Doveva essere l’erede di Higuain e Cavani, Milik non lo è diventato mai

Editoriale  
Arkadiusz Milik, attaccante polacco del NapoliArkadiusz Milik, attaccante polacco del Napoli

Il quadriennio a Napoli di Arkadiusz Milik sta volgendo alla fine, nel peggior modo possibile però

Ultime notizie Napoli - Chiudere così, mostrando di essere un’impalpabile ombra di se stessi, rischiando di rovinare indelebilmente un quadriennio composto da luce, oscurità, due infortuni che ne hanno segnato la carriera e posto, sullo stesso piano, alibi per le partite negative ed una sola domanda: cosa poteva diventare Arkadiusz Milik?

Cosa è diventato a Napoli l’abbiamo capito: un attaccante sempre nel mirino della critica e delle pressioni derivanti dal fatto di essere l’erede - tatticamente - di due pezzi mostruosi della storia azzurra come Edinson Cavani e Gonzalo Higuain. Non era facile per nessuno prenderne il posto in campo, non lo è stato nemmeno per Milik. Eppure quell’inizio promettente aveva fatto ben sperare, le doppiette al Milan e alla Dinamo Kiev.

Due infortuni, due ginocchia che saltano senza pietà una dopo l’altra, una con la Polonia e l’altra contro la Spal in meno di un anno: impossibile non pensare, in quel momento, che la sfortuna si sia abbattuta su di un ragazzo, prima ancora di un giocatore, che stava affrontando una tappa fondamentale della propria carriera. Sfortuna fisica prima, e tecnica dopo: il suo infortunio ha dato il via all’esperimento Mertens, il più riuscito dell’ultimo quinquennio. Quando è tornato Milik, di spazio ne ha avuto e di gol ne ha segnati, ma l’ombra di Dries è sempre stata alle sue spalle, pronta a risolvere problemi che il polacco - vuoi per mancanze tecniche, vuoi per carenze tattiche -, non è mai riuscito a risolvere.

I numeri non sono malvagi - 34 gol in 81 presenze nell’ultimo biennio -, ma il pensiero è stato sempre quello: se avesse aggiunto quel pizzico di cattiveria e di acume tattico in più - che Mertens ha -, chissà come sarebbero andate le cose. Però è inutile discuterne ora, dopo una delle più anonime prove in azzurro. L’ultima di una serie che prosegue da qualche settimana, con un Milik stretto tra un accordo verbale con la Juventus, un contratto in scadenza nel 2021 che non verrà rinnovato, un sostituto che ne prenderà il posto e del quale ormai si parla da un bel po’ di tempo.

Ci sta che Milik possa decidere di andar via, ci sta che il Napoli possa decidere di sostituirlo: è il mondo del calcio, in fin dei conti. La questione, tuttavia, è il modo: normalmente, per lasciare un bel ricordo, si tende a chiudere in bellezza. Lo sta facendo José Callejon, che ha garantito fino alla fine un certo rendimento nonostante l’età avanzi in compagnia di un lecito calo fisico. Arkadiusz Milik no: il rigore che ha regalato la Coppa Italia sembra ormai lontano, come se fosse stata l’ultima vera cartuccia sparata dal polacco. Le ultime partite hanno messo in mostra prestazioni indecenti se confrontate al livello di un attaccante che, messo nel giusto ambiente, ha ancora tanto da dire.

Non a Napoli, per carità: tra alibi, infortuni, Mertens e pressioni varie, per Milik l’unica cosa da fare è trovare un’altra squadra. Sarebbe la cosa migliore per tutti, per lui e per il Napoli, pronto a voltare pagina senza troppi rimpianti. E a lasciarsi indietro un quadriennio dal sapore agrodolce, per quello che doveva essere l’erede di Cavani ed Higuain e non lo è diventato mai.

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