La crisi nera di Hamsik: Benitez lo 'protegge' pur di non perderlo, ma uno 'spettro' si aggira sulla desolazione di Marek

Editoriale  
La crisi nera di Hamsik: Benitez lo 'protegge' pur di non perderlo, ma uno 'spettro' si aggira sulla desolazione di Marek

di Claudio Russo – twitter:@claudioruss

"Non possiamo metterlo in discussione, io provo a recuperare il vero Hamsik che può fare la differenza. Oggi al di là di Marek è la fase offensiva che non l'abbiamo gestito bene, regalando poi il pallone di quella ripartenza". (Rafa Benitez, 7 dicembre)

Proviamo a ripartire da queste parole dell'allenatore azzurro in conferenza stampa al San Paolo. Parole di fiducia, assolutamente. Magari nascondono comunque una possibile, e comprensibile, delusione per l'ennesima prova incolore di Marek. Benitez non lo dirà mai in pubblico se un suo giocatore ha sbagliato oppure no. Detto questo, comunque, parlano le prestazioni. Scialbe, grigie, senza verve e senza quella imprevedibilità tattica che Marek Hamsik ha mostrato in quasi tutte le partite giocate con la maglia azzurra. Fino ad un po' di tempo fa. Anche oggi, nonostante un inizio discreto con diverse occasioni per andare al tiro, il capitano del Napoli si è via via eclissato minuto dopo minuto. 

Uno dei problemi registrati dal Napoli è nella distanza tra le linee dei vari reparti: centrocampo troppo distante dalla difesa, con Verdi in grado perciò di fare il bello ed il cattivo tempo, e trequarti troppo distante dal centrocampo. Nel 4-2-3-1 di Rafa Benitez, il trequartista è chiamato ad un grande lavoro anche di copertura, per aiutare i due centrocampisti che, se non dotati di peso e carattere, rischiano di andare in difficoltà. E così è andata con Jorginho e David López.

Hamsik, oggi, ha deluso. E non è la prima volta, ultimamente. La cresta non sembra quella di sempre, eppure la fiducia di Benitez c'è: davanti alle critiche, Rafa lo protegge sistematicamente. Anche perchè lo spagnolo, guidato anche dalla sua esperienza, possiamo immaginare che voglia anche preservarlo da un crollo psicologico che, ad oggi, sembra inevitabile. Perché non è facile giocare davanti ai propri tifosi, con la fascia di capitano, ed uscire dal campo sotto una selva di fischi (misti ad applausi, va detto). E non aiuta il fatto che il proprio sostituto naturale, De Guzman, entri e segni il gol del pareggio. Ipotizzabile una staffetta tra i due, con l'olandese titolare e lo slovacco inizialmente in panchina? Chissà se questo 'spettro' possa smuovere il carattere dell'ex Slovan Bratislava.

In tutto questo: Marek, cosa succede? E' il 'solito' Hamsik, quello che trotterella in mezzo al campo, quello che magari trova lo spazio giusto ma non riesce a trovare il guizzo per apporre la propria firma sul match e sulla prestazione del Napoli. Quello che non incide, quello che, in alcuni casi, cammina. Il segnale più evidente di questa confusione è da ricercare al minuto 56: recupera palla e può far ripartire l'azione. Invece si gira e si fa pressare. Come già evidenziato dalle pagelle, la sua inconsistenza sta diventando una desolante routine. Mettiamo da parte la lesa maestà e tutto quello che ha fatto Hamsik con la maglia del Napoli. Parliamo apertamente di crisi nera per lo slovacco. Da recuperare, in qualsiasi modo, al più presto.

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