Il Roma - La notte di Rafael, una prodezza per rinascere

Rassegna Stampa fonte : di Giovanni Scotto per Il Roma
Il Roma - La notte di Rafael, una prodezza per rinascere

Non c’è altra reazione, almeno nell’immediato. Nei momenti belli e in quelli brutti Rafael Cabral si mette in ginocchio e prega il suo Dio. Con forza. Lo ha fatto quando l’arbitro ha decretato la fine dei tempi supplementari e l’ordine di decidere la partita ai rigori. Lo ha fatto subito dopo essere diventato l’eroe nel deserto di Doha: para con una prodezza il rigore ben calciato da Padoin e regala la Supercoppa agli azzurri. Nessuna esultanza, nessun salto in aria. Braccia e sguardo al cielo a pregare. A voce alta. Ringrazia il suo Dio Rafael e finalmente vive una notte da protagonista. Di quelle che gli mancavano dallo scorso marzo, da quella maledetta serata di Swansea da dove poi non è stato più lo stesso. Pregò anche col crociato rotto, sapendo di essersi fatto male. Poi un recupero sofferto, doloroso. Ma inaspettatamente veloce: disponibile dopo quattro mesi per il ritiro di Dimaro: ci arrivò smagrito per il terrore di tornare fuori condizione. In effetti non aveva torto, perché per recuperare la brillantezza fisica di mesi ne sono dovuti passare. Eppure il Dio di Rafael gli ha fatto il dono della fiducia: quella di Rafa Benitez che neanche ci ha pensato a chiedere un altro portiere e ha sempre voluto lui. Non è mai stato quello della stagione precedente, ma la forma migliore il brasiliano l’ha conquistata giocando... e sbagliando. Sin dalle prime uscite, a partire da quelle decisive contro il Bilbao. Qualche papera, ma soprattutto insicurezza. Poi i tanti gol subiti. Le critiche, tante, la preoccupazione dei tifosi. Ma per lui la fiducia granitica del club e dell’allenatore, e un rendimento in costante, seppur lento, aumento. Un progredire finalmente esposto nella notte di Doha, lontano da quella Napoli che lo guarda diffidenza ma che ora lo accoglierà come un eroe. Perché nel calcio basta poco a sovvertire gli equilibri. Ma Rafael tira dritto e grida: «Non mi importa delle critiche». Quel balletto beffardo, agli occhi un po' ridicolo, in realtà ha innervosito Tevez che ha spedito il rigore sul palo. Poi Rafael ha smesso di danzare e ha cominciato a parare. La sua serata, finalmente una gioia vera e il rispetto dei tifosi del Napoli. Più che una preghiera, un grido di fierezza e di dignità. E finalmente può ringraziare e abbracciare idealmente il popolo azzurro. Per ringraziare il cielo ci ancora sarà tempo.

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