Milano e la notte dei rimpianti: dal k.o. amaro ai due autogol di mercato. Anche quest'anno un errore determinante...
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Inter-Napoli, la notte dei rimpianti. Non solo la rabbia per un match la cui storia poteva essere totalmente differente, non solo il rammarico per i punti persi che ora allontanano gli azzurri dalla vetta di ben cinque lunghezze: nella gelida notte milanese raffiorano anche tormenti sul mercato per due avversari che si sono particolarmente distinti: Juan Jesus e Alvaro Pereira, entrambi a un passo dal Napoli in passato. Un difensore e un esterno, proprio quello che sembrerebbe mancare attualmente. Se si fosse colta un'occasione importante, probabilmente la società non sarebbe costretta a ricorrere ai ripari a gennaio...
L'OCCASIONE - Roccioso, tatticamente preciso e di grandissima prospettiva: è questo l'identikit di Juan Guilherme Nunes Jesus, noto più semplicemente come Juan Jesus. Il difensore classe 91 scuola Internacional di Porto Alegre è stato indubbiamente uno dei protagonisti nella serata nerazzurra vincente e fortunata. Dinanzi ai quasi 70.000 presenti, infatti, si è distinto per sicurezza e lettura difensiva, inibendo spesso le sortite avversarie con anticipi efficaci e puntualità nel gioco aereo sorprendente. Una disciplina tattica non tipicamente brasiliana, e un carattere da leader nonostante i soli 21anni. Insomma, uno dei tanti autogoal che la società ha realizzato sul fronte mercato in questi anni. L'atleta di Belo Horizonte sarebbe potuto sbarcare all'ombra del Vesuvio l'estate scorsa. Una trattativa con l'Internacional lunga e decisa, saltata poi clamorosamente nel finale per un mancato accordo su meno di un milione. Il club di De Laurentiis abbandonò la pista verdeoro per virare su Ignacio Fideleff, difensore di Serie B argentina, mentre i dirigenti nerazzurri ebbero il coraggio, poi pienamente ripagato, di investire la modica cifra di 5 milioni di euro e di portare in Italia la sorpresa della Nazionale Brasiliana al Mondiale Under-20. Un anno dopo, la scelta di Bigon sa tanto di fallimento: l'argentino si è rivelato non all'altezza per una squadra che mira al vertice, il brasiliano, invece, è oggi punto di riferimento della squadra di Stramaccioni. Un mancino naturale, potenzialmente adattabile anche terzino, al posto di un Aronica da salutare e ringraziare con una stretta di mano per quanto dato alla causa azzurra, non sarebbe stato di certo male. Anzi...
LA SCELTA - Per non bastare, anche quest'anno si è commesso un errore determinante. Eppure questa volta non si trattava di un giovane promettente, ma di un atleta nel pieno della maturità calcistica e titolare nell'Uruguay campione del Sudamerica e piazzatasi al quarto posto nel Mondiale sudafricano: Alvaro Pereira. Un giocatore di fatto al termine di un ciclo al Porto e in cerca di una nuova avventura. Il Napoli era lì, alle porte, pronto, apparentemente, a investire finalmente per un esterno mancino che potesse dare garanzie. Un interesse poi improvvisamente sfumato. Non fu Federico Balzaretti a portare ad abbandonare la pista per il sudamericano, perché quando l'esterno dopo una lunga telenovela di mercato preferì Roma a Napoli, la società decise comunque di non puntare sull'uruguaiano ancora accessibile. Si trattò di una presa di posizione importante, ma rivelatasi poi un flop: puntare su Andrea Dossena, esterno chiaramente nella fase calante della sua carriera. Nel frattempo agli sgoccioli del mercato il 27enne di Montevideo colse al volo un'occasione importante: l'Inter che lo acquistò per circa 12.5 mln di euro. Oggi, l'esterno di Lodi è stato decisamente scalzato nelle preferenze di Mazzarri da Juan Camilo Zuniga nonostante quest'ultimo non sia un sinistro naturale. In nerazzurro Pereira non è una pedina inamovibile, ma quando è in campo lascia certamente il segno: proprio come è successo ieri al San Siro. Suo il traversone dal corner da cui nasce la prima rete nerazzurra, sua la sgroppata devastante ai danni di un Maggio irriconoscibile che porta al secondo goal, e suo lo zampino nell'azione in cui Cassano colpisce il palo. Per non parlare dei diversi traversoni che hanno spesso infastidito la retroguardia azzurra. Lo sfortunato autogoal sfiorato l'unico episodio negativo. Ma meglio di così...
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