Prof. Esposito: "McTominay, intervento necessario. Vi spiego come s'interviene e il recupero"
14:15
Ultime notizie SSC Napoli - Scott McTominay dovrà operarsi e starà fuori fino alla sosta. Il professore Giovanni Esposito, presidente della Scuola di medicina e chirurgia dell'Università Federico II e direttore dell'Unità operativa complessa di cardiologia, emodinamica e Utic del Policlinico Federico II, ha parlato a Il Mattino:
«È un'aritmia che può insorgere anche in un cuore di persone per il resto sane, come gli atleti. Giocando con il Como ha sicuramente avvertito delle palpitazioni, dei battiti del cuore insoliti. E da lì è emersa la diagnosi. Ma giocare con una aritmia benigna non fa correre pericoli di perdere la vita».
Professore, ci spiega cosa ha avuto McTominay?
«Solitamente il nostro cuore batte in modo ordinato e regolare grazie al suo sofisticato "impianto elettrico". Nella aritmie cardiache l'impianto elettrico va in tilt, il battito diventa veloce e può provocare la sensazione di fiato corto. È evidente che il calciatore nel corso della partita si è accorto che qualcosa non andava. Ed è quella che è stata la spia di allarme. Lui è uno che fa molti chilometri durante la partita, non corre mai in maniera banale: sarà stato certamente il primo ad accorgersi del cuore in gola».
L'intervento è necessario?
«In un atleta a quei livelli sì. Perché le aritmie cardiache se lasciate a sé stesse tendono a ripresentarsi. Negli atleti è una situazione che può incidere anche sulle prestazioni sportive. E per uno come lui è evidente che il disagio non è stato di poco conto. Vari studi scientifici hanno dimostrato che intervenire precocemente con l'ablazione migliora i risultati a lungo termine. Non è più, insomma, una terapia di riserva: è sempre più spesso una scelta di prima linea, da discutere con il proprio cardiologo caso per caso».
Come si interviene?
«McTominay ha avuto un problema del sistema elettrico del cuore. Ora occorre cercare il guasto elettrico che interferisce con il normale battito cardiaco ed eliminarlo. Si interviene con sistemi di mappatura del sistema elettrico del cuore ad elevata precisione, inserendo dei cateteri attraverso una vena della gamba. Tra i cateteri in particolare ve ne è uno, l'ablatore, che ha la capacità di distruggere l'area del circuito anomalo che ha generato il problema. E il paziente guarisce».
Del tutto?
«Solitamente sì: negli sportivi l'intervento funziona molto bene, con dei tassi di successo molto elevati, se effettuato precocemente. Dopo i controlli cardiologici post intervento la maggior parte degli atleti sottoposti ad ablazione ritorna regolarmente in campo e senza più il problema del fiato corto. È di sicuro una malattia che con le tecnologie attuali può essere trattata efficacemente».

