14-04-2026
14:30
Il presidente del Napoli calcio, Aurelio De Laurentiis, ha rilasciato una lunga intervista alla sezione sport del New York Times, 'The Athletic', in cui ha parlato anche della sua idea rivoluzionaria della Serie A
Serie A? Dovrebbero ridurre il campionato da 20 a 16 squadre, e già che ci sono, se una squadra ha meno di un milione di tifosi, probabilmente non dovrebbe nemmeno esserci.
Innanzitutto, dice De Laurentiis, la Lega dovrebbe ammettere solo i proprietari che garantiscono "buoni finanziamenti", non quelli che indebitano pesantemente i club. Non ha molta stima per i proprietari di private equity, a volte anonimi e senza voce, che entrano nelle squadre di calcio europee e a volte lasciano i tifosi senza un punto di riferimento diretto.
“E secondo punto… Non si può avere una squadra di una piccola città con 50.000 abitanti.” Scusi? "Perché quando la squadra gioca su DAZN o su SKY, quante persone guarderanno? 3.000? 4.000? E la pubblicità? Perché Sky o DAZN devono pagare un sacco di soldi per una partita del genere?"
Secondo lui, il campionato si divide di fatto tra poche squadre — “Juventus, Inter, Milan, Napoli e Roma” — che si contenderanno sempre i trofei o un posto in Europa, e poi 10 squadre che lotteranno per evitare la retrocessione. "Quindi devi avere... almeno un milione di sostenitori!" dichiara. "Se ne hai 100.000 o 200.000, devi essere in un'altra... sezione."
Ma queste squadre, come il Sassuolo (proveniente da una città di 40.000 abitanti), non si sono forse guadagnate la promozione grazie a un risultato positivo, proprio come il Napoli, dando al contempo lustro alla propria comunità e alla propria città? Con un gesto di disinteresse, liquida la questione con un gesto della mano.
"Ma il Napoli ha 100 milioni di tifosi, è diverso". Non è un dato facile da verificare, ma il Napoli ha affermato che 70 milioni di tifosi in tutto il mondo hanno assistito alla parata per la vittoria del campionato nel 2025, con 200 milioni di visualizzazioni dei contenuti sulle sue piattaforme social"
Disclaimer: può esserci dell'ironia
Su questo punto, De Laurentiis si attirerà un po' di critiche. Il campionato maggiore devono giocarlo solo le grandi città, solo le squadre con un certo rango di tifoseria e sostenibilità economica.
Chi dovrebbe giocarlo, allora? Tenendo fede alla poca attenzione e concentrazione che, secondo De Laurentiis, dovrebbe portare il calcio verso partite da due tempi di 25 minuti di tempo effettivo, l'abbiamo chiesto direttamente all'intelligenza artificiale.
Una possibile riformulazione di una Serie A a 16 squadre, seguendo l’idea di Aurelio De Laurentiis e mantenendo sempre fisse le big: Inter, Milan, Juventus, Napoli, Roma e Lazio. Queste sei restano intoccabili, sempre presenti per storia, bacino d’utenza e competitività. Le altre dieci? L'IA propone alcuni parametri:
Tra le squadre con forte bacino e storia i nomi sono Fiorentina, Atalanta, Torino, Bologna, Genoa e Sampdoria, attualmente in B. Poi le ultime quattro che vengono definite competitive e in crescita: Sassuolo, Udinese, Cagliari ed il Verona che però ha una classifica attuale disastrosa. Con tanti saluti a Como (!), Udinese, Parma, Cremonese, Lecce, Pisa che stanno disputando l'attuale campionato: almeno tre di queste, se non quattro, potrebbero addirittura permettersi di presentarsi al campionato di Serie A 2026-2027.
Questo fantomatico torneo come potrebbe essere giocato? Con 16 squadre ci sarebbero 30 giornate totali, con una stagione più corta e meno congestionata, come piacerebbe a De Laurentiis, con 3 retrocessioni dirette e 3 promozioni dalla Serie B, con criteri più rigidi, anche su tifoseria e sostenibilità.
I vantaggi di questa formula sarebbero, teoricamente, una maggiore qualità: riducendo il numero di squadre, potrebbe aumentare il livello medio delle partite. Ci sarebbe forse più competitività: meno squadre “deboli”, campionato più equilibrato. E soprattutto il calendario risulterebbe più sostenibile, perchè con meno partite sarebbe garantito più spazio per coppe europee e recupero fisico.
Due le criticità possibili: l'sclusione di piazze storiche, perchè ci sarebbero club a rischio di restare fuori solo per criteri di bacino d’utenza. Ovviamente, poi, il rischio di una “lega chiusa”: la presenza fissa delle big, che non retrocederebbero praticamente mai (come accade, peraltro) potrebbe ridurre meritocrazia e sogni delle piccole.
Se applicassimo davvero in modo rigido i criteri evocati da Aurelio De Laurentiis, quindi grande bacino di tifosi da almeno 1 milione, e aggiungendo unasolidità economica e gestionale, il numero di club “idonei” si restringerebbe parecchio.
Le sei big per De Laurentiis rispetterebbero pienamente entrambi i criteri: Juventus, Inter, Milan, Napoli, Roma e Lazio. Hanno milioni di tifosi, brand internazionali e strutture economiche solide.
A seguire ci sarebbero quattro società che possono vantare un buon equilibrio tra seguito e sostenibilità: Fiorentina (grande storia, tifoseria ampia e proprietà stabile), Atalanta (modello virtuoso, crescita sportiva ed economica), Bologna (progetto solido e bacino rilevante), Torino (tifoseria storica e ancora molto ampia).
Dopo queste prime dieci squadre, come completare la lista da 16? Ci sarebbero dei dubbi, mantenendo una linea “dura” con le direttive di De Laurentiis: potrebbero farne parte Genoa (enorme tradizione, ma sostenibilità altalenante), Sampdoria (buona tifoseria, ma problemi economici recenti), Cagliari (forte identità territoriale, bacino però più limitato), Verona (tifoseria calda ma numericamente inferiore). Penalizzate dalla tifoseria che non raggiungerebbe il fantomatico milione di tifosi, invece, Sassuolo (eccellenza gestionale, ma pubblico molto ridotto), Udinese (sostenibilità ottima, ma bacino piccolo), Empoli (modello sano, ma città troppo piccola).
Se si dovesse davvero costruire una Serie A a 16 seguendo rigidamente i principi enunciati da De Laurentiis, una lista plausibile sarebbe formata dal blocco principale (Juventus, Inter, Milan, Napoli, Roma, Lazio), una seconda fascia quasi sicura (Fiorentina, Atalanta, Bologna, Torino) ed altre sei che potrebbero uscir fuori da un compromesso tra i criteri: alle già citate Genoa, Sampdoria, Cagliari e Verona si potrebbero aggiungere due squadre del sud come Palermo e Bari (con il Catania primo escluso), che pur non sempre stabili sportivamente hanno dei bacini d'utenza enormi. Risulterebbero coerenti con la logica dei “tifosi prima di tutto”.
Seguendo la visione di Aurelio De Laurentiis, il campionato diventerebbe: più “elitario”, sarebbe basato su mercato e pubblico e non solo sui risultati, apporterebbe meno spazio per favole sportive tipo Atalanta o Sassuolo. È una visione che punta a massimizzare valore economico e audience, ma che ridurrebbe molto la meritocrazia. Il campionato diventerebbe più “televisivo” che meritocratico, una visione molto americana: conta il mercato, non solo il campo.
Tanto varrebbe creare il campionato italiano basato sulla popolazione delle venti regioni d'Italia: spiacerebbe molto per Umbria, Basilicata, Molise e Valled'Aosta che non raggiungono il milione a livello di popolazione: DeLaurentiis colmerebbe quei quattro vuoti con una seconda squadra lombarda, una seconda laziale, una seconda piemontese, una seconda ligure o pugliese. Meglio pensare ad altro, che queste cose lasciano il tempo che trovano.
Disclaimer: c'era dell'ironia. Forse.

13/04/26, 17:45
Redazione
13/04/26, 20:45
Redazione
13/04/26, 11:12
Redazione
13/04/26, 18:30
Redazione
InterCL
NapoliCL
MilanCL
JuventusCL
ComoEL
RomaECL
Atalanta
Bologna
Lazio
Udinese
Sassuolo
Torino
Genoa
Parma
Fiorentina
Cagliari
Cremonese
LecceR
VeronaR
PisaR