13-01-2015
13:20
«La Juve è forte, ma se aiutata diventa imbattibile. Basta». Il tweet era stato ragionato. Non l’esternazione di pancia di un presidente, pur istintivo e passionale, e talvolta anche sopra le righe, che non ci sta a perdere contro la Juventus. Non una sfuriata fine a se stessa. O lo sfogo d’ira nello spogliatoio, l’attacco al calciatore svogliato, all’allenatore «traditore». Stavolta un messaggio forte e chiaro che Aurelio De Laurentiis ha inviato direttamente al «sistema», nelle stanze dei bottoni del calcio italiano. Ha alzato la voce nelle sedi istituzionali. Premessa d’obbligo: la Juve è più forte del Napoli e al San Paolo poteva vincere con tranquillità. Senza andare a scomodare le differenze sul piano tecnico, a favore della squadra di Allegri; senza finire sul terreno scivoloso dei fatturati e degli ingaggi, la distanza di tredici punti tra i due club probabilmente è più che giustificata. Il Napoli lo sa e non può attaccarsi alla sconfitta, che per dirla alla Benitez: ci può stare. Non si accanisce sull’errore di Tagliavento, ma sul suo atteggiamento. Sente evidentemente il vento ostile, il gioco di potere nei palazzi della Federazione e vuole, con fermezza, puntare i piedi in terra. Le recriminazioni: un gol in fuorigioco validato alla Juve, un altro annullato al Napoli nel dubbio di un fallo su Buffon, un retropassaggio di Chiellini con palla che il portiere prende con le mani. E ancora: l’ammonizione di Britos generosa, e poi nulla nei confronti di Tevez che urla in malo modo contro Tagliavento. Le intenzioni: il tweet di De Laurentiis arrivi pure sulla scrivania del presidente Tavecchio e del suo vice Lotito. Che ammoniscano la federazione arbitrale. E si capisca pure che stavolta, rispetto a due anni fa, quando il Napoli non presentò la propria squadra sul campo di Pechino per la premiazione come seconda classificata alla Supercoppa italiana, la società terrà l’attenzione molto alta. Tagliavento era in campo anche lì. Non accetterà più sudditanze psicologiche nei confronti della capolista e di qualsiasi altra squadra col potere, non resterà a guardare le difformità di giudizio sugli episodi. De Laurentiis è deciso a tutto affinché il sistema calcio si attenga al rispetto delle regole. Deciso a far valere anche il suo potere. Chi conosce l’imprenditore romano sa che non ha mai lesinato denunce. Anche se rispetto agli arbitri, si è fatto sentire solo due volte con tale durezza: a Pechino e domenica scorsa. Sempre Juve. I confronti con i vertici del calcio sono stati sempre vivaci, senza esclusione di colpi per gli amici, senza clemenza per i nemici. E, in questo momento, vigilare sulle decisioni del palazzo, tenere alta la guardia, può significare l’inizio di una ribellione che, per il patron azzurro, è l’unica strada efficace. Non è una guerra fredda alla Juventus, che dopo la vittoria di domenica sera al San Paolo, e probabilmente anche prima, potrà competere per lo scudetto senza alcuna interferenza del Napoli. Piuttosto un attacco frontale al Palazzo del calcio che non può subire il potere della classe arbitrale. Il calcio è economia, per De Laurentiis oggi la guerra è freddissima. Il tweet di domenica arriva sette giorni prima di una partita delicata per il Napoli: il confronto con la Lazio di Claudio Lotito, vicepresidente della Federcalcio e uomo forte alla corte di Tavecchio. Due candidature che De Laurentiis aveva sostenuto nell’era post Abete. Il messaggio è per loro. Il Napoli non competerà per lo scudetto, il secondo posto della Roma è lontano: dista dieci punti. E la Lazio di Lotito, un punto più su in questo momento, ha ambizioni Champions come il Napoli. La gara si giochi sul campo, gli ammoniti siano quelli che lo meritano, il rispetto delle regole sia sacrosanto. La qualificazione ai preliminari Champions da difendere oltre il terreno di gioco.
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