Ferrario a CN24: "Mentalmente non ho superato l'autogol con il Perugia, ricordo ancora un gesto dei tifosi. C'è un falso storico sul comunicato del 1988. Maradona? Mi fece fare la differenza con una frase" | VIDEO

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Moreno Ferrario a CalcioNapoli24Moreno Ferrario a CalcioNapoli24
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Autore Bruno Galvan Giornalista professionista · Calciomercato, Economia dello Sport e statistiche

L'ex difensore azzurro Moreno ferrario ha raccontato la sua lunga avventura con la maglia del Napoli ai microfoni di CalcioNapoli24

“Mi sono emozionato nel vedere il murale di Diego e l’affetto che ancora i napoletani nutrono verso di me”. Moreno Ferrario, era un marcatore puro che non faceva passare niente e nessuno, ma ai nostri microfoni ha voluto aprirsi per raccontare tutta la sua lunga avventura in maglia azzurra durata ben 11 anni. Dall’arrivo dal Varese, passando per l’autogol con il Perugia, al comunicato anti Bianchi e non solo, l’ex difensore ha svelato aneddoti inediti davvero molto interessanti.

Un racconto che Ferrario ha fatto nella “Notte dei Leoni” con le Napoli Legends che hanno affiancato al calcio un progetto anche per il sociale: l’evento è infatti legato a iniziative di beneficenza sul territorio campano, con fondi destinati alla ricostruzione del Teatro del Carcere Minorile di Nisida e al sostegno della Fondazione Santobono Pausilipon, impegnata nell’assistenza pediatrica.

Ferrario a CalcioNapoli24, l’intervista 

Ultime notizie SSC Napoli -  Moreno Ferrario si è raccontato ai microfoni di CalcioNapoli24 TV dall’Hotel Palazzo Esedra, ripercorrendo le tappe principali della sua lunga militanza nel Napoli. Di seguito le sue dichiarazioni:

Partiamo dalla fine: sei stato per la prima volta in giro per Napoli dove sei andato a visitare il murale di Diego. Raccontaci la tua emozione

“Era molto tempo che non ero a Napoli. Devo dire che l’emozione è stata davvero tanta. Ai miei tempi c’era più un rapporto diretto tra noi calciatori e la gente perché ti allenavi in mezzo a loro praticamente. Oggi ho rivisto un posto che mi hanno emozionato davvero tanto”.

Come è stato l’approccio di uno nato a Lainate con il Napoli?

“Devo dire che ho patito il primo anno il fatto che a Varese, il clima era sempre piovoso e brutto mentre qui era l’opposto (ride ndr). La verità è che non ho sofferto il cambiamento perché ero giovane quando arrivai al Napoli e subito mi adattai grazie anche all’entusiasmo che avevo. Faccio un paragone, forse un po’ assurdo ma per rendere l’idea…C’è un film in cui si dice chi viene a Napoli piange quando arriva e piange due volte quando deve lasciarla. Ecco, quando sono dovuto andare via ero in grande difficoltà perché mi ero trovato benissimo”.

Come nacque la trattativa con gli azzurri?

“Fu una trattativa discretamente lunga. Giocavo al Varese e sapevo che c’era la Juventus. E, devo essere sincero, quando mi chiamarono in sede a Varese pensavo mi avessero ceduto ai bianconeri che costruivano i giovani per poi lanciarli. Invece, mi dissero che mi avrebbero ceduto al Napoli. Per me, era sempre Serie A e non dissi di no. Con me, sarebbe dovuto venire anche Maroso il quale ebbe una discussione però con Ferlaino e non andò più al Napoli. La società del Varese mi chiese se a quel punto volessi ripensarci ma gli risposi di no; avevo fatto la mia scelta. Andavo in A, a Napoli dove avevo letto sentito tante cose all’epoca. Beh, è stata la mia fortuna”.

Che presidente era Ferlaino

“Era uno a cui non piaceva stare molto con i calciatori perché temeva gli potessimo chiedere dei soldi (ride ndr). Dall’altro lato però è stato un bene perché non era pressante con noi. Per me, la pressione non è mai esistita nel senso che mi piaceva mettermi in gioco per vedere dove potevo arrivare. Avevo come obiettivo quello di giocare in A e ci sono riuscito. Ho fatto la gavetta a Varese e poi ho scelto Napoli. Ho giocato al Sud dove uno del Nord non può stare assolutamente male”.

L’autogol di Napoli-Perugia nell’80-81: come sei riuscito a superarlo mentalmente?

“No, non l’ho superato. Ho fatto 10 anni e 6 mesi spettacolari a Napoli. Gli ultimi 4 mesi, non per colpa del pubblico, ma per colpa di qualche dirigente che mi ha messo in mezzo e purtroppo qualcuno c’ha creduto, che io avessi potuto fare delle cose che, chi invece mi ha conosciuto davvero, sapeva che non avevo mai fatto. Dico questo perché, quando feci quella autorete, ebbi più fiori e targhe in quel momento dai tifosi; la gente di Napoli mi aveva già capito. Per cui non do colpa a nessuno però ho fatto fatica perché avrei voluto salutare Napoli in modo diverso”.

Hai visto esordire Ciro Ferrara

“Se non erro, prese il mio posto quando fece l’esordio con la maglia del Napoli. All’epoca si lavorava molto bene nei settori giovanili. Si vedeva che Ciro aveva delle qualità importanti”.

Raccontaci il tuo Maradona

“Ho avuto il piacere di stare con Diego in primis dal lato umano. Lui aveva un rapporto incredibile con ognuno di noi. In quei frangenti ho capito cosa significasse essere un uomo squadra, un leader. Non ha mai detto niente a nessuno, neanche se gli davi il pallone male. Mi ha fatto diventare più forte perché mi diceva: “Moreno se tu non mi dai il tuo 6 come prestazione, io non vinco. Noi abbiamo bisogno di te”. Faccio fatica a capire chi ne parla male”.

La gioia del primo scudetto

“Me lo sono goduto molto dopo. La soddisfazione più grande è stata quella di vedere un popolo felice. A fine gara non facemmo il giro della città con il bus come oggi fanno tutti. I principali protagonisti erano i tifosi. Noi mangiammo al ristorante perché poi avevamo la finale di Coppa Italia, ma quando vedevamo la televisione con tutta quella gente al settimo cielo, era una gioia unica. Era un popolo che aveva sofferto perché dove si andava te ne dicevano di tutti i colori. Oggi c’è scritto rispetto sulle maglie, ma quando noi andavamo in giro per l’Italia nessuno aveva rispetto per la nostra gente”.

Poi avvenne l’epurazione per esserti ribellato con gli altri nei confronti dell’allenatore Bianchi

“Lo rifarei anche perché non l’ha fatto Ferrario ma tutti insieme decidemmo di farlo. Ci fu il fatto che Maradona non c’era, ma Diego fu avvisato prima che avremmo firmato quel comunicato tutti insieme. Quella nota non era contro Bianchi, ma perché vennero fuori delle robe tipo che qualcuno si era venduto…delle cose che non sono né in cielo né in terra. Quindi facemmo quel comunicato in quel senso là soltanto che dentro quel comunicato lì ci mettemmo la parte di Bianchi. Quest’ultima parte fu estrapolata e fatta passare come se io ed altri quattro calciatori ce l’avessimo con l’allenatore quando non era così. Con Bianchi ho sempre avuto un ottimo rapporto: mi ha fatto sempre giocare, mi ha permesso di vincere uno scudetto. Come avrei mai potuto dirgli cose contro?”.

L’immagine che porterai sempre dentro di te della tua avventura al Napoli

“Il tratto Soccavo-Fuorigrotta il giorno di Napoli-Fiorentina. C’erano milioni di persone intorno al nostro pullman. Poi, ricordo che entrammo prima in campo e vedemmo tutto lo stadio colorato d’azzurro. Una roba indimenticabile”.

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