Agostini sul soprannome: "Mi chiamano Condor anche per il naso. Eriksson voleva portarmi a Firenze, ma Viola non mi vendette"

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Agostini sul soprannome: Mi chiamano <i>Condor</i> anche per il naso. Eriksson voleva portarmi a Firenze, ma Viola non mi vendette

Agostini parla del soprannome Condor

Notizie calcio Napoli - Massimo Agostini, ex attaccante di Cesena e Napoli, ha rilasciato una lunga intervista esclusiva a CalcioNapoli24.it. Eccone uno stralcio: 

Perchè il Condor? “Fu Patrizio Sala a mettermi quel soprannome quando ero a Cesena, io ero molto magro ed avevo il naso un po' aquilino, ma poi lui diceva che quando dovevo far goal mi lanciavo sul pallone come il condor fa con la preda”.

Le 13 reti in Serie B, col Cesena, nell’’85/’86 attirarono le attenzioni della grande Roma con Sven Gran Eriksson in panchina. Che allenatore ricordi? “Era l'allenatore straniero più giovane che ci fosse in Italia.  Aveva idee molto molto importanti e rivoluzionarie. Voleva attuare e faceva attuare il calcio totale. Per lui non esistevano difensori ed attaccanti, per lui tutti dovevano far tutto. Con lui mi son trovato benissimo, mi ha insegnato un sacco di cose e mi diede molta fiducia. L'anno dopo andò alla Fiorentina e fece il mio nome alla dirigenza, ma Dino Viola non mi vendette”. 

Fu una stagione positiva per te, forse un po’ meno per la squadra. Ottavi in campionato, ma Agostini fu il miglior marcatore della stagione con cinque goal, insieme a Berggreen e Desideri. L’impatto non fu proprio così male con la massima serie. “Vero, però fino alla prima gara del girone di ritorno eravamo secondi e dopo la trasferta di Udine ci fu il crollo. Mi infortunai, Pruzzo prese cinque giornate di squalifica per un fallo di reazione ed avevamo solo un attaccante che era Baldieri. Di lì, in otto partite, facemmo solo tre punti”.  

Ancelotti, Conti, Pruzzo, Tancredi. Chi dei ‘grandi’ ti colpì di più e perché? “Non solo, c'erano anche Manfredonia e Collovati. A ventuno anni ebbi la fortuna di approdare nella squadra della capitale in una rosa che l'anno prima perse lo scudetto per un soffio e due anni prima fece la finale della Coppa Campioni. Mi sono sposato giovanissimo e questa fu la mia fortuna perchè mi ha aiutato tanto in quegli anni in cui era difficile spostarsi”. 

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