Conte, il 14 maggio e quel doppio legame con gli Inzaghi

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Conte, il 14 maggio e quel doppio legame con gli Inzaghi

Si può sanare una ferita sportiva dopo 24 anni? La sfida di domani sera tra Simone Inzaghi e Antonio Conte fa sicuramente tornare alla memoria il duello scudetto tra Lazio e Juventus. L’allenatore dell’Inter era uno dei punti di forza di quella formazione biancocelesti che annoverava campioni di livello assoluto in tutte le zone del campo. Il collega del Napoli rappresentava a quei tempi, insieme ad Alessandro Del Piero, il simbolo dei bianconeri. Nella sua carriera da calciatore, Conte ha avuto Filippo Inzaghi, fratello di Simone, compagno di squadra alla Juve ed in Nazionale. Tra l’altro Superpippo era in campo con Antonio il 14 maggio del 2000.

Era l’ultima giornata di campionato ed alla Juventus bastava andare a punti contro il Perugia per vincere lo scudetto. Sullo stadio “Renato Curi” ci fu un violento temporale che fece sospendere la gara per molti minuti. La Lazio, nel frattempo, vinse 3-0 con la Reggina. Ironia della sorte fu proprio Simone Inzaghi ad aprire le marcature. Quella giornata, ancora oggi ricordata dai laziali, vide la squadra capitolina vincere clamorosamente lo scudetto. Antonio Conte, in una vecchia intervista alla Gazzetta dello Sport, disse: “C’era lui sulla panchina del Perugia (Mazzone ndr) nel 2000 nella sfida contro la ‘mia’ Juve di cui ero capitano, sospesa per un diluvio e poi ripresa, che ci costò lo scudetto vinto dalla Lazio.. Affrontò come sempre quella gara col sangue agli occhi, forse anche più del solito, perché qualcuno aveva dubitato dell’impegno suo e del Perugia. Erano cose che non solo lo ferivano ma lo mandavano in bestia. Era un uomo di una onestà, lealtà, professionalità uniche e ci teneva a ricordarlo che era sempre andato avanti da solo e a testa alta. Aveva ragione”.

Tornando al feeling con tra gli Inzaghi e Antonio Conte c’è poi una dichiarazione di Filippo: “Antonio era tranquillo come compagno di camera, ero più io un rompiscatole, infatti poi ha deciso di dormire da solo perché in stanza ero insopportabile. Con lui ho mantenuto un bellissimo rapporto, è un amico vero e un grandissimo allenatore. Lui come mio fratello sono per me dei riferimenti. Mi dispiacerà non incrociarlo in panchina”. 

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