Si chiama Francesco Calzona, non Sarri o Spalletti. Evitiamo pericolose crisi d'identità

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Si chiama Francesco Calzona, non Sarri o Spalletti. Evitiamo pericolose crisi d'identità

Calzona è Calzona, ha le sue idee ed i suoi principi di gioco. Non si commetta l'errore di pretendere il mix Sarri-Spalletti da lui.

Si chiama Francesco Calzona, non Francesco Sarri o Francesco Spalletti. La prima conferenza stampa del nuovo allenatore del Napoli è stata essenziale, diretta e con pochi fronzoli. Un po' come auspichiamo tutti siano gli azzurri questa sera contro il Barcellona. Non pretendiamo la luna da Calzona, sarebbe una follia visto il momento che sta attraversando la squadra. Sarebbe però già molto vedere undici calciatori muoversi in campo con un'idea di base, un principio di gioco in grado di mettere un po' tutti a proprio agio. Calzona è Calzona e guai a volerlo 'incatenare' come un figlioccio di Sarri o Spalletti. Bene ha fatto il mister a voler subito mettere in chiaro tutto con una frase che la dice lunga:

"Spalletti e Sarri? Io ho lavorato con due, tre grandi allenatori come Di Francesco che stimo moltissimo e Sarri e Spalletti. Mi hanno trasmesso tantissimi concetti che chiaramente mi aiuteranno nel mio prosieguo. Ci ho messo del mio chiaramente e ci metterò del mio ma sono stati tre allenatori importanti. Una fortuna lavorare con Sarri e Spalletti, mi hanno insegnato tantissime cose: mi hanno arricchito tanto, sono due allenatori con grandissima personalità. Magari diversi nel lavoro sul campo, Spalletti sono stato un solo anno con lui ma è stato un anno intenso e ho potuto osservarlo, studiarlo. Collaborare con lui, anche se è stato solamente un anno, è stato un anno di grandi insegnamenti".

Tra i tanti argomenti toccati da Calzona ieri in conferenza, c'è quello relativo all'identità di gioco. Un passaggio di vitale importanza per il tecnico che non si è nascosto:

"Dare un'identità al Napoli? Se questo non succederà, vuol dire che io ho fallito. Perché non riesco a sopportare che le mie squadre non sono ordinate, non acquisiscono una certa mentalità. Abbiamo l'aggravante che oltre a dare un'identità, dobbiamo fare anche risultati. Questo ci può mettere più pressione ma ai ragazzi ho detto di non pensarci, di avere la testa libera e pensare a divertirsi. Se facciamo questo, possiamo fare bene"

Dovesse riuscire nel suo obiettivo avrebbe fatto davvero qualcosa di importante rispetto ai suoi predecessori che hanno inceppato la mente di una rosa che lo scorso anno viaggiava con il pilota automatico.

Nello staff di Calzona ci sono delle vecchie conoscenze tra cui Sinatti. Anche qui, come accaduto subito dopo l'arrivo di Mazzarri e Pondrelli, si sta subito diffondendo l'idea di un Napoli che volerà atleticamente avendo di nuovo il preparatore dello scudetto. Un'equazione sbagliata e pericolosa. Il lavoro di Sinatti non si discute, ma oggi è più difficile delle due precedenti esperienza napoletane. Entra in corsa con una squadra che ha cambiato due preparazioni atletiche. Lo stesso Mazzarri disse di aver fatto un richiamo prima di Torino-Napoli. Intervenire ora per Sinatti è più che mai delicato, ma ha dalla sua la conoscenza pregressa delle doti fisiche di ogni singolo componente della rosa o quasi. Il futuro del Napoli è adesso. Non c'è tempo e spazio per altro.

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