"La Supercoppa non fa sangue, ma se c'è la Juve cambia tutto. Le parole di De Laurentiis hanno un significato particolare"

Notizie fonte : Trombetti - Corrieredelmezzogiorno.it
La Supercoppa non fa sangue, ma se c'è la Juve cambia tutto. Le parole di De Laurentiis hanno un significato particolare

Esplora il significato del termine: Diciamo la verità. La supercoppa non fa sangue. Priva del fascino delle competizioni storiche. Che i media, i gadget, le majorettes non riescono a riprodurre. Vive per motivi di cassetta. Serve al circo televisivo. E svela l’animo del calcio moderno. Sempre più vicino allo spettacolo artificiale del wrestling che alla fatica della maratona. Però… Però il Napoli affronta la Juve. E quando c’è la Juve per i tifosi napoletani qualunque partita prende sapore. Non succede così con l’Inter. Né con il Milan. Quando si affronta la Juventus è come se fosse in gioco una forma di riscatto da frustrazioni antiche. La ribellione ad una sensazione di sudditanza, trasversale a tutti gli strati sociali. Insomma non si resta mai indifferenti . A me provoca mille ricordi. Mille “Amarcord”. Fellini nel suo capolavoro scorrazza con Titta nella gioventù. Lo zio matto. La gradisca. Il principe con mille mogli. Il Rex… che passa e scivola via. Affiora un ricordo: 20 aprile 1958. Ero più piccolo di Titta. Stadio del Vomero alla sua ultima stagione. C’è la Juve. Ecco la Juventus era per me un po’ come il Rex. Nella realtà potevi soltanto guardarla passare... raggiungerla era un sogno. Stadio del Vomero, dunque. 50.000 spettatori, norme di sicurezza zero. Non si portavano allora. Arbitro il mitico Concetto Lo Bello. Un clima di straordinario entusiasmo, senza un ombra di incidente, eppure fu un incontro pieno di emozioni. Con continui colpi di scena... Mancano due minuti al novantesimo, il punteggio è di 3-3, bomba di Bertucco dal limite. Napoli batte Juventus 4-3. Ma lasciamo i ricordi da parte. Nel ricco emirato del Qatar comincia la partita al Jassim Bin Hamad Stadium. In mezzo al campo Gargano e David Lopez. Poca qualità, molta corsa. De Guzman al posto di Mertens, insomma Benitez prova a coprirsi ma non serve. Appena cinque minuti e “la strana coppia” Koulibaly-Albiol fa una frittata imbarazzante. Un pezzo comico degno di Lemmon-Matthau. Il Napoli fatica ad impostare. Non riesce a ripartire. Al quarto d’ora un lampo di Hamsik finisce sul palo. La Juve con Tevez mette sotto in continuazione i centrali del Napoli. La partita nel complesso non è granché bella. La Juve la controlla, il Napoli nella ripresa da subito l’impressione di poter recuperare. Callejon si mangia un goal fatto, Higuain risorge. Prende il palo con un tocco magico e poi fa goal su un bel cross di De Guzman. Benitez vuole vincere. E a circa dieci minuti dal termine mette Mertens per Hamsik ma la mossa ha scarsa efficacia. Si va ai supplementari Tic toc finché Tevez trova la grande magia, lasciando di sale Koulibaly e Rafael. La Juve torna in vantaggio ma non é finita: Higuain ha un lampo ma Buffon lo strega. Poi il Pipita pareggia i conti con Tevez. I supplementari hanno regalato fiumi di emozioni. E si va alla tombola dei rigori. Adesso decide il caso... Una sequenza da giallo alla Hitchcock. All’errore di Mertens la partita sembrava persa ma poi... il pianto in mondovisione di un bambino biondo vestito d’azzurro ha commosso Eupalla, dea del calcio. Ed il Napoli ha vinto la supercoppa. Ma chi ha detto che la supercoppa non fa sangue? La città l’aveva aspettata senza pathos questa partita, è vero. Con l’eco delle dichiarazioni di De Laurentis, le quali possono essere sintetizzate dicendo «qui tutti siamo utili, nessuno è indispensabile». La città vive con ansia le difficoltà della squadra, ancora di più le incertezze sul futuro. Dal presidente invoca certezze e pochi dubbi, nel quotidiano le sicurezze vacillano. Restano San Gennaro, che non dice mai no, e il calcio... che ci ha regalato un momento esaltante.Diciamo la verità. La supercoppa non fa sangue. Priva del fascino delle competizioni storiche. Che i media, i gadget, le majorettes non riescono a riprodurre. Vive per motivi di cassetta. Serve al circo televisivo. E svela l’animo del calcio moderno. Sempre più vicino allo spettacolo artificiale del wrestling che alla fatica della maratona. Però… Però il Napoli affronta la Juve. E quando c’è la Juve per i tifosi napoletani qualunque partita prende sapore. Non succede così con l’Inter. Né con il Milan. Quando si affronta la Juventus è come se fosse in gioco una forma di riscatto da frustrazioni antiche. La ribellione ad una sensazione di sudditanza, trasversale a tutti gli strati sociali. Insomma non si resta mai indifferenti . A me provoca mille ricordi. Mille “Amarcord”. Fellini nel suo capolavoro scorrazza con Titta nella gioventù. Lo zio matto. La gradisca. Il principe con mille mogli. Il Rex… che passa e scivola via. Affiora un ricordo: 20 aprile 1958. Ero più piccolo di Titta. Stadio del Vomero alla sua ultima stagione. C’è la Juve. Ecco la Juventus era per me un po’ come il Rex. Nella realtà potevi soltanto guardarla passare... raggiungerla era un sogno. Stadio del Vomero, dunque. 50.000 spettatori, norme di sicurezza zero. Non si portavano allora. Arbitro il mitico Concetto Lo Bello. Un clima di straordinario entusiasmo, senza un ombra di incidente, eppure fu un incontro pieno di emozioni. Con continui colpi di scena... Mancano due minuti al novantesimo, il punteggio è di 3-3, bomba di Bertucco dal limite. Napoli batte Juventus 4-3. Ma lasciamo i ricordi da parte. Nel ricco emirato del Qatar comincia la partita al Jassim Bin Hamad Stadium. In mezzo al campo Gargano e David Lopez. Poca qualità, molta corsa. De Guzman al posto di Mertens, insomma Benitez prova a coprirsi ma non serve. Appena cinque minuti e “la strana coppia” Koulibaly-Albiol fa una frittata imbarazzante. Un pezzo comico degno di Lemmon-Matthau. Il Napoli fatica ad impostare. Non riesce a ripartire. Al quarto d’ora un lampo di Hamsik finisce sul palo. La Juve con Tevez mette sotto in continuazione i centrali del Napoli. La partita nel complesso non è granché bella. La Juve la controlla, il Napoli nella ripresa da subito l’impressione di poter recuperare. Callejon si mangia un goal fatto, Higuain risorge. Prende il palo con un tocco magico e poi fa goal su un bel cross di De Guzman. Benitez vuole vincere. E a circa dieci minuti dal termine mette Mertens per Hamsik ma la mossa ha scarsa efficacia. Si va ai supplementari Tic toc finché Tevez trova la grande magia, lasciando di sale Koulibaly e Rafael. La Juve torna in vantaggio ma non é finita: Higuain ha un lampo ma Buffon lo strega. Poi il Pipita pareggia i conti con Tevez. I supplementari hanno regalato fiumi di emozioni. E si va alla tombola dei rigori. Adesso decide il caso... Una sequenza da giallo alla Hitchcock. All’errore di Mertens la partita sembrava persa ma poi... il pianto in mondovisione di un bambino biondo vestito d’azzurro ha commosso Eupalla, dea del calcio. Ed il Napoli ha vinto la supercoppa. Ma chi ha detto che la supercoppa non fa sangue? La città l’aveva aspettata senza pathos questa partita, è vero. Con l’eco delle dichiarazioni di De Laurentis, le quali possono essere sintetizzate dicendo «qui tutti siamo utili, nessuno è indispensabile». La città vive con ansia le difficoltà della squadra, ancora di più le incertezze sul futuro. Dal presidente invoca certezze e pochi dubbi, nel quotidiano le sicurezze vacillano. Restano San Gennaro, che non dice mai no, e il calcio... che ci ha regalato un momento esaltante.

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