Perinetti: "Forse non sono amate le conferenze stampa di Conte, ma se De Laurentiis non può offrirgli quello che desidera..."

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Perinetti: Forse non sono amate le conferenze stampa di Conte, ma se De Laurentiis non può offrirgli quello che desidera...

Il commento di Perinetti sul Napoli e Conte

Ultimissime Serie A - Il dirigente sportivo Giorgio Perinetti, ex di Napoli, Roma, Juventus, Palermo e Venezia ha parlato a Radio Marte del futuro di Conte al Napoli.

Perinetti sul Napoli e il calcio italiano 

E’ tutto aperto secondo me, non abbiamo contezza di quello che sarà. Conte ha detto che il presidente conosce le sue intenzioni, toccherà ora a loro chiarire e mettere un punto, in un senso o nell’altro. Se De Laurentiis non può offrire a Conte quello che il tecnico desidera potrebbe restare demotivato e non sarebbe il massimo continuare. E viceversa. Del resto si tratta di due persone di spessore, se dovessero separarsi lo farebbero con una stretta di mano e, secondo le ultime voci, l’eventuale divorzio non avrebbe costi per il Napoli dato il rapporto. Ma per me è tutto da decidere"

 “Perché Conte è così discusso? Forse non sono amate le conferenze stampa che fa, è indubbiamente divisivo, ma se discutiamo Conte come allenatore possiamo anche chiudere tutto. Conte è funzionale all’obiettivo vittoria, ha sempre adattato le sue idee al materiale che aveva. E’ partito da 4-2-4, poi è passato alla difesa a tre, anche col Napoli ha variato moduli per necessità. E’ un grande allenatore, capace, duttile. I calciatori dicono sempre che essere allenati da lui significa andare in campo e sapere quello che succederà perché Conte ha già spiegato tutto. La bravura di Conte allenatore è indiscutibile. Certo lui è divisivo, ma per giocare bene bisogna essere in due: quante squadre in Italia giocano a viso aperto? Qualche tifoso del Napoli vuole il bel gioco? Vorrei proprio che tipo di reazione avrebbe il pubblico e le emozioni dei tifosi nel vedere una squadra che gioca bene e che arriva settimo…”.

C’è il Dio del risultato che comanda in Italia in modo incontrastato, senza certezze nessuno affronta il tema del futuro. Due anni fa sono cambiati 14 allenatori nel mese di giugno, e questo non è certo sinonimo di programmazione, lo scorso anno ne sono cambiati 12. Si naviga a vista, si aspetta il risultato e poi si decide, non come capitava anni fa quando l’allenatore veniva scelto a marzo o ad aprile. In Nazionale è lo stesso. 

Ogni volta che si va male si cambia facciata, non le fondamenta. Si cambiano i Ct, tutti bravi, ma da soli non si muta un sistema. Nessun allenatore può fare bene se il sistema non accetta la rivoluzione, nei criteri di formazione, nei criteri di arrivare al risultato che si può acquisire con dinamiche diverse. I nostri allenatori sono bravissimi, hanno grande perizia tattica, che però è usata non per esaltare il gioco ma a minimizzare i problemi”

 “Bisognerebbe cambiare più profondamente, servirebbe una rivoluzione culturale. In Italia il calcio è strozzato dalla tattica, dall’utilitarismo. Si pressa perchè la palla ce l’hanno gli altri. Il calcio in serie A è noioso non certo perché è colpa di Conte ma è un discorso generale, non ha attrattiva perché non si cura la qualità e la formazione. Si dovrebbe partire dai bambini, dalle basi. In serie A il Como di Fabregas è la vera novità del calcio degli ultimi anni: ha un progetto con tanti giovani e con un certo tipo di gioco, è trasferibile in un’altra piazza?”

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