Del Genio: "Kovar lo preferisco a chi resta nei pali, è uno che anticipa sempre l'uscita"
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Il giornalista Paolo Del Genio, intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli nel corso di Radio Goal, ha commentato i temi del giorno tra Mondiali e Napoli. Di seguito le sue parole.
Matej Kovar è un obiettivo di mercato del Napoli, intanto ha esordito al Mondiale con la Repubblica Ceca contro la Corea del Sud. Hai detto che ti è sembrato un portiere bravo ad accorciare rapidamente:
"La differenza tra quello che è veloce e accorcia rapidamente e quello che resta un po’ tra i pali oppure accorcia con un attimo di ritardo, è che anche se si prende gol in tutte e due le circostanze… Perché poi ha preso un gol, forse per un eccesso: nel caso in cui ha preso il secondo gol, forse se stava tra i pali era meglio, perché lì era più difficile per il giocatore della Corea calciare. Invece, uscendo, ha dato la possibilità del pallonetto. Va bene, è un mezzo errore quello. Però l’alternativa molte volte è quando resti tra i pali e sembra che non sia colpa tua, ma ne prendi qualcuno. Cioè, alla fine è la somma che fa il totale. Secondo me, se resti troppo tra i pali fai qualche brutta figura in meno, ma ne prendi qualcuno in più. E io sono interessato al fatto che ne prenda qualcuno in meno, perché comunque è un portiere, e mi interessa che faccia prendere meno gol più che qualche volta faccia una figuraccia. La figuraccia nasce dal questo modo di interpretare il ruolo, che molte volte però ti salva, ti porta risultati".
È un po' come la costruzione dal basso: a volte rischi la figuraccia, ma la maggior parte delle volte esci bene se hai un buon meccanismo:
"Abbiamo l’esempio più fresco. Finora al Mondiale una sola ha portato concetti moderni: uscita dal basso, pressing alto, riconquista immediata fatta con una grande ferocia. Sono gli Stati Uniti di Pochettino. Quindi gli allenatori contano. Un certo tipo di idee non solo sono importanti, ma portano risultati ormai nel calcio. Portano a dei risultati nel calcio. Prendi qualche rischio, se esistesse la matematica certezza lo farebbero tutti. Ma io penso che siamo nell’era del grande livellamento e quindi nell’era in cui quel famoso 15, 20, 25, 30% d’incidenza degli allenatori è qualcosa che sposta dei punti. E poiché c’è equilibrio, se pure un allenatore sposta 10 punti in un campionato, in positivo o in negativo, quei 10 punti possono significare scudetto o non scudetto, Champions o non Champions, retrocessione o non retrocessione. Quindi gli allenatori contano molto".

