Alemão a CN24: "Vorrei essere gli occhi del Napoli in Brasile! La monetina di Bergamo, Maradona e il suo ultimo messaggio: ho due rimpianti" | VIDEO

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Alemão a CN24: Vorrei essere gli occhi del Napoli in Brasile! La monetina di Bergamo, Maradona e il suo ultimo messaggio: ho due rimpianti | VIDEO
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Autore Pasquale Cacciola Giornalista professionista. Inviato TV, SMM e SEO Specialist

Intervista Alemao a CalcioNapoli24: l'ex centrocampista brasiliano si racconta

C'era una volta un altro Scott McTominay in azzurro. Altrettanto dominante fisicamente, capace di inserirsi con gol pesantissimi e con leadership da vendere a centrocampo. In più giocava con un totem assoluto quale Diego Armando Maradona.

Per chi non ha avuto il piacere di vederlo all'opera e per rendere l'idea di che tipo di giocatore fosse, potremmo definire così Ricardo Rogério de Brito noto al secolo come Alemão

L'ex centrocampista brasiliano, tra i protagonisti dell'amichevole delle Napoli Legends dello scorso maggio, alla vigilia dell'incontro emozionante allo stadio Maradona, si è raccontato ai microfoni di CalcioNapoli24.it dall'Hotel Serapide che ha ospitato molte delle stelle di quei giorni. 

Intervista Alemao a CalcioNapoli24

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Per iniziare, ci racconti le emozioni per questo ritorno in campo allo stadio Maradona con le Napoli Legends e, più in generale, il vissuto di queste ore in città?

“Emozioni estremamente grandi, perché non significa soltanto ritornare allo stadio, ma anche ritrovare gli amici di un'epoca importantissima che abbiamo vissuto qui. È molto bello”.

Partiamo dalle basi della tua vita e della tua carriera. Come nasce il soprannome Alemão? Chi lo ha coniato per la prima volta?

“Mio padre lavorava con dei tedeschi in Brasile e quando ero piccolo avevo i capelli molto biondi. Un giorno arrivai a casa e lui cominciò a chiamarmi Alemão, perché in portoghese significa proprio ‘tedesco’. E così è rimasto questo soprannome". 

Quando si pensa ad Alemão a Napoli si pensa alle grandi prestazioni, ai successi, ma anche al famoso episodio della monetina. Qual è il tuo ricordo di quella giornata?

“È stato un giorno molto difficile perché non capivo bene cosa stesse succedendo. Avevo preso quella monetina che mi aveva colpito alla testa, mi faceva male ed era uscito un po’ di sangue. Io però volevo rientrare e continuare a giocare. Poi mi sostituirono, andai in ospedale e soltanto dopo capii che avevamo vinto così, perché quella monetina non si poteva lanciare. È stato tutto molto confuso per me. Da una parte volevo giocare, dall’altra c’era un rischio perché mi aveva tagliato la testa e mi faceva male. La società fece la scelta giusta perché il regolamento diceva chiaramente che una cosa del genere non si poteva fare". 

Dopo quella vicenda scoppiò un caso e molti sostennero che Carmando ti avesse detto di restare a terra per ottenere la vittoria a tavolino. Ci puoi confermare o smentire questa versione?

No, non è vero. Lui mi diceva di rimanere giù perché voleva curare il taglio alla testa che avevo riportato. Almeno io ho capito questo e per me era così. Personalmente, io volevo continuare a giocare. Però la società era preoccupata per la situazione e alla fine è andata bene così.”

Come ti accolsero poi a Bergamo quando passasti dal Napoli all’Atalanta?

“Furono due anni estremamente difficili. Non sono mai stato accolto come un giocatore dell’Atalanta benvoluto. È stato molto complicato". 

Parliamo di cose belle. Qual è il ricordo più nitido ed emozionante che hai con Diego Armando Maradona?

“Abbiamo tantissimi ricordi insieme. Uno che porto sempre nel cuore è il quarto gol contro il Bologna. Diego vide il mio movimento, non mi guardò neanche e mi fece un passaggio davanti ai difensori incredibile. La gente non capiva cosa fosse successo. Io riuscii a segnare, ma la vera magia fu la sua: far capire a tutti qualcosa che soltanto lui aveva visto. Era una cosa eccezionale". 

Il rapporto tra voi era speciale anche fuori dal campo. Ci racconti qualcosa della vostra amicizia?

“Ogni squadra ha bisogno di un leader e noi avevamo il migliore al mondo, che era Maradona. Era un leader sotto tutti gli aspetti: nella motivazione, nella voglia di vincere, nella capacità di trascinare gli altri. Era una persona estremamente semplice. In lui c’era qualcosa che non ho mai trovato in nessun altro. Solo lui aveva quella leadership naturale".

Qual è stata l’ultima conversazione che hai avuto con Diego?

“Una settimana prima della sua morte mi aveva mandato un messaggio. Voleva venire in Brasile per stare un po’ insieme. Io porto avanti un progetto sociale con persone che hanno problemi di dipendenza e lui aveva saputo di questa attività. Voleva venire a trovarmi, stare qualche giorno con me. Poi però, dopo una settimana, arrivò la notizia della sua morte. È stato veramente molto difficile". 

Possiamo dire che questo viaggio mai realizzato sia uno dei tuoi più grandi rimpianti?

“Sì. Avrei voluto passare più tempo con lui e cercare di convincerlo a lasciare certe cose che stava utilizzando. Però il tempo è passato troppo in fretta e non ho avuto questa possibilità".

Hai invece un rimpianto legato alla tua esperienza con la maglia del Napoli?

“Forse mi sarebbe piaciuto restare ancora un paio d’anni chiudere la carriera a Napoli. Non è stato possibile, ma i quattro anni che ho vissuto qui li ho vissuti in maniera intensa e bellissima".

Qual è il tuo ricordo più bello con la maglia del Napoli?

“Il ricordo più bello è stato il mio ritorno dopo un periodo difficile. Il Napoli voleva mandarmi in prestito al Genoa, ma Mister Bianchi si oppose e rimasi. Entrai dalla panchina, Maradona batté una punizione, il portiere lasciò la palla e io segnai quasi senza angolo. In tribuna c’era mia madre. È stato un momento davvero speciale e indimenticabile”.

Ti rivedi in McTominay? Molti tifosi notano delle somiglianze tra voi due

“Sì, qualcosa vedo. Mi piace molto, penso abbia un grandissimo potenziale. In alcune caratteristiche vedo delle somiglianze". 

Tolto McTominay, chi potrebbe essere il nuovo Alemão in Italia o in Europa?

“È molto difficile fare paragoni. Ognuno ha le proprie caratteristiche e la propria storia. Paragonare un giocatore a un altro secondo me è sempre un errore". 

In attesa di tutti gli sviluppi, il prossimo anno potremo vedere una squadra con un tridente molto brasiliano composto da Neres-Hojlund-Alisson: dove può arrivare il Napoli? 

"Prima di tutto le squadre non si fanno solo con due giocatori. Chiaramente una squadra si costruisce partendo da dietro, preparandola per non prendere gol. Questo è fondamentale. Poi è chiaro che è importante avere giocatori di grande qualità, capaci alla fine di segnare quei gol che fanno la differenza".

Qualcuno ha definito Kvaratskhelia l’attaccante più importante passato al Napoli dopo Maradona. Sei d’accordo?

"Sicuramente è un fuoriclasse, un fenomeno. Sta dimostrando ogni anno tutta la sua grande qualità. Ha una tecnica straordinaria, un tiro assurdo ed è assolutamente fortissimo. È un fenomeno. Senza fare paragoni però, ma è davvero fenomenale". 

Tornando ai brasiliani: Neres, Giovanni, Alisson e... chi consiglieresti al Ds Manna? 

"È impossibile fare un nome. Credo che in Europa ci siano tantissimi grandi giocatori da acquistare. In Brasile abbiamo già diversi calciatori importanti e sarebbe sbagliato indicare qualcuno. Sono convinto che il presidente De Laurentiis saprà scegliere sempre le migliori soluzioni per costruire una squadra competitiva".

C’è mai stata da parte tua la possibilità di lavorare con il Napoli? Qualche contatto o qualche opportunità concreta?

“No, fino a oggi no. Però vorrei avere un'opportunità di lavorare con il Napoli, soprattutto lì in Brasile. Essere l'occhio del Napoli sul mercato brasiliano sarebbe un piacere e un onore per me. Mi farebbe davvero piacere poter svolgere questo ruolo”.

Tornando al Brasile, Ancelotti è da un bel po' il Ct del Brasile ma prima l'esonero a Napoli: come ti spieghi quel licenziamento?

“Ci sono cose nel calcio che non si possono spiegare. Comunque Ancelotti è un uomo molto capace, ha vinto tantissimo. Adesso ha davanti una sfida molto difficile perché non abbiamo una grande nazionale come in passato. Penso che stia cercando di organizzare tutto nel migliore dei modi. Magari io avrei portato Pedro del Flamengo al Mondiale, mentre lui non l'ha fatto. Però bisogna avere fiducia nel suo lavoro, perché è un vincente. Speriamo che abbia scelto correttamente i suoi giocatori per affrontare un Mondiale così difficile e lungo”.

Sarebbe stata proprio la prossima domanda: il Brasile può vincere i Mondiali? 

“Sì, ma ci sono tante squadre fortissime: FranciaPortogalloSpagnaGermania. È un Mondiale molto equilibrato. Proprio per questo il Brasile può avere una chance importante. Negli ultimi Mondiali tutti indicavano sempre il Brasile come favorito, mentre stavolta non è così. E questo potrebbe essere un vantaggio. Forse può essere il momento giusto". 

Per chiudere con il Napoli: sta per arrivare il centenario della SSC Napoli. Qual è il tuo augurio per la società e per il futuro?

“Faccio i miei complimenti per il centenario. Il Napoli ha scritto pagine importanti della sua storia in questi cento anni e gli auguro di continuare a vincere ancora tante cose importanti. Soprattutto auguro al Napoli di continuare a regalare gioie e soddisfazioni ai suoi tifosi, perché questa è la cosa più importante". 

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