Ziliani: "Sgarro di Roma e Juve al fair-play finanziario!". Clamorosa violazione delle regole UEFA

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Roma e Juventus eludono le regole UEFA sul fair play finanziario

In un lungo articolo pubblicato su Substack, il giornalista Paolo Ziliani punta il dito contro Roma e Juventus, complevoli di aver violato palesemente le regole del fair-play finanziario, che imponevano ai due club di rimettersi in regola con cessioni importanti.

"L’incredibile sgarro di Roma e Juventus alle regole UEFA: il Fair Play Finanziario (a dirlo furono Gasperini e Comolli) imponeva cessioni pesanti ma i due club se ne sono fregati tradendo platealmente gli accordi presi. Nella convinzione, probabilmente fondata, di potersela cavare con una multa o un uomo in meno in lista Uefa i due club italiani hanno detto a Nyon: spiacenti, noi delle vostre regole ce ne freghiamo. Dovevano fare un mercato a saldo zero e invece la Roma è sotto di 106 milioni, la Juve di 138: e intanto il deficit del triennio aumenta a dismisura.

Il 19 luglio scorso, a Mondiale da poco concluso, proprio qui su “Palla Avvelenata” avevo pubblicato un articolo intitolato: “Cedere i big per rimettersi in regola con l’UEFA: la Roma pronta a sistemare tutto vendendo Konè, la Juventus (che non vuole vendere Yildiz) deve cederne due, ma i suoi big sono messi malissimo”.

Scrivevo: “Il mercato è iniziato da tre settimane e ci sono due società che per identiche ragioni, il mancato rispetto del Fair Play Finanziario UEFA, devono necessariamente procedere alla cessione di almeno uno dei propri big: la Roma, giunta all’ultimo anno del Settlement Agreement quadriennale siglato con l’UEFA nell’estate 2022, che ha goduto provvidenzialmente di due mesi di proroga concessi da Nyon a causa della stagnazione delle trattative che il Mondiale ancora in corso ha provocato per tutti i club europei; e la Juventus che in regime di Settlement Agreement (triennale) è invece appena entrata e si trova già con un ulteriore cappio al collo: non solo è stata sanzionata dall’UEFA per la montagna di perdite accumulate dal 2023 a oggi (quasi 400 milioni), ma nel bilancio al 30 giugno 2026 che a breve sarà ufficializzato registrerà una perdita, pare, di 63 milioni, superiore a quella che l’UEFA ha messo come tetto massimo per tutto il triennio 2026, 2027 e 2028 sotto esame, cioè 60 milioni. Poichè il rischio, in caso di grave mancato rispetto dell’accordo transattivo, è quello dell’esclusione dalle coppe per una o più stagioni, com’è successo alla Juventus nel 2023-24 a causa dei suoi imbrogli a bilancio (…) sia la Roma giunta alla fine del suo percorso riabilitativo, sia la Juventus, che il percorso lo ha appena iniziato, sono costrette a procedere a una o più cessioni di peso.

(...) A paventare questo scenario non ero io, naturalmente, ma Gasperini: l’allenatore della Roma in persona che il giorno prima, sabato 18 luglio, in sede di conferenza stampa aveva detto papale papale davanti a taccuini e telecamere che le regole del Fair Play Finanziario imponevano alla Roma di procedere a una cessione importante; valutata nell’ordine di una cinquantina di milioni, introito che avrebbe permesso al club giallorosso, come già avevano fatto Milan e Inter, di uscire dal regime di Settlement Agreement in regola con le direttive UEFA. La cessione di Konè, uscito rivalutato dal Mondiale USA, appariva in quest’ottica manna dal cielo.

Nel mio articolo passavo poi a occuparmi della Juventus. (...) Anche in questo caso, a paventare lo spiacevole scenario non ero certo io: a farlo era stato l’Ad Comolli in persona che nei suoi ultimi giorni juventini, prima di essere messo bruscamente alla porta, aveva dichiarato che la Juventus, a causa della mancata qualificazione alla Champions, sarebbe stata costretta in sede di mercato a “vendere un giocatore in più del previsto”; eventualità confermata di lì a poco anche dal nuovo direttore generale nonchè Ad bianconero Giovanni Carnevali a insediamento avvenuto.

Ebbene: sono passati 40 giorni, il mercato ha chiuso ieri i battenti e cos’hanno fatto Roma e Juventus? Nulla di quanto gli accordi con l’UEFA imponevano loro. Non solo non hanno proceduto ad alcuna “cessione importante”, ma a fronte di spese imponenti sostenute per l’acquisto di nuovi giocatori non hanno proceduto ad alcuna vendita tout court. La Roma ha inanellato una serie di cessioni in “prestito con diritto di riscatto” (Angelino, Ziolkowski, El Ayanoui, Dovbyk), quelle che non portano nè assicurano alcun introito in cassa; e la stessa cosa ha fatto la Juventus con Di Gregorio, Adzic, David, Miretti, Openda, Joao Mario. Ma a fronte dello zero assoluto, o quasi, registrato alla voce “entrate da cessioni” che persino la Gazzetta oggi registra (“va sottolineato che la Signora alla fine non è incappata in nessuna cessione salva-bilancio che a fine maggio pareva inevitabile alla luce della mancata qualificazione in Champions League, anche secondo le parole dell’a.d. di allora, Damien Comolli”), i due club hanno fatto carta straccia del Settlement con l’UEFA spendendo e spandenso come se non ci fosse un domani. Secondo Transfermarkt, che cito come fonte da tutti ritenuta attendibile per evitare che mi si accusi di pignoleria o malanimo nei confronti dei due club, la Roma ha effettuato acquisti per 124,5 milioni e incassato per 18,8 con un saldo netto negativo di 106 milioni circa; ancor peggio (o meglio: dipende dai punti di vista) ha fatto la Juventus che in barba agli accordi presi non più tardi di due mesi fa dopo la scoperta dei suoi conti disastrati ha speso per nuovi acquisti 164,35 milioni e incassato per cessioni 26,5 con un saldo netto negativo di 138 milioni circa.

Ora vi starete chiedendo: com’è possibile tutto ciò? È la classica domanda da un milione di dollari alla quale sarebbe il caso rispondesse l’UEFA, visto che è lei ad aver scritto le regole. Così a naso direi che Roma e Juventus hanno capito qual è il giro del fumo, si sono fatte forti del precedente “UEFA-Chelsea” del 2025 e hanno deciso di fottersene dei regolamenti fiduciose di non incorrere in conseguenze particolarmente penalizzanti. Nel caso del Chelsea, a fronte di una violazione del FPF mastodontica, simile a quella che ha costretto la Juventus a firmare il 30 giugno il suo secondo Settlement Agreement nel giro di 4 anni con Nyon, il club inglese venne sanzionato con una multa di 80 milioni di cui 20 incondizionati e immediati e 60 eventualmente scontabili a condizione di rientrare nei paletti fissati dall’UEFA nelle successive 3 stagioni (ancora i corso). L’UEFA impose però al Chelsea rigide restrizioni di mercato, le stesse a cui Roma e Juventus avrebbero dovuto attenersi: per due stagioni le trattative di compravendita avrebbero dovuto chiudersi con un saldo netto positivo o zero, cioè con una spesa per gli acquisti inferiore o uguale al ricavo per le cessioni. “Disponendo di un parco giocatori sterminato - scrissi nel mio pezzo -, il club inglese non ebbe alcun problema a mettersi in regola: cedette Madueke all’Arsenal per 56 milioni, Nkunku al Milan per 37, Joao Felix all’Al-Nassr per 30, Petrovic al Bournemouth per 29, Dewsbury-Hall all’Everton per 28,65, Renato Veiga al Villareal per 24,50, Borja al Burnley per 23 e molti altri ancora, dopodiché - senza spendere una sterlina in più di quanto incassato - acquistò Joao Pedro, Estevao, Gittens, Garnacho e via elencando rimanendo all’interno dei paletti fissati dall’UEFA”.

Ed è proprio qui che casca (o dovrebbe cascare) l’asino. Perchè se il Chelsea non ebbe difficoltà a procedere a cessioni che le permisero di incassare oltre 250 milioni, non così è stato per la Roma e la Juventus: che non sono state in grado di chiudere una sola vendita degna di questo nome contravvenendo in pieno all’obbligo di concludere il mercato a saldo positivo o zero, ossia senza spendere un euro in più della somma incassata con le cessioni. Una condizione che invece Milan e Inter, più brillantemente il Diavolo, più faticosamente la Beneamata, erano riusciti a soddisfare nel tortuoso sentiero del Settlement percorso per anni - lo stesso di Roma e Juventus - rispettando le regole fino ad avere, due mesi fa, l’okay dell’UEFA per l’uscita dal regime di risanamento.

E insomma: è vero che siamo abituati a considerare il calcio italiano, quando si tratta di pretendere il rispetto dei regolamenti da parte dei “club dallo straordinario brand” (ogni riferimento a FIGC e Juventus è puramente casuale), una barzelletta; ma la verità è che dovremmo estendere identico giudizio anche al calcio europeo targato UEFA. La curiosità di vedere quali saranno le decisioni del CFCB (Comitato Controllo Bilanci) al momento di esaminare le liste-UEFA presentate da Roma e Juventus in vista della prossima Champions e Europa League è grande. Per non parlare della norma della “Football Earnings Rule”, pilastro del FPF, che vieta ai club di accumulare un deficit superiore a 60 milioni complessivi in un triennio di cui sia Juve che Roma hanno fatto strame. La Juventus, che viaggiava su perdite lunari, a Settlement appena firmato ha pensato bene di dare un’altra sgasata andandolo ad appesantire vieppiù (“io so’ io e voi non siete un cazzo”, diceva il Marchese del Grillo), subito imitata dalla Roma (“E che, ci ho scritto Giocondo?”)"

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