12-12-2014
17:00
E' tutto pronto. Il Napoli sta per giocare la sua terza finale di Supercoppa Italiana, di nuovo contro la Juventus, come nelle due occasioni precedenti. Il bilancio è in parità, una vittoria a testa. La prima l'hanno vinta gli azzurri, nel lontano 1990, quando c'era ancora Maradona e la Vecchia Signora non faceva poi così paura. Primo giorno di settembre, stadio San Paolo. Tutti si aspettano Diego ed invece è la notte di Silenzi: due gol e un assist per un indimenticabile 5 a 1 contro i bianconeri allenati da Gigi Maifredi. I napoletani lo ricordano essenzialmente per quella partita. Oggi Silenzi vive all’Olgiata, fa l’imprenditore, costruisce villette. Quella notte gli pare più bella adesso che allora. «Fu una grande gioia. Lo fu il giorno dopo, e il giorno dopo ancora. Ma da calciatore si consuma presto. Hai sempre l’assillo della partita successiva. Adesso no, adesso quella gioia la assaporo ogni giorno». Il passaggio smarcante per Careca, la rete da 40 metri, il dribbling su Tacconi in uscita per un altro gol da antologia. Sono gli attimi incancellabili di una notte da incorniciare nella carriera e nella vita dell'atleta e dell'uomo. «Rivedo quelle immagini ogni tanto insieme a mio figlio Cristian. Ha 14 anni e gioca in una squadra di dilettanti». Il Napoli, complice la memorabile serata di Silenzi, vince la terza edizione della Supercoppa con un risultato roboante e certamente umiliante per la Juventus e la sua storia. Sono passati ventiquattro anni e molte cose sono cambiate. Tra qualche giorno le due squadre si ritroveranno di fronte ancora una volta per una finale di Supercoppa. Sarebbe una sfida e basta se sullo sfondo non ci fosse la gara disputata due anni fa a Pechino. Quella macchia il Napoli non l'ha cancellata. Una partita decisa dagli arbitri, un risultato deciso dagli arbitri, un trofeo assegnato dagli arbitri. Tutto qui, non ci sarebbe da aggiungere altro. Se non che gli azzurri avrebbero meritato molto di più da quella trasferta in Oriente. Lo scandalo che rovina la Supercoppa, consegnandola alla Juve, vive di tre momenti fondamentali. Innanzitutto il rigore del pareggio, al 74’, con il Napoli in vantaggio. Lo assegna inspiegabilmente Rizzoli, stavolta non arbitro ma assistente d’area, in pratica quello che sta sulla linea di fondo per aiutare il direttore di gara. Il problema è che Rizzoli decide di diventare protagonista e aiuta Mazzoleni soltanto a sciupare una bella partita, che fino a quel momento vede gli azzurri di Mazzarri autentici protagonisti. Gli arbitri danno un indirizzo preciso al match. Poco dopo interviene Stefani, guardalinee numero due, che segnala una presunta offesa di Pandev nei suoi confronti: “se l’ha sentita, lontano com’era, deve avere un udito speciale” si sono chiesti in tanti. Oltretutto Pandev esprime qualcosa in lingua macedone… Espulso! Il colpo di grazia lo dà Mazzoleni in persona, con una serie di decisioni sbagliate e a senso unico, fino alla clamorosa espulsione di Zuniga che, al 93’, subisce un fallo netto che non viene punito, poi commette un mezzo intervento irregolare e riceve il secondo cartellino giallo. A completare il quadro, interviene anche l'allontanamento dal campo di Mazzarri, che giustamente perde un po’ la pazienza. Alla fine della partita il Napoli diserta la cerimonia di premiazione in segno di protesta per la condotta generale degli arbitri. Una decisione che qualcuno ha definito esagerata e antisportiva ma che forse spiega lo stato d'animo del club e dei suoi tifosi. Una brutta pagina di sport, che non può non essere ricordata alla vigilia di un nuovo incontro di Supercoppa tra Napoli e Juventus.
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