L'editoriale di Chiariello: "Voglio dire una cosa su Hojlund e De Bruyne!"

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L'editoriale di Umberto Chiariello a Canale 21

L'editoriale di Umberto Chiariello a "Campania Sport", in onda su Canale 21.

"Io mi trovo nell'imbarazzante situazione di dover dire che non ci sto a questo massacro di Allegri. Proprio io che su Allegri non mi ero posto bene in tempi non sospetti — quando scherzando dicevo che mi sarei incatenato a Castel Volturno o che avrei cambiato tifo pur di non vederlo sulla panchina del Napoli (come si dice quando si scherza in compagnia) — e di certo non era l'allenatore dei miei desideri. Però sentir dire che Allegri è il problema del Napoli a me pare fuorviante, così come dire che Mancini non riesce a cambiare l'Italia: ha fatto una partita contro una Nazionale di valore e l'ha persa. Ma l'ha persa perché in questo momento in Italia abbiamo un problema serio di qualità e di organizzazione. Invece di pensare a ripartire, stiamo tirando i trappoloni al Presidente della FIGC nominato per volontà della Lega Calcio, Giovanni Malagò (membro del CIO), a cui si cerca disperatamente una tessera d'appartenenza pur di farlo fuori. Guerre per bande in questo Paese che, invece di pensare alle cose serie, pensa sempre alle poltrone.

A me di quella partita Italia-Belgio me ne frega il giusto, cioè zero. Anzi no: ho guardato quella partita per osservare un solo calciatore, Kevin De Bruyne. Perché devo capire, per poter fare ragionamenti con un minimo di serietà, se mi devo convincere che De Bruyne è un campione. Perché campione lo è stato di sicuro, questo è poco da discutere: non si può cambiare la storia per i trofei vinti, per quello che ha dato al calcio, per quello che ha dimostrato al Manchester City e in Nazionale. De Bruyne è stato uno dei più grandi centrocampisti dell'ultimo decennio, ma il fatto che lo sia stato non significa che lo sia ancora. A 35 anni, dopo due gravi infortuni, la domanda è: De Bruyne, per quanto calciatore oggettivamente sul viale del tramonto (perché è evidente che non è più quello dei tempi d'oro, altrimenti il City non l'avrebbe scaricato né ora né mai), è ancora un calciatore valido? È ancora in grado di fare la differenza?

Il De Bruyne visto nelle prime sei partite giocate dal Napoli (cinque di campionato e una di coppa) ha lasciato ampie perplessità e dubbi a gran parte degli osservatori, tifosi o addetti ai lavori che siano. Un giocatore poco incisivo, poco determinante, che onestamente — a parte a Genova con il Genoa, dove con una giocata d'esperienza e furbizia sul fallo/non fallo su Vasquez alla fine fa gol e cambia la partita — per il resto non si è visto quasi mai.

La notizia bella che mi sento di dare al popolo napoletano è: signori, De Bruyne è ancora un calciatore di valore. Lo abbiamo visto contro l'Italia giocare a livelli notevoli. Non è che abbia fatto sfracelli, però ha fatto una signora partita, dimostrando che De Bruyne è ancora De Bruyne.

Un'altra domanda che ci dovevamo porre prima di questo turno di Nazionali era: "Ma Hojlund non è che lo abbiamo sopravvalutato?". Abbiamo sempre detto "Hojlund è fortissimo, pagato 50 milioni, mica bruscolini", però poi questo Hojlund in area di rigore i numeri dicono che non ci sta mai, non ci va mai. Si è inventato due gol mettendosi in proprio, non perché la squadra lo abbia aiutato a costruirli, però incide poco.

E allora mi sono messo all'osservazione di Norvegia-Danimarca e ho visto un attaccante straordinario. Dall'altra parte c'era un fenomeno, perché se Rasmus Hojlund è un signor attaccante, quello che stava dall'altra parte — Erling Haaland — non è un giocatore normale: quello è un fenomeno, è un mostro, è un altro livello. È un attaccante che fa letteralmente paura per i numeri che ha, è fuori concorso. Rientrerà nella storia tra i quattro o cinque attaccanti più prolifici di tutti i tempi. Al suo livello si possono segnalare soltanto due o tre attaccanti eguagliabili per numeri: Gerd Muller (che ha fatto più gol di quante partite ha giocato, e che cito sempre tra i ricordi di gioventù, tanto che mio figlio mi rimprovera dicendo "Papà, ma con sto Gerd Muller ci hai rotto le scatole!", e ha ragione, ma io non posso non ricordarlo), Romario (che ha segnato a raffica in carriera) e Cristiano Ronaldo, che ha uno score di tutto rispetto. Su Pelé diciamocelo chiaramente: non è vero che ha segnato tutti i gol che gli si attribuiscono. Gliene hanno assegnati oltre 1.000, di cui 200-300 in amichevole; un altro poco gli assegnano pure quelli in allenamento. Ne ha fatti un 700 anche lui, mica bruscolini (oggi i "bruscolini" sono in auge nel mio editoriale!). E Hojlund ha segnato contro la Norvegia. Finita 3-2 per la Norvegia (2-0 Norvegia, poi 2-2 Danimarca e 3-2 finale): ovviamente doppietta di Haaland, e come ti sbagli.

Ma Hojlund ha segnato, e non solo ha segnato: dicono che non sia molto bravo di testa, ma ha fatto un colpo di testa in piena area di rigore dove il portiere della Norvegia si è superato con un paratone, poi ha segnato di rapina di testa su una respinta avventandosi per primo, e infine, ricevendo una palla dritta per dritta andando in profondità sullo scatto, ha tirato una bella bomba di sinistro che ha quasi piegato le mani al portiere avversario, salvatosi con l'aiuto del palo.

Mi si sono luccicati gli occhi perché ho detto: per la miseria, tre palle gol in una sola partita! Tanta grazia, Sant'Antonio! Perché in sei partite con il Napoli il signor Hojlund tre palle gol non le ha mai avute: ne fa tre in una sola partita con la Danimarca (che non è una Nazionale di prima grandezza, e forse manco di seconda, ma di terza fascia).

E allora poniamoci una domanda: posto che brilla con la Danimarca, e posto che De Bruyne brilla col Belgio e mostra di essere un giocatore tutt'altro che finito, è tutta colpa del Napoli? È tutta colpa dei compagni? È tutta colpa dei critici? È tutta colpa di Allegri che non li sa mettere in condizione di operare e fare bene? È colpa degli altri se questi calciatori non rendono, o c'è anche una loro corresponsabilità? Le colpe non stanno mai da una parte sola, diciamocelo chiaramente. Ci può essere una corresponsabilità da parte dei calciatori nello specifico individuati, due giocatori che devono fare la differenza in questo Napoli. Perché chi sono i calciatori che in questo Napoli devono fare la differenza? Sono solo quattro, non ce ne sono altri: Hojlund, De Bruyne, McTominay ovviamente e Neres. Questi sono quelli di tasso qualitativo superiore che hanno il gol o l'assist nelle corde e che possono decidere le sorti del Napoli. Poi si può parlare di Lobotka, di Anguissa, di Alisson Santos o di chi volete voi, ma i quattro uomini determinanti sono questi qui. Neres sta recuperando, McTominay è tornato ad allenarsi e abbiamo fiducia di rivederli presto in campo, ma De Bruyne e Hojlund sono fondamentali per le sorti del Napoli di quest'anno.

In questi giorni è morto Sandro Mazzola, a cui, come tutti i veri sportivi italiani, ero legato (poi Gianni Improta ci dirà di Sandro Mazzola, perché sono i suoi tempi, i suoi anni d'oro). Sandro Mazzola era un leader, non era solo il capitano dell'Inter o uno dei giocatori più importanti della Nazionale. Gianni Rivera era un leader, Johan Cruyff era un leader, Beckenbauer era un leader, Antonio Juliano era un super leader (domandatelo a Bruscolotti se Juliano era un leader!). Quando sei in difficoltà, palla a loro e ti portano dove ti devono portare: sono il faro.

De Bruyne è questo tipo di giocatore? No. Non è mai stato un leader trascinatore nel City e non lo è stato nella Nazionale belga: è sempre stato un primus inter pares, cioè un grande giocatore che in mezzo ad altri grandi giocatori svettava per la sua enorme qualità. È un introverso, non è un leader da spogliatoio. È un giocatore che i compagni guardano con ammirazione, ma dovrebbe essere il leader tecnico della squadra: quello a cui affidi la palla, che si trova la posizione in campo, che sa guidare i compagni e li porta al successo, al gol, all'assist. Tutto questo De Bruyne non lo ha fatto fino a oggi. Hojlund invece è uno che si sbatte, che fa la guerra con gli avversari. Solo Dragusin l'ha tenuto veramente bene, ma gli altri stopper quando lo incontrano si fanno la croce con la mano storta, perché sanno che dovranno fare una partita di sofferenza. Però non viene assistito. Abbiamo fatto un'analisi in questi giorni con un match analyst e abbiamo scoperto che in cinque partite di campionato ha ricevuto in area di rigore solo otto palloni. Otto! Gli stessi che ha ricevuto Raimondo del Frosinone. Cioè, il Napoli serve il suo centravanti come il Frosinone serve il suo, ma gli otto palloni del Frosinone sono molto più qualitativi di quelli ricevuti da Hojlund (di cui due soli serviti da De Bruyne). Sapete quanti ne ha ricevuti Lautaro Martínez nello stesso numero di gare? 24, il triplo.

E allora: colpa del centravanti, di chi lo deve assistere o di chi lo deve mettere in condizione di essere assistito? La chiamata in causa di Allegri ci sta: se il Napoli gioca basso, non pressa, gioca di ripartenza e sceglie di aspettare gli avversari, probabilmente in questo contesto i due non riescono a dimostrare il loro valore. Ma De Bruyne, al di là della posizione (se sia giusto che giochi vicino alla punta, più indietro, defilato, da trequartista, da regista o da incursore), ci porta a una sola conclusione: il grande campione la posizione se la trova da solo in campo e il grande campione determina. Noi abbiamo capito che De Bruyne non è finito; ora cominciasse a dimostrare qualcosa anche a Napoli. Perché vederlo rincorrere come un dannato in Nazionale per una palla che finisce in fallo laterale, e poi vederlo a Napoli con le mani sui fianchi a guardare e rimproverare i compagni, a me personalmente fa piuttosto male. Vorrei che queste cose vengano chiarite nel chiuso dello spogliatoio tra Allegri e lui, visto che Allegri su De Bruyne punta moltissimo (a differenza di Conte). Perché il Napoli non vale meno del Belgio: anzi, mediaticamente parlando, Napoli è una nazione più vasta del Belgio".

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