Ziliani: "Allegri accampa scuse che nemmeno un bambino dell'asilo!"

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Il commento di Ziliani dopo Porto-Napoli 4-1

Dopo l'ennesimo KO del Napoli in Champions League, il giornalista Paolo Ziliani pubblica un lungo articolo su X e Substack, nel quale si scaglia nuovamente contro Massimiliano Allegri e la scelta di De Laurentiis di affidargli la panchina partenopea.

"Il Como che vince 9-1 e il Napoli che perde 4-1 ma per una questione di “dettagli”, come dice Allegri: il peccato mortale di De Laurentiis che aveva tra le mani un gioiello e lo ha riportato nel Paleolitico del calcio. Mentre l’intero mondo scopre le meraviglie della squadra di Fabregas oggi quarta nella classifica Champions, a noi tocca sentire il rintronato Allegri (che da cinque anni passa da un rovescio all’altro) accampare scuse che nemmeno un bambino dell’asilo.

Quando giovedì 27 agosto a Monaco venne effettuato il sorteggio per la fase iniziale della Champions League, la cosiddetta League phase, nelle quattro urne che dividevano i 36 club partecipanti in base al valore del loro ranking europeo l’Inter fu inserita in prima fascia, quella dei top club, la Roma in seconda, il Napoli in terza e il Como - debuttante assoluto nella competizione - in quarta fascia, quella con Sabah, Viking, Lask, Slovan Bratislava e via dicendo, la fascia dei diseredati. Ebbene, dopo due mesi, a conclusione del quarto degli otto turni previsti, un’occhiata alla classifica basta per lasciare tutti a bocca aperta. Nella zona premium, quella che va dal 1° all’8° posto, le otto posizioni che regalano la qualificazione diretta agli ottavi, troviamo proprio il Como; che è addirittura 4°, ha il secondo migliore attacco (19 gol) dopo quello del PSG (20), ha 9 punti come Barcellona, Manchester City e Liverpool ma li precede in classifica per migliore differenza reti (+13 contro +8, +5 e +4), ha il capocannoniere del torneo (Douvikas, 6 gol in 4 partite) che si è lasciato alle spalle Mbappé, Kane e Haaland; e ieri è entrato nel Guinness dei Primati - e non è un modo di dire: ci è entrato davvero - perchè mai nella storia della Champions una squadra aveva vinto in trasferta con uno scarto di gol più ampio del 9-1 con cui il Como ha stravinto sul campo del Lens riuscendo a mandare in gol persino Matteo Papaccioli, 18 anni, subentrato al minuto 61 al bomber Douvikas.

Nella zona intermedia, il purgatorio che va dal 9° al 24° posto, le posizioni che vedranno 16 club giocarsi il passaggio agli ottavi ai playoff (gli spareggi che un anno fa videro la Juventus eliminata dal Galatasaray e l’Inter dal Bodo), troviamo l’Inter 15^ e la Roma 20^; mentre nell’inferno che va dal 25° al 36° posto, le posizioni che portano all’eliminazione immediata, è rimasto intrappolato il Napoli che dopo la sconfitta di ieri a Oporto (1-4) è 27° e oggi sarebbe virtualmente eliminato.

Ora, lo so che sparare sulla Croce Rossa non è mai bello; ma poichè dell’annunciato tracollo del Napoli di Allegri, 7 sconfitte in 14 partite tra campionato e Champions, 3 su 4 nella sola Champions, scrivevo prim’ancora che la stagione iniziasse attirandomi le ire e il risentimento del popolo partenopeo, far finta di niente dopo l’ennesimo rovescio, quello avvenuto ieri allo stadio do Dragao di Porto, sarebbe sbagliato. In particolare dopo avere ascoltato le cose dette in tv su Prime (e poi a Sky) da Matteo Politano a fine partita e quelle dette dai talent Callejon, Llorente e Marchisio durante e dopo la partita; con Politano a prendersela dapprima con i suoi compagni “non italiani” che mai una volta vanno in tv a mettere la faccia dopo le sconfitte mandando avanti Di Lorenzo oppure lui nel più classico degli “armiamoci e partite” e poi con i suoi compagni tout court per le corbellerie che accadono in campo (“Abbiamo subito tre corner con due gol e una traversa dello stesso giocatore: c'è poco da spiegare, è un atteggiamento che una squadra come la nostra non può avere visto la stazza che abbiamo dietro”).

Anche se in assoluto a colpire di più sono stati le considerazioni e i commenti fatti da Llorente, Callejon e Marchisio rimasti allibiti davanti alle dichiarazioni di Allegri che sosteneva di avere visto per 70 minuti una buona squadra che aveva perso la partita per una questione di “dettagli”: come se il mondo fosse popolato da imbecilli che credono a ogni panzana. Sono cinque anni che Allegri racconta in tv che perde le partite perchè i giocatori sbagliano tecnicamente, insomma per “dettagli” che non lo riguardano essendo lui l’allenatore che in campo non va; cinque anni in cui le squadre che lui allena (e che squadre: prima Juventus, poi Milan, adesso Napoli) giocano al peggio delle loro possibilità andando incontro a un’umiliazione dopo l’altra. “Siamo in pochi”, diceva ieri il comandante Max alludendo ai tanti giocatori infortunati che lo avevano costretto a giocare a Porto con un organico ridotto all’osso; ma a Villareal non era così eppure riuscì nell’impresa di perdere 3-1 contro una squadra che l’altro ieri, in casa, ne ha prese 6 dalle riserve del PSG.

Per uno strano scherzo del destino il caso ha voluto che i due antitetici maitre a penser del nostro calcio, o meglio del nostro campionato, il risultatista Allegri e il giochista Fabregas, si siano sfidati ieri a distanza sul palcoscenico della Champions con esiti diametralmente opposti: un’apoteosi per Fabregas e una Waterloo per Allegri.

E mentre tutto ciò accadeva non riuscivo a non andare col pensiero alla setta degli adoratori di Max, il cerchio magico dei giornalisti suoi amici che impazzano in tutte le tv e che da anni sono strenuamente al suo fianco nella buona e nella cattiva sorte, o meglio nella cattiva e nella cattivissima sorte; e a un articolo pubblicato proprio qui il 29 gennaio scorso, intitolato “Fabregas, il suo giovane Como e il suo ardito, innovativo e stupefacente gioco sono manna dal cielo per la nostra Serie A: ma siccome Cesc ha perso col Milan, i risultaTRISTI lo sbeffeggiano”.

Questo è quel che ancora oggi accade nel nostro scalcagnato orticello. Abbiamo la fortuna di ospitare un allenatore che ha dimostrato di essere capace di andare sulla luna e lo sbeffeggiamo, dandogli dello sbruffone e del presuntuoso, perchè a noi piace tanto l’allenatore che viaggia ancora col calesse ma che è così simpatico, specie quando si toglie la giacca, la lancia sul prato e urla e insulta tutti alla fine di partite che da anni non riesce più a vincere essendo rimasto al Paleolitico. Come si dice in questi casi: contenti loro (presidente del Napoli compreso), contenti tutti".

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