Baroni: "Prematuro parlare di scudetto oggi. Sicuramente l’organico azzurro è forte"

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Baroni: Prematuro parlare di scudetto oggi. Sicuramente l’organico azzurro è forte

Correva l’anno 1990. Il cross di Diego Maradona è perfetto per esaltare le doti atletiche di Marco Baroni: il difensore arriva fin lassù, a schiacciare di testa in rete il pallone che regalerà a Napoli il secondo scudetto. Momenti che ritornano alla mente al cospetto di una realtà che indica, appunto, il Napoli tra le candidate al titolo. Fiorentino di nascita, è proprio con i toscani che Baroni fa il suo esordio in Serie A, nella stagione 1981/82, per poi arrivare al Napoli nell’89 e rimanerci due stagioni. Un doppio ex che analizza lo scontro diretto di domenica. Era il Napoli di Maradona, quello dei due scudetti e della Coppa Uefa, che lei ha vissuto in prima persona; ora è il Napoli di Higuain e Insigne.

Crede che questa squadra possa ripetere i successi di 25 anni fa?
«Il calcio vive di episodi, per cui può essere prematuro fare certi discorsi. Così come non è corretto ricondurre i successi di una squadra solamente alla presenza di questo o quel giocatore, per quanto possano essere dei campioni. Di certo, l’organico attuale con Sarri ha le potenzialità per far sognare la città, ed è questo che fa la differenza».

Domenica arriva al San Paolo la Fiorentina, capolista inaspettata del nostro campionato...
«Sono sicuro che assisteremo a un grande spettacolo. Inoltre, sono le due squadre che hanno mostrato di avere qualcosa in più rispetto alle altre. La Fiorentina è un avversario insidioso, che ha trovato la propria idea di calcio ma, tra le due, vedo avvantaggiata la squadra di Sarri: i calciatori hanno assunto una consapevolezza diversa e possono contare su un pubblico straordinario ».

Il Napoli, infatti, sembra aver trovato delle certezze che nella passata stagione non c’erano, sia dal punto di vista tattico sia da quello mentale. La squadra è molto simile rispetto all’anno scorso e questo lascia intendere che dietro ci siano grandi meriti del nuovo tecnico...
«Infatti è così, Sarri sta facendo un lavoro incredibile, che sta determinando le sorti del Napoli. Ma, soprattutto, i calciatori credono nel suo lavoro e questo rende ancora più decisivo il suo operato. Anche perché ritengo che il lavoro dell’allenatore sia realmente compiuto quando la squadra crede nelle idee del proprio tecnico».

Lei adesso allena il Novara e ha ottenuto risultati importanti con la primavera della Juventus, società simbolo quando si parla di settore giovanile. Perché, secondo lei, il Napoli non comincia ad adeguarsi e non punta sui giovani?
«È un discorso molto profondo, difficile da affrontare per chi come me è estraneo a certe dinamiche interne. Nel calcio attuale, il settore giovanile ha un’importanza fondamentale, già semplicemente perché permette di avere giocatori a costo zero, per cui credo che ogni società dovrebbe investirci tanto».

Sarebbe un peccato, però, non farlo adesso che c’è un allenatore che ha lanciato tantissimi talenti in giovanissima età. Magari questo potrebbe costituire uno stimolo per cominciare una politica differente in questo senso.
«L’allenatore conta poco in questi casi. Si tratta di progetti a lungo termine e trovare in Italia un tecnico che resti sulla stessa panchina per 6-7 anni è impossibile; non abbiamo ancora, purtroppo, questo tipo di cultura».

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