Lo aspettava da una vita...

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Lo aspettava da una vita...

Il messia di Aurelio De Laurentiis, l'uomo che il presidente aspettava da una vita intera. Perché Carlo Ancelotti è

Il messia di Aurelio De Laurentiis, l'uomo che aspettava da una vita intera. Perché Carlo Ancelotti è il profeta perfetto, il profilo giusto per coniugare le due grandi politiche aziendali: la valorizzazione dei giovani talenti per future plusvalenze da una parte, l'escalation in Champions League per usufruire degli introiti necessari per la crescita esponenziale del club dall'altra.

Sei mesi dopo, tutto assolutamente perfetto e confermato. Certo, martedì a Liverpool ci sarebbe un crocevia fondamentale per il prosieguo della stagione e per il giudizio finale. Ma senza falsa modestia, è giusto e doveroso sottolineare che è già un traguardo straordinario essere giunti fin qui. Arrivare infatti all'ultimissima giornata da capolista e da padroni del proprio destino, ai danni di PSG e Liverpool, è qualcosa di eccezionale. Impensabile in piena estate, quando l'urna di Nyon diede una batosta tremenda per l'entusiasmo partenopeo, e ancor più assurdo immaginarlo dopo il deludente 0-0 di Belgrado. Invece è tutto vero: contro una stropotenza costruita per dominare in Europa e contro i vice campioni dell'ultima edizione, il Napoli è a un passo da un colpaccio strepitoso.

In parallelo, procede in modo splendido anche la turnazione e la rivalutazione della rosa. Ieri in campo tre novità assolute: Alex Meret, Sebastiano Luperto e Faouzi Ghoulam. Tutti insieme dal primo minuto. Facile contro il Frosinone, verrebbe da dire. Ma di certo non scontato. Non lo è soprattutto dopo la clamorosa debacle contro un altrettanto modestissimo Chievo (che intanto ha ritrovato la sua anima), non lo è dopo tre anni in cui la piazza è stata abituata a ben altro. Un anno fa, per esempio, contro un Benevento già vittima sacrificale comunque scendevano in campo i cosidetti titolarissimi. Non è un modo per alimentare l'ennesimo stucchevole, stanchevole e insensato paragone, ma per sottolinearne un dato di fatto e una solida realtà. Molti allenatori, recidivi di un tale passo falso, avrebbero agito in tutt'altro modo. Almeno non schierando contemporaneamente due lungodegenti e un giovanissimo, preferendo piuttosto un pur acciaccato sostituto per sentirsi sicuri. Invece il mister emiliano va per tutt'altra direzione, confermando un concetto già notoriamente noto: ha gli attributi. Perché in certe situazioni, e soprattutto dopo gli spettri dei clivensi, servono anche in casi simili. 

Così, con il girone d'andata ancora da concludere, ecco che l'intera rosa è già schierata. All'appello mancherebbe solo lo sfortunato Vlad Chiriches, il cuo impiego sarebbe stato scontato senza il grave infortunio. Del resto, già dopo 6 giornate di campionato si contavano già 20 giocatori utilizzati. E tutto per merito e fiducia, non per pressione aziendale o piaggeria. Lo si è visto con la gestione dei portieri, con un Orestis Karnezis più volte inserito anche al posto di David Ospina sano e arruolabile. Ma le dimostrazioni sono giunte a tutto campo: in difesa, per esempio con Luperto trattenuto in estate e schierato anche titolare a Torino contro i granata. Oppure Nikola Maksimovic, recude dall'esilio forzato in Russia e punto di riferimento in Europa. In attacco l'emblema è Adam Ounas: relegato a salvare la Primavera azzurra all'ultimissima giornata nella precedente stagione, un mese fa lo si è visto subentrare al Parco dei Principi nella gara più importante del momento. 

Giocatori rivitalizzati, altri valorizzati e caricati. A oggi, anche il terzo portiere sarebbe facilmente rivendibile per la SSC Napoli. Un capolavoro aziendale, con risultati in campo e sui conti correnti della società. Se poi ci si mette la risonanza internazionale che il tecnico offre al brand a ogni spostamento e l'abitudine a vincere, il quadro è praticamente perfetto. Senza tralasciare ovviamente l'empatia creatasi anche con un'intera città: le visite nei luoghi turistici, la voglia di vivere la gente di un luogo meraviglioso, la serenità trasmessa all'ambiente adesso più fiducioso e meno delirante. Carletto ha creato un'oasi perfetta al momento, con dei lunghi campi elisi da percorrere per il futuro. L'unica amarezza è di ritrovarsi nell'epoca della Juventus probabilmente più forte di sempre, ma si proverà comunque a fare il possibile. "Lo voglio qui per altri sei anni", ha detto a più riprese il numero uno azzurro. Parole già pronunciate per piani naufragati con Rafa Benitez e Maurizio Sarri, quindi toccherà a lui non ripetere gli errori del passato. Prometeo è sceso dall'Olimpo del calcio e ha offerto il fuoco a un ambiente che arde dal desiderio di vincere, ora bisogna solo metterlo nelle migliori condizioni possibili.

di Pasquale Edivaldo Cacciola - @PE_Bahia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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