24-04-2026
12:00
Ultime news Nazionale italiana - L’idea di un clamoroso ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026 accende il dibattito politico e sportivo. Ma tra governo, istituzioni calcistiche e FIFA, la risposta è quasi unanime: no. La proposta, avanzata dall’inviato speciale di Donald Trump Paolo Zampolli, viene giudicata “inopportuna” e “vergognosa”, mentre dall’Iran arrivano accuse durissime agli Stati Uniti.
Tutto parte da Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente USA Donald Trump, che ha suggerito di ammettere l’Italia al Mondiale in caso di rinuncia dell’Iran. Secondo Zampolli, l’operazione avrebbe una doppia valenza: politica, per rafforzare i rapporti tra Stati Uniti e Italia; sportiva, considerando il prestigio della Nazionale azzurra e il ranking FIFA (è la prima delle escluse in classifica). L’ipotesi resta però estremamente remota. L’Iran, inserito nel Gruppo G con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, si sta già organizzando per partecipare al torneo negli Stati Uniti, con ritiro previsto in Arizona.
Al momento la FIFA non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma da ambienti interni filtra una linea chiara: non esistono le condizioni per un cambio di questo tipo. Il presidente Gianni Infantino punta a confermare l’Iran tra le 48 squadre partecipanti. Anche perché un precedente simile non esiste: una richiesta analoga era stata avanzata per Qatar 2022, senza successo. Va però ricordato che il regolamento Fifa (articolo 6, comma 7) concede alla federazione piena discrezionalità in caso di ritiro di una squadra qualificata. In teoria quindi una sostituzione è possibile, ma nella pratica appare improbabile.

La reazione italiana è stata netta e trasversale. Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha chiarito:
“Non è possibile e non è opportuno. Ci si qualifica sul campo”.
Sulla stessa linea, sia il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: “È una cosa vergognosa”. Sia il presidente del Coni Luciano Buonfiglio: “Mi sentirei offeso, i Mondiali vanno meritati”.
Le parole riflettono un principio condiviso: l’Italia, esclusa per la terza volta consecutiva dopo la sconfitta nei playoff contro la Bosnia, non può essere ripescata per decisioni politiche.
Durissima la replica iraniana. L’ambasciata a Roma ha attaccato apertamente:
“Il calcio appartiene ai popoli, non ai politici. Il tentativo di escludere l’Iran mostra la bancarotta morale degli Stati Uniti”.
Anche il governo di Teheran ha ribadito la volontà di partecipare regolarmente al torneo, sottolineando che sono già state adottate tutte le misure organizzative. Nel caso (remoto) di un ritiro iraniano, l’Italia non sarebbe comunque la prima opzione. Le alternative più credibili sarebbero o una nazionale della stessa confederazione asiatica, come gli Emirati Arabi Uniti oppure uno spareggio intercontinentale, ad esempio con la Bolivia. Il criterio geografico e sportivo renderebbe quindi difficile l’ingresso degli azzurri.

La proposta di Zampolli si inserisce in un contesto più ampio, tra diplomazia e sport. L’imprenditore italo-americano, vicino a Trump, sostiene che l’operazione potrebbe essere favorita da “interessi forti” e da decisioni ai vertici della Fifa. Secondo lui:
“Se Infantino e Trump lo decidono, l’Italia può andare ai Mondiali”.
Una visione che però si scontra con la realtà istituzionale e con l’opposizione quasi totale del mondo sportivo. Un primo punto ufficiale sulla questione potrebbe arrivare il 30 aprile, durante il Congresso Fifa a Vancouver, dove verranno ratificate le 48 squadre partecipanti ai Mondiali 2026. Salvo clamorosi colpi di scena, però, la situazione appare già definita: l’Italia resta fuori e l’ipotesi ripescaggio si conferma più una suggestione politica che una reale possibilità sportiva.
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