La sindrome della Coppetta, i portaseccia a testa alta e la mentalità vincente double-face

Editoriale  
La sindrome della <i>Coppetta</i>, i portaseccia <i>a testa alta</i> e la mentalità vincente double-face

Che nessuno si azzardi a pronunciare le parole "Coppetta" oppure "A testa alta". Il Napoli ha davanti la possibilità concreta di poter arrivare in finale per giocarsi un trofeo importante come la Coppa Italia. Qualcuno storcerà la bocca obiettando che questa formula prevista svilisce il valore di questa competizione in quanto se la aggiudicano sempre le stesse. La realtà è un'altra e bisogna metterselo bene in testa: la mentalità vincente passa anche da queste competizioni tanto snobbate, soprattutto se ti chiami Napoli e non hai la fortuna di vincere qualcosa ogni anno. Anche perché se vincono gli 'altri', sui social assistiamo al solito pianto greco di una frangia partenopea che si rammarica di aver perso questo titolo. Viceversa, si smorza l'entusiasmo definendola soprammobile tricolore. 
 
Chi meriterebbe di giocarsi la finale più di tutti (speriamo anche di vincerla) è Gattuso. Sarebbe un premio meritato per quanto fatto in pochi mesi. Ha dimostrato intelligenza capendo gli errori iniziali dovuti all'ossessione del bel gioco che stava rischiando di far naufragare il Napoli in zona B. Rino non è un pirla e l'ha dimostrato lavorando sodo senza dichiarazioni di facciata. La sua schiettezza è servita ad un ambiente depresso, ma anche a responsabilizzare tutto il gruppo che adesso ha occhi soltanto per il proprio allenatore. La pandemia ha azzerato i vantaggi ed aiutato paradossalmente chi era in debito d'ossigeno tra infortuni ed aveva un trend negativo. Nel calcio contano le vittorie ed i trofei, i complimenti non riempiono la bacheca. Gattuso è chiamato al primo verso esame di maturità sabato sera. Vincere aiuta a vincere e Ringhio se lo merita.
 
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