Spalletti, retroscena su Lobotka: “Era ai margini e si era dimenticato di quanto fosse forte”

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Autore Dino Viola Giornalista pubblicista · Analista dei dati

Luciano Spalletti ha parlato del ruolo dell'allenatore e della sua capacità di mettere i calciatori nelle condizioni migliori per esprimere il proprio talento. Nel corso di un'intervista a Tuttosport, il tecnico della Juventus ha ripercorso alcuni esempi significativi della sua carriera, da Kvaratskhelia a Salah, passando per Pizarro e Stanislav Lobotka, sottolineando quanto posizione e fiducia possano incidere sul rendimento.

Spalletti, Lobotka e il ruolo dell'allenatore

Secondo Spalletti, trovare la collocazione ideale per un giocatore può modificare profondamente il suo impatto in campo. Il tecnico ha citato diversi calciatori per spiegare il concetto: “Kvara veniva da un calcio particolare, ma Salah consegna un Pallone d’Oro a tutti coloro che lo allenano, sia chiaro. Pizarro da trequartista sono convinto che avrebbe avuto meno risalto rispetto all’agire davanti alla difesa: lì tocchi il 300% di palloni in più. Nel folto e nell’angusto devi strappare gli spazi, come oggi in area di rigore. Lo devi togliere a qualcun altro. Così David ha fatto vedere di più il suo talento”.

L'idea dell'allenatore è quindi quella di individuare il contesto nel quale le qualità individuali possano emergere con maggiore evidenza. Una filosofia che Spalletti ha applicato anche durante la sua esperienza al Napoli, in particolare con Lobotka.

Il centrocampista slovacco, inizialmente ai margini, riuscì infatti a diventare un elemento fondamentale della squadra. Spalletti ha ricordato il momento del suo arrivo: “Lobotka l’ho trovato fuori, si era dimenticato di quanto fosse forte perché era un giocatore ai margini. E tu devi giocare su questo fatto, dicendo loro: ‘Ho scelto te’. Bisogna dire qualcosa, a volte, per farli tranquillizzare”.

Per Spalletti, però, la componente psicologica non può essere separata dalla qualità tecnica. “Noi cerchiamo sempre qualcuno che ci dica qualcosa in maniera convincente e che riesca a farcele fare: succedeva ai tempi delle palafitte e capita pure oggi. Ma è sempre il livello del calciatore che fa la differenza, anche perché il calcio è complesso”.

Il percorso di Lobotka rappresenta così un esempio concreto di come fiducia, collocazione tattica e qualità possano combinarsi per trasformare un giocatore in un punto di riferimento.

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