessuno ha realmente capito l'emergenza in cui viviamo, forse neppure tutti i virologi».
23/04/26, 19:45
Redazione
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