La Premier abolisce gli sponsor sul gioco d'azzardo: in Italia fa discutere il caso Pirlo

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Autore Giuseppe Foria Giornalista pubblicista · Specialista SEO

Mentre in Italia continua a far discutere il caso Pirlo, la Premier League dice addio agli sponsor legati al gioco d'azzardo sulle maglie. A partire dalla stagione 2026-27, infatti, nessuno dei 20 club della massima serie inglese potrà esibire sul petto della propria divisa il marchio di società di scommesse o casinò online.La decisione, che entrerà in vigore con l'inizio del campionato il 21 agosto, rappresenta un passo importante nella lotta contro la ludopatia. Negli ultimi anni il settore del betting aveva conquistato uno spazio sempre più rilevante nel calcio inglese, arrivando a comparire come sponsor principale sulle maglie di 11 delle 20 squadre della Premier League nella stagione 2025-26. In realtà non si tratta di una novità improvvisa: l'accordo tra la lega e i club era stato raggiunto già nel 2023, concedendo alle società tre anni di tempo per portare a termine i contratti di sponsorizzazione già in essere.

All'epoca la Premier League aveva annunciato: "I club hanno concordato di rimuovere le sponsorizzazioni delle società di scommesse dalla parte anteriore delle maglie da gara. Siamo la prima lega sportiva del Regno Unito ad adottare questa misura". Le aziende del settore, però, non scompariranno completamente dal panorama del calcio inglese: i loro marchi potranno continuare a comparire sulle maniche delle divise, sui cartelloni pubblicitari degli stadi e sulle piattaforme digitali dei club, mantenendo così una presenza commerciale, seppur decisamente meno visibile rispetto al passato.Il divieto favorirà anche una maggiore diversificazione degli sponsor. Nella stagione 2026-27 il comparto più rappresentato sarà quello dei servizi finanziari, presente sulle maglie di cinque club. Seguono le compagnie aeree con tre squadre, mentre aziende del settore tecnologico e alimentare sponsorizzeranno due club ciascuna. Completano il quadro imprese attive nei settori delle risorse umane, telecomunicazioni, assicurazioni, software e turismo, segnando un cambio di rotta significativo nelle strategie commerciali del calcio inglese.
 

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