VIDEO - Don Marotta "addò vere e addò ceca": ricordate Juve-Cagliari? Il napoletano Guida negò ai sardi due rigori!

Copertina ico calendario ico orologio17:16 fonte : di Luca Cirillo
VIDEO - Don Marotta addò vere e addò ceca: ricordate Juve-Cagliari? Il napoletano Guida negò ai sardi due rigori!

Nella serata in cui la Juventus viene premiata dall'Aic come miglior club, con Andrea Agnelli definito uomo di stile, non sorridere ironicamente, con tutto il rispetto, è quasi impossibile. Trattenersi al cospetto di tali incongruenze dopo aver assistito alla 'caccia all'arbitro' post Juve - Genoa, è come decidere di far scoppiare la vescica pur di non fare la pipì. E' innaturale non commentare istintivamente con un' espressione facciale che parte dalla bocca le continue e deferenti smancerie al cospetto di chi, nella realtà, fa come taluni preti indegni sull'altare: "Fai quello che dico io, non fare quello che faccio io". Padre Nedved ne sa qualcosa visto che non è la prima volta che viene inibito "per avere, a fine gara, durante il rientro negli spogliatoi, rivolto agli Ufficiali di gara espressioni insultanti". L'ultimo atto di una sceneggiata bianconera inaccettabile ha la sua peggiore espressione nel pianto accusatorio bi-oculare di Marotta che offende la dignità dell'arbitro Guida gettando discredito sulle sue qualità morali e professionali solo perchè proveniente dalla provincia di Napoli. Una forma di velatissimo razzismo in senso lato. E c'è pure chi gli fa da scia con articoli e indagini di pessimo gusto sulle passioni calcistiche dell'ottimo fischietto di Torre Annunziata. Lo stesso che, napoletano ieri come allora e sempre, nel dirigere un Juventus-Cagliari negò almeno due rigori (per non dire tre) ai sardi per, guarda che combinazione, falli di mano giudicati involontari in area di rigore. Don Marotta e i suoi parrocchiani la smettano di inscenare questi teatrini da sacrestia dopo aver bacchettato il Napoli per aver disertato la premiazione di Pechino: non sono credibili. Ma la smettano anche gli scrivani asserviti di perdere quell'equidistanza necessaria che differenzia un giornalista dal tifoso. Se un professionista dell'informazione non sveste i panni dell'ultrà non può nemmeno lontanamente prendere in considerazione l'idea di criticare un arbitro professionista che, dicono, si è fatto condizionare da una presunta fede calcistica. Sperando sia chiaro il concetto attraverso un piccolo parossismo.

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