25-10-2025
22:40
Umberto Chiariello, su Canale 21, con il classico editoriale post-partita.
“Le scorie potevano essere tante.
Una sconfitta come quella per 6-2, con tre gol subiti negli ultimi venti minuti dopo l’espulsione di Lucca, poteva lasciare il segno. Anche perché il Napoli, appena pochi giorni prima, era riuscito a resistere con dignità a Manchester contro il grande City.Eppure i segnali erano preoccupanti, soprattutto perché in Champions la differenza reti conta eccome. Infatti il Napoli è 23º su 24 nella classifica delle squadre ancora in corsa per gli ottavi. Ventitreesimo perché ha la peggior differenza reti tra le prime ventiquattro, tranne — indovinate chi? — l’Union San Gilloise, che ha preso quattro gol dall’Inter e ci ha fatto il favore di diventare la 24ª.
La Juventus, al momento, è fuori. Ma il cammino in Champions è ancora lungo. Dicevo: le scorie potevano essere tante. E il Napoli, nel frattempo, perde anche pezzi importanti: si è fatto male Meret, fuori due mesi.
La scelta del tecnico però è stata chiara, dopo le parole enigmatiche di martedì sera quando, a fine conferenza stampa, aveva gridato “Come back!”.
Cosa voleva dire? Tornare al passato, abbandonare i nuovi principi di gioco di quest’anno e recuperare il baricentro basso e la compattezza perduta.“Come back” — cioè “torniamo indietro” — ma verso cosa?
Le scelte di Conte l’hanno spiegato meglio di mille parole: voleva dire tornare a essere uomini prima ancora che calciatori. Tornare a quelli che in campo danno tutto, e anche di più.Conte è stato chiarissimo con i nuovi — che sono tanti, per sua stessa ammissione, ma necessari: “Non avete capito niente. State zitti e sudatevi la maglia”. E infatti, stasera, hanno giocato quelli che la maglia se la sono già sudata.
Se non si fosse fatto male Meret, a parte De Bruyne, avremmo rivisto dieci titolari dello scorso anno, perfino con Juan Jesus adattato a destra, lui che è mancino.
Fuori cento milioni di campagna acquisti come se nulla fosse.
Lucca, il terzo centravanti del Napoli (attualmente secondo), non gioca: deve ancora imparare a giocare nel Napoli.
Beukema, pagato una fortuna e miglior difensore del campionato scorso, non gioca: deve imparare quello che fa Juan Jesus.
Lang? Zitto e impara. Sessanta milioni di attaccanti, trenta di difensori — tutti zitti.Si torna ai vecchi sistemi, al “noi” che ha cementato lo spogliatoio l’anno scorso. Quello che abbiamo visto nel film del “Gain”: una squadra costruita sul sacrificio e sulla fame.
Questa sera Conte ha attaccato altissimo, mettendo Bastoni — una delle principali fonti di gioco dell’Inter insieme a Calhanoglu — sotto pressione con Anguissa.
Addirittura Calhanoglu è stato aggredito fin dentro l’area da Gilmore, bravissimo nel recupero palla.
Ha sguinzagliato Spinazzola sulla sinistra, in una condizione psicofisica straordinaria, e ha ritrovato il “soldatino” Politano, che con Dimarco ha duellato senza sosta.Ha ritrovato Di Lorenzo, il capitano.
Ha ritrovato Juan Jesus.
E soprattutto ha ritrovato le sue mezzali meravigliose: Anguissa e McTominay, i suoi “assaltatori”.E McTominay, che con De Bruyne sembrava spaesato, stasera è esploso: quattro gol in una settimana, e una condizione fisica finalmente accettabile.
Il Napoli si è difeso, sì, ma senza mai rinunciare a ripartire.
Ha giocato una partita “alla Conte”: compatta, aggressiva, coraggiosa.
Ha trovato due perle straordinarie, i gol di McTominay e Anguissa, ed è tornato primo in classifica.Conte a fine partita ha detto: “Se pensavate di esservi liberati di noi, avete sbagliato palazzo. Noi ci siamo.”
E al di là del risultato, è questo che volevamo vedere: la reazione.
Perché la squadra vista a Torino non era una squadra di Conte.
Era una squadra “in punta di scarpette da ballo”, come ha detto lui: bellina, ma presuntuosa.Dopo quattro sconfitte consecutive in trasferta, con una crisi incipiente e i pezzi che si perdono strada facendo — stasera pure De Bruyne — Conte ha rimesso tutto in ordine.
Ha detto: “Come back. Dobbiamo ricominciare tutti a guadagnarci la pagnotta. Io per primo.”
E così è stato: stasera abbiamo salutato il ritorno di Antonio Conte e dei suoi guerrieri.
Quelli che hanno minato il campo dell’Inter, arrivata qui da regina d’Europa, con sette vittorie consecutive, per poi trovarsi davanti non una preda ma una trincea.L’Inter è tornata a casa con le ossa rotte.
Quella che sembrava una corazzata, stasera è parsa più la “Corazzata Potëmkin” che una corazzata di calcio”
08/04/26, 20:15
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