Da Firenze: "Il rivoluzionario Sarri contro l’affidabile Pioli: nessuno è perfetto, ma ora servono trofei"
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Uno ha allenato diciotto squadre, e solo quando è arrivato a Empoli ha deciso di fermarsi per un po’. La routine non fa per lui, che infatti ha lasciato il posto in banca per seguire la sua passione più preziosa: il pallone. Anche l’altro di panchine ne ha viste un bel po’: quattrodici, per la precisione. Ha girato e rigirato in provincia ma, rispetto al collega, all’inizio ha avuto la strada asfaltata, iniziando, dopo le giovanili del Bologna, a lavorare a Salerno. Non a Barcellona, ovvio, ma qualcosa più di Stia, la prima squadra allenata da Maurizio Sarri, che di gavetta ne ha fatta davvero parecchia. Beh, ci sta che aver giocato in serie A abbia favorito all’inizio Stefano Pioli. Sarri è pieno di spigoli e ama andare oltre le frasi fatte, trasformando il calcio in qualcosa di più umano. Pioli è meno sanguigno, la sua emotività è frenata da un equlibrio che ne ha sempre fatto un calciatore diverso, per educazione, sobrietà e lontananza dalle provocazioni. Nessuno dei due è perfetto, e nessuno dei due fino ad oggi ha vinto niente. Anzi, no: Pioli ha vinto un campionato con gli allievi del Bologna, Sarri un campionato di eccellenza e una coppa Italia di serie D col Sansovino. Lo scrive La Repubblica di Firenze.

