Ziliani: "Il VAR è morto! Tre inspiegabili ammutinamenti alla prima giornata"
15:30
Articolo del giornalista Paolo Ziliani sul VAR in Serie A
"Il VAR è morto", titola così il giornalista Paolo Ziliani. Nel suo ultimo pezzo, il giornalista firma un vero e proprio requiem per la tecnologia in campo: il VAR è morto, spento nelle sale di Lissone e soffocato dalle scelte del nuovo corso guidato dal designatore Daniele Orsato. Ripercorrendo gli episodi più controversi delle prime due giornate di Serie A - dai rigori solari negati ai cartellini rossi dimenticati -, Ziliani traccia un quadro inquietante che riporta il calcio italiano ai suoi fantasmi più cupi.
"Il VAR è morto. Ne danno il triste, anzi lieto annuncio l’AIA, il designatore Orsato, il centro di Lissone, i difensori del brand e gli esperti arbitrali televisivi. Non fiori ma opere di bene Dopo le sconcezze della prima giornata, ieri altri due episodi ai confini della realtà: il rigore solare negato al Parma al 77’ contro la Juventus e il mancato rosso al boxeur Jimenez della Fiorentina. Nessuno lo dice ma stiamo tornando ai tempi bui dei rigori-non rigori Iuliano-Ronaldo, dei gol-non gol di Muntari, del rosso-non rosso a Pjanic, il tutto con la benedizione del Palazzo Come direbbero i Nomadi, “Il VAR è morto”.
E se nel brano firmato da Guccini, “Dio è morto”, si parlava di persone “alla ricerca di qualcosa che non trovano”, anche nella nuova hit dell’estate pallonara la gente, per l’esattezza milioni e milioni di sportivi e tifosi, è alla ricerca di qualcosa che non trova più: il VAR. Parafrasando Guccini: È un VAR che è morto nelle sale di Lissone, il VAR è morto nei commenti di Marelli, il VAR è morto negli occhi della gente, il VAR è morto. Canta che ti passa, dice il proverbio.
Mi scuserete se di fronte alle ennesime sconcezze del nuovo campionato col verme ho preferito metterla in musica. La verità è che la vergogna cui stiamo assistendo, una vergogna annunciata di cui avevo inutilmente messo in guardia nei giorni che precedevano l’inizio del campionato nell’articolo intitolato “Si stava meglio quando si stava peggio? La Serie A ricomincia con la novità di Orsato, l’arbitro che schifava il VAR, nuovo designatore. Ricordando Pjanic, facciamoci tutti un bel segno di croce”, è talmente palese, lampante e conclamata da far passare a tutti la voglia di assistere a una partita di calcio: made in Italy, s’intende.
Sembra incredibile constatarlo, ma dopo i tre inspiegabili ammutinamenti del VAR della prima giornata, e cioè il gol convalidato a De Bruyne del Napoli viziato da un evidente fallo su Vasquez (Genoa), il rigore fatto sparire al Milan per il plateale mani di Vlasic su tiro di Cisse e il gol (il primo) convalidato alla Roma a dispetto di una manata in faccia data da Hermoso a Mastantuono a inizio azione, sono bastate cinque partite della 2^ giornata tuttora in corso per aggiornare l’elenco degli insabbiamenti caldeggiati dal nuovo corso targato Orsato..."
