Policano: "A Napoli anni fantastici. Con Bianchi la mia miglior stagione, ero nelle sue grazie. A Zola devo molto! Vi racconto i cinque gol al Valencia e l'avventura a Malta" | ESCLUSIVA

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Autore Simone Guadagno Giornalista pubblicista · Specialista SEO

Intervista Roberto Policano a CalcioNapoli24: le dichiarazioni esclusive dell'ex calciatore del Napoli

Roberto Policano torna a Napoli per la "Notte dei Leoni" con le Napoli Legends, evento legato a iniziative di beneficenza sul territorio campano, con fondi destinati alla ricostruzione del Teatro del Carcere Minorile di Nisida e al sostegno della Fondazione Santobono Pausilipon, impegnata nell’assistenza pediatrica.

Policano a CalcioNapoli24: l'intervista a Rambo

Ultimissime Calcio Napoli - Roberto Policano si è raccontato ai microfoni di CalcioNapoli24 TV dal Grand Hotel Serapide, ripercorrendo la sua esperienza in azzurro, ancora viva nella sua mente. Di seguito le sue dichiarazioni.

Roberto, bentornato a Napoli. Posso dire così?

"Volentieri, anche perché è un grandissimo piacere. C'è anche la possibilità di rincontrare tanti compagni di squadra, quindi è sicuramente un evento che rimarrà sempre nel nei miei ricordi e nella nella mia vita sicuramente calcistica".

Torni a Napoli con tutte le Legends azzurre e lo gai per un un evento nobile. Per i ragazzi del Santobono, per il Teatro di Nisida. Che emozione è tornare al vostro San Paolo, oggi Maradona, e farlo per un evento benefico?

"Sicuramente l'aspetto principale è proprio quello, una raccolta di fondi per queste due associazioni che sicuramente hanno bisogno. Quindi io perlomeno ho accettato con molto interesse. Quando ci sono queste manifestazioni è sempre bene partecipare per dare magari un piccolo contributo, anche solo di presenza, per queste manifestazioni molto importanti".

Prima di arrivare al Napoli hai giocato tanto a Torino. Ci racconti com'è nata la trattativa con gli azzurri? Qual è stato il tuo sentiment prima del trasferimento a Napoli?

"Io ho passato due anni a Torino con con Moggi. Moggi aveva un buon rapporto con Ferlaino, è stato proposto il mio nome. Da parte mia ho accettato volentieri e subito questa questa destinazione, anche se non era più il Napoli di una volta, perché erano gli ultimi anni di Ferlaino, l'ultimo anno di Diego, tanti giocatori che avevano vinto lo scudetto in precedenza erano andati via. Però c'erano tutte le possibilità per fare dei buoni dei buoni campionati, anche se il primo anno è stato un po' sofferto perché c'è stato l'esonero di Ranieri dopo due mesi e con l'arrivo di Ottavio Bianchi eravamo in una classifica non delle migliori. Però siamo riusciti a fare lo stesso il campionato, a salvarci e questa è stato secondo me anche la mia stagione migliore a Napoli perché ho fatto, se non sbaglio, 8-9 gol. Quindi sicuramente è stata una delle stagioni migliori a Napoli".

In quello spogliatoio Maradona, Bianchi. C'era tanta personalità. Qual è stato l'impatto con quella realtà?

"L'impatto nessuno, anche perché mi hanno accolto molto bene, anche gli stessi campioni che c'erano allora, tipo Ciro Ferrara, tipo Careca. Si sono messi subito a disposizione, non hanno fatto notare questa differenza che c'era di supremazia a livello di prestazioni e di vittorie. Ho trovato un buon gruppo che mi ha accolto bene e purtroppo l'allenatore è durato poco. È arrivato Ottavio Bianchi, sono entrato nelle sue grazie e da lì... Mentre con Ranieri giocavo poco, con Bianchi ho sempre giocato titolare".

Tralasciando per un attimo le qualità calcistiche in quello spogliatoio, chi ti ha colpito di più dal punto di vista umano?

"Io penso che a livello umano Ciro è stato uno che è sempre stato un giocatore che ha sempre cercato di fare da collante tra tutti noi, così come Corradini che non sembrava, ma era quello che organizzava tutte quante le cene tutti assieme per farci stare tutti in compagnia. E poi sicuramente Gianfranco Zola. Gianfranco Zola è stato per me un ragazzo che sotto l'aspetto del comportamento e dei valori mi ha insegnato molto".

Un ambiente comunque tutto sommato compatto, un gruppo unito. Ti chiedo se c'è un aneddoto che non hai mai raccontato, che magari si può raccontare adesso.

"Quello che mi ha dato un po' più, diciamo, fastidio, tra virgolette è nella seconda stagione quando è arrivato mister Lippi che con Bianchi dirigente a me Sebino Nela ci ha subito catalogato come uomini di Bianchi. Quindi forse lì qualcosina è cambiato nei rapporti, però da parte mia non c'è stato mai uno screzio. Io ho sempre continuato ad allenarmi, a dare il mio, poi dopo se lo riteneva opportuno farmi giocare bene, altrimenti la settimana dopo ci mettevo più impegno per metterlo in difficoltà".

Sei stato in campo in Valencia-Napoli di Coppa UEFA 1-5. Ma quei cinque gol come arrivano? Che partita è stata quella?

"Ma secondo me neanche Daniel se ne rende conto ancora perché è stato sicuramente una grandissima serata, quelle partite dove ti riesce tutto. È una partita che rimarrà sicuramente nella storia di Fonseca e anche del Napoli, perché vincere 5-1 fuori casa non è mai semplice".

Hai citato prima Careca. Ne abbiamo visti tanti poi con De Laurentis negli anni, soprattutto nel Napoli moderno e mi vengono in mente tanti nomi. Secondo te è stato Careca l'attaccante più forte?

"Assolutamente sì, Careca e poi Carnevale, Giordano a seguire. Sicuramente sono stati gli attaccanti che erano anche difficili da marcare perché non soltanto da compagno, anche da avversario li ho affrontati. Quindi sicuramente Careca, Giordano e Carnevale erano fortunatamente nel Napoli e sono stati tre grandi attaccanti".

Il soprannome Rambo nasce per la tua cazzimma. Da difensore chi è l'attaccante più difficile che hai marcato? 

"Sembrerà strano, chiaramente giocando da terzino sinistro, Donadoni era un attaccante difficile da marcare. Però quello che mi ha fatto soffrire più di tutti è stato un certo Montesano quando giocava a Palermo, o era una giornata storta mia o era una delle sue, ma ho veramente fatto fatica a marcarlo".

Policano a CalcioNapoli24: l'intervista a Rambo

Un aneddoto curioso, voglio saperne di più. Nel 1999 hai firmato un contratto per due partite a Malta.

"Esatto".

Che storia è questa?

"Ma tutto nasce da che io volevo smettere, poi dopo mi chiamò Alberto Faccini che è un procuratore. Mi disse che c'era la possibilità, avendo conosciuto il presidente di questo di questa squadra, lo Sliema Wanderers a Malta, di fare i preliminari di Coppa UEFA. Quindi ho accettato volentieri, anche perché è stata un'esperienza positiva. Si parlava solo inglese, cioè anche italiano, ma specialmente inglese. Sono stati anche magari due mesi di full immersion di lingua, ne ho approfittato un pochino. È stata sicuramente una bellissima esperienza, con ritmi e allenamenti completamente diversi perché per il caldo mi ricordo era agosto e a settembre ci allenavamo la sera alle otto una volta al giorno. Però è stata sicuramente un'esperienza che mi porto dietro nel mio bagagaio da giocatore".

C'è qualcosa, dopo aver lasciato Napoli, che se potessi tornare indietro cambieresti? Qualche scelta diversa? Hai qualche rimpianto?

"Io rimpianti non ne ho. Forse uno me l'ha fatto così tornare in mente l'attuale mio presidente dove lavoro dell'Udinese Giampaolo Pozzo. La prima cosa che mi ha detto quando ho firmato il contratto con l'Udinese come scout, mi ha detto 'Si ricordi che lei ha rifiutato Udine'. Quindi io rifiutai Udine per rimanere a Napoli perché secondo me potevo ancora dare qualcosa, però visti poi dopo gli allenatori che sono arrivati così non è stato e forse adesso un piccolissimo rimpianto potrei anche avercelo. Ma sono stato veramente cinque anni a Napoli benissimo e sotto l'aspetto dell'impegno io non ho niente da recriminarmi. Penso di aver dato sempre tutto quello che potevo dare in campo, poi magari le prestazioni sono state positive o negative, però l'impegno non è mai mancato".

C'è qualche calciatore all'Udinese in cui ti magari ti rivedi un po' che può fare al caso del Napoli?

"All'Udinese no, sinceramente".

E altrove?

"Sai è anche il ruolo mio che è un po' cambiato. Adesso si gioca molto con i quinti, quindi sicuramente vediamo che anche in Nazionale a sinistra facciamo un po' fatica. Io credo che Dimarco sia il massimo esponente adesso di quel ruolo. Sta crescendo molto bene Bartesaghi. Però riconoscermi in qualcuno in questo momento non riesco proprio".

Nessun nuovo Rambo in circolazione...

"Per adesso no". 

Quest'anno il Napoli ad agosto compirà 100 anni. Qual è l'augurio di Policano al club azzurro?

"Ma magari di vincere uno scudetto che sarebbe proprio la cilegina sulla torta. Non so come andranno a finire adesso tutte quante le questioni di allenatore e tutto quanto, però io credo che abbia una squadra e una rosa che, se aggiustata nei ruoli giusti, può sicuramente fare ancora bene perché le altre quest'anno non è che hanno dimostrato chissà qualcosa, tranne l'Inter".

Ti dico la parola Napoli e concludiamo così. La prima cosa che ti viene in mente e che difficilmente dimenticherai per il resto della tua vita?

"Sicuramente l'affetto dei tifosi quando scendevo in campo, sia se facevo gol, sia se non lo facevo. Spesso non lo facevo, però sicuramente l'affetto che mi hanno dato i tifosi del Napoli, quello sì. Spero di averli ricompensati così con le mie prestazioni".

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