Ghoulam: "Il PSG non voleva Fabian Ruiz, l'ha preso per fare un torto al Real! Vi racconto cosa fece Sarri negli spogliatoi a Kiev. Su Mertens, Vergara e Koulibaly..."
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Le parole di Faouzi Ghoulam ai microfoni del Corriere dello Sport
Notizie Napoli - Faouzi Ghoulam, ex terzino del Napoli, ha rilasciato una intervista ai microfoni del podcast del Corriere dello Sport. Ecco le sue parole
Come stai? Ti vedo in formissima
"Bene. Più o meno in forma come quando giocavo — qualche chilo in più, però bene. Viaggio tanto e cerco di correre un po', giocare a calcio quando posso".
Riesci a fare sport?
"È la mia vita. Non è che da un giorno all'altro si può cancellare questa parte. È anche un bisogno che sento dentro. Vengo da una famiglia che ama lo sport in generale".
Intervista Ghoulam al Corriere dello Sport
Hai avuto un fratello campione d'Europa di atletica, no?
"Sì, Nabil. Era nazionale francese, ha fatto anche campionati del mondo".
Ti ha insegnato lui a correre in quel modo sulla fascia?
"Sì, era il mio preparatore. È stata un po' dura perché eravamo tra i primi a fare preparazioni individuali. Io ce l'avevo in casa per fortuna. All'epoca non era visto bene, le squadre in Francia avevano già i loro preparatori nel settore giovanile. Loro dicevano "Il carico nostro è abbastanza, non dovresti fare altro". Poi hanno visto la crescita del mio potenziale e hanno iniziato a fare qualche domanda strana".
Strana in che senso?
"C'è stato un tale sviluppo da parte mia che chiedevano se prendevo delle sostanze non legali per il calcio. Ma avevo 14-15 anni. La mia crescita è venuta piano piano, non di colpo — non sono stato come Fabian Ruiz, che sai la storia. Io crescevo gradualmente, il corpo cresceva con me. A 23 anni sono passato da un giocatore tecnicamente dotato ma fisicamente normale a un'altra pianeta. Era di famiglia però, non usciva dal nulla. Vengo da algerino, i nordafricani hanno questa potenzialità aerobica".
Tu hai giocato in una delle squadre che ha fatto il calcio più bello degli ultimi anni. Diventa difficile trovare una squadra che giochi così bene come quel Napoli di Sarri. Quale squadra adesso ti diverte di più?
"Forse il Como. Ha un gioco incredibile. Assomiglia un po' a quel Napoli, però la realtà è diversa — sono due stagioni, cambiano parecchi giocatori, ci vogliono 2-3 anni per capire l'idea di calcio. Non so se Fabregas rimarrà a lungo a Como. Noi invece in 3 anni abbiamo espresso un calcio incredibile perché avevamo, secondo me, uno degli allenatori migliori al mondo a livello tecnico-tattico, senza dubbio".
È stato il tuo migliore allenatore?
"Non posso dire questo. Con le competenze che ho acquisito oggi mi rendo conto che l'allenatore è qualcosa di molto più ampio della sola tattica. Il presidente del Napoli è bravo a trovare gli allenatori — ho avuto Benítez, che poi è andato al Real Madrid. Ho avuto Ancelotti, Gattuso — che oggi sta facendo bene e io ho sempre detto che era bravissimo, però paga il fatto di essere stato ex calciatore: la gente non riesce a dividere il giocatore dall'allenatore. Poi ho avuto Spalletti, che ha vinto lo Scudetto. Ognuno ha dato al Napoli qualcosa che non avevamo prima".
Sarri ha detto che quell'avventura al Napoli non ha vinto niente, ma è stato più bello il viaggio del traguardo. Era davvero bello giocare in quella squadra?
"Uno, era divertente perché avevamo una squadra incredibile — giocatori forti, veramente forti. La gente non si rende conto di quanto fossero forti i singoli. Oggi ogni società sognerebbe avere quei giocatori in rosa. E poi un allenatore che ci ha dato un calcio in cui ci divertivamo anche noi. Il divertimento per noi era un po' strano però: ci si divertiva in settimana, la domenica era tensione e lavoro duro. In settimana si imparavano cose nuove, dribbling nuovi, si scherzava tra di noi. Con Sarri era il contrario: la settimana era pesante perché facevamo sempre cose che non ci piacevano tanto, però ci divertivamo la domenica quando vedevamo l'avversario soffrire a rincorrerci".
E poi Maurizio ogni volta ci dava compiti in più: dovevamo vincere, ma non era abbastanza. Lui diceva sempre "Voglio svuotare lo stadio". Se guardi alcune partite di quel Napoli, vedevi noi guardare in tribuna per capire se lo stadio si stava svuotando — se i tifosi avversari andavano via. Dal 70° minuto guardavamo: se lo stadio non si svuotava, sapevamo che il martedì avevamo doppio allenamento. Ti giuro, stavamo così, vedevamo i tifosi andare via e dicevamo "meno male". Quindi dopo il 3-0 continuavamo a spingere perché sapevamo che a 3-1 la partita poteva tornare in ballo e i tifosi rimanevano. Dovevamo fare 4 o 5 per chiuderla, così i tifosi al 70°-75° andavano via. Era stimolante — lo prendevamo con il sorriso, ma lui era serio e noi diventavamo seri sul campo. Dopo il 3-0 andavamo a recuperare la palla subito. A volte Mertens andava in porta a riprendere la palla dalla rete dopo il gol, e la gente diceva "cosa fate?". "Dobbiamo fare gol, amico. Se no, doppio allenamento martedì".
Hai nominato Mertens — chi ha inventato il falso nove Mertens?
"Ci sono due scuole di pensiero. Dicono che è stata una grande intuizione di Sarri, però Mertens più di una volta ha ringraziato Calzona — Francesco Calzona, Ciccio — che era il vice. Ha detto "Mi ha cambiato lui la carriera".
Allora: Dries si è cambiato da solo perché è stato bravo. Però Calzona ha cambiato più di un giocatore. Te lo può dire Kalidou Koulibaly, te lo posso dire io. Nei momenti in cui il mister non ci vedeva come titolarissimi, lui veniva da noi e diceva "Devi imparare questo, questo e questo." Io, se dovevo fare il terzino che non avevo mai fatto in vita mia per giocare nel Napoli, lo facevo. Se il mister aveva bisogno di un terzino che non spinge ma sta dietro, lo facevo. E Calzona veniva: "Il mister aspetta questo da te, secondo me puoi farlo." Rimanevamo sempre mezz'ora, 45 minuti, un'ora dopo l'allenamento con Ciccio e i collaboratori a fare sedute individuali.
Con Dries, per esempio, gli hanno detto: "Tu puoi fare il nove perché non abbiamo bisogno di uno che attacca solo in profondità, ma di uno che gioca con i compagni. Conosci bene José, Lorenzo, Marek, Hamsik, Jorginho, Allan — puoi giocare con loro facilmente." Maurizio era il capo e ha fatto tutto lui, ma aveva collaboratori di altissimo livello. Ciccio, in particolare, conosceva perfettamente quello che il mister voleva e veniva da te a dirtelo. Come calciatore, quando non giochi non sai il perché. È bello che qualcuno venga e ti dica "Il tuo ruolo è questo, aspettiamo questo da te."
Chi pensi sia più evoluto tatticamente adesso?
"Mi piace l'Arsenal, mi piace il Paris, mi sono sempre piaciute le squadre di Conte — anche se come calciatore dicono che è pesante. Per le mie caratteristiche sarebbe andato benissimo perché io amo lavorare. Ho lasciato due ginocchia per vincere lo scudetto — figurati fare 20 km con Conte. Se fosse venuto da noi e ci avesse detto "Il gioco bello è finito, dovete giocare male, però vi assicuro lo scudetto", sai cosa avremmo fatto? Eravamo talmente attaccati a questa città e a questi colori che saremmo stati pronti a tutto. E poi la Juve di Spalletti non è male. C'è qualche ragazzo molto interessante — penso a Doumbia, che sta allo Sporting".
In Italia?
"Sì, Doumbia. Però non parlatemi di Vergara — tutti mi parlano di Vergara. Ha 23 anni, è stata colpa del calcio non essersi accorto di lui in tempo utile. Se vuoi vedere i giovani vai in Serie D, in Serie C — lì si perdono. Il problema è che l'Italia è in una via di mezzo: né grandi squadre con settori giovanili forti, né squadre che investono sui top player. O costruisci un settore giovanile — che costa meno e crea giocatori che già conoscono la realtà — o compri fuori. Un dirigente italiano mi ha detto che quasi il 50-60% dei trasferimenti non va a buon fine. Sbagli una volta su due. Invece dal settore giovanile sai cosa prendi, l'hai visto crescere.
La Francia oggi è il paese numero uno al mondo per esportazione di giocatori. Solo ai Mondiali c'erano 100 giocatori nati in Francia — quasi quattro nazionali. Nomi italiani interessanti? Soulé alla Roma con Gasperini, Liberali al Como — ancora da vedere —, Loum al Parma, Stranieri, Mora. E uno che mi ha impressionato tanto e che non conoscevo: Robinson al Monza. 19 anni, ho visto giocare — forte, troppo forte.
La Roma con Gasperini sta giocando un calcio diverso — marcature a uomo su tutto campo, terzini che fanno gli attaccanti. Come ti sembra?
"Gasperini è un grandissimo allenatore. Come ex calciatore non posso dirti che non mi piace. Siamo qua per vincere, non per fare spettacolo. Lui è uno che vince. E ha cambiato il modo di interpretare il calcio — l'apertura a uomo su tutto il campo è diventata un modello. Poi conosce perfettamente il suo 3-5-2: o lo gestisci bene o vai in grande difficoltà, perché il centrale deve saper uscire dalla posizione. A 5 dietro si tende a scaricare le responsabilità — "c'è quello dietro, se lo prende lui." Invece il suo gioco è molto propositivo, portato in avanti, ma richiede grandissime capacità fisiche".
Volevo vedere Gasperini in una squadra importante — e per importante intendo con 16-17 giocatori forti per fare i cambi. L'Atalanta aveva sempre lo stesso problema: quando i giocatori erano al top fisicamente erano inarrestabili, quando scendevano un po' diventavano più abbordabili. Con la Roma ha più ampiezza di rosa, giocatori di altissima qualità — e per me è tra le favorite allo scudetto. Dire di no è solo per scaramanzia o perché sei romanista. Io mi augurerei che la Roma vinca: non vincono dal 2001, voglio che i romanisti vivano quella felicità che hanno avuto i napoletani dopo 33 anni. E poi sarebbe un modo di ridare vita al calcio italiano — si sta sempre Inter, Milan, Napoli. Una Roma che vince significa una società che investirà di più. Gasperini prende spesso giocatori in Italia, è un bene per il mercato. E ha ridato vita a Malen, e soprattutto ha ridato a Dybala il suo ruolo: per me è uno dei pochi che possiamo ancora chiamare fuoriclasse. C'è poi un affetto particolare per Rino Gattuso — spero faccia un grande campionato.
Il Como può lottare per lo scudetto con Roma e Inter?
"Può, però manca la pressione delle grandi piazze. Vivere con l'obbligo di vincere ogni weekend è diverso da fare una stagione straordinaria "solo" per andare in Champions. I giocatori che vanno al Como non hanno quell'obbligo mentale. A Napoli, Juve, Milan l'obiettivo primario è lo scudetto. Ne riparliamo a gennaio, perché il campionato italiano dipende da troppi fattori. Prima c'era la Juve più forte di tutti, poi l'Inter o il Milan — era abbastanza palese. Quest'anno bastano due o tre infortuni, giocare ogni tre giorni, le nazionali — tutto cambia. Arrivi a gennaio e sei in difficoltà. L'Inter ha perso perché voleva fare sia Champions che campionato, e le squadre italiane oggi non possono permettersi di voler arrivare in fondo a tutte le competizioni".
Tornando al Napoli: sta venendo fuori Favasuli, giovane esterno. Debutto in Champions, migliore in campo col Bologna, assist, tunnel. Come lo vedi?
È molto esplosivo, piccolo ma con grandissima gamba, bella progressione, bel piede. Può essere qualcosa in più, però dipende da come lo useranno — a cinque o come esterno alto. Il Napoli difende ancora a cinque anche se parte da quattro, e perdere Giovanni Di Lorenzo nella fase di costruzione alta è un peccato. La fase difensiva è il problema ricorrente. In Italia il minimo errore lo paghi subito, e ci vuole tempo ad ambientarsi. Lo vedo brillante, dà un'energia nuova. Negli anni il Napoli punterà su di lui — esprimerà il suo miglior calcio tra 5-6-7 anni.
Vinicius merita il Pallone d'Oro o lo merita Yamal?
"Come amico tutta la vita direi Fabian Ruiz — ma togliamolo dalla corsa perché è troppo intimo. Ha vinto tutto da centrocampista. Se non lo dai a Fabio, lo dai a Messi. Io lo darei a Messi. Quello che ha fatto ai Mondiali — come ex calciatore so quanto è difficile giocare ad altissimo livello, ma a quel livello ai Mondiali… Per me il migliore di tutti i tempi è Maradona, questo non cambierà mai. Però a livello calcistico quello che ha fatto quest'estate — ero in America a vedere i Mondiali — non è normale. Se non è lui, puoi darlo a Yamal, che è il giocatore che oggi ci fa divertire di più. Però tutti hanno un problema: Messi dicono che non ha giocato in Europa, Rodri non ha giocato con il Manchester City per quasi tutta la stagione, Yamal ha avuto un mondiale non eccezionale causa rientro dall'infortunio, Mbappé ha fatto più gol in Champions, Liga e Coppa del Mondo ma non ha vinto niente, Gvardiol non ha giocato i Mondiali. E Fabian — mi dà un po' fastidio — non lo prendono in considerazione abbastanza, e non è normale per quanto è forte. Quando l'ha portato Ancelotti al Napoli lo vedevo arrivare e dicevo "Ma chi è?" Mi dissero "Lo volevamo a tutti i costi." E poi c'è la storia del PSG...".
Raccontala meglio.
"Fabian stava al Napoli, Ancelotti lo voleva riportare al Real Madrid. Mancava un anno di contratto, quindi poteva andare a scadenza gratis. Ma il Real Madrid in quel momento non poteva fare trasferimenti perché stavano cercando di prendere Mbappé prima che rinnovasse col PSG. Il PSG, sapendo che il Real voleva Fabian, lo ha preso prima che il Real facesse la mossa. Quindi se guardi gli inizi di Fabian al PSG, non giocava — perché non lo volevano, l'avevano preso per fare un torto al Real Madrid. Poi si sono ritrovati in casa il miglior centrocampista del campo. Se Ancelotti lo vuole a tutti i costi, c'è un motivo".
L'altra sera ti ho visto fare un duetto con Benítez in TV. È stato lui a chiamarti per portarti al Napoli?
"Bella storia questa. Stavo giocando in Francia, mi chiama mio fratello: "Il Napoli ti vuole." Però prima avevo la Roma — Sabatini aveva chiamato mio fratello: "Stiamo facendo un inizio pazzesco, 11 vittorie su 11 con Rudy Garcia, andiamo in Champions, a febbraio ti prendiamo e quest'estate facciamo tutto." Io ero felice.
Nel frattempo, verso dicembre Sabatini richiama mio fratello e a inizio gennaio chiama il Napoli. Mio fratello viene a Roma, io stavo giocando al Bordeaux. Torno a casa: "Il Napoli ti vuole." Io ti dico la verità — di Napoli conoscevo Maradona e basta. Vado su internet, vedo il golfo. Io venivo da Sétif, città di montagna, non bellissima. Ho visto il mare e ho detto: "Ci vado domani." Però nel frattempo il Bordeaux mi voleva far rinnovare. Mi chiamano per parlare del rinnovo. Ero in macchina verso il centro sportivo — avevamo festeggiato l'apertura del museo — e rispondo al telefono: "Buongiorno Faouzi, sono Rafa Benítez." Fermo la macchina.
Mi parla, mi spiega tutto. Io gli dico: "Mister, ho il Mondiale quest'estate e il mio commissario tecnico non mi porta nel cuore. Se tu mi prendi e non mi fai giocare, il Mondiale non lo gioco. Non ti chiedo di essere titolare, voglio solo l'opportunità." Mi risponde: "Avrai le tue chance." Entro nel centro sportivo, facciamo la riunione col presidente. "Non rinnovo." "Come non rinnovi?" Poi arriva una proposta via fax — vedo il logo del Napoli che esce dalla macchina. Guardavo quel logo contentissimo.
Ho preso il biglietto io, non me l'ha pagato il Napoli. Ho fatto Lione-Francoforte-Napoli. Arrivo, cerco il mare — dalla strada per Castelvolturno non si vede. Dico "Dove mi porti?" Poi vedevo strade con buche, un po' di spazzatura — io venivo da una realtà diversa, la Francia come infrastrutture è ben messa. Arrivo al centro sportivo, vedo un po' il mare: "Non è male." Ma il centro sportivo era meno strutturato del Bordeaux — già un po' di dubbi. Poi faccio i test, tutto bene, ma non riusciamo a firmare perché avevo una clausola nel contratto che prevedeva soldi sul trasferimento e il Bordeaux non mandava i documenti. Li chiamo: "Perché non mandate i documenti?" Risposta: "C'è la tua clausola." Io dico: "Di quanto si parla?" Era una bella cifra. Ho detto: "Rinuncio a tutto. Voglio giocare al Napoli." E così è iniziata la mia storia col Napoli.
Qual è la partita più bella che hai giocato in carriera?
"Il Napoli-Manchester City. Quella partita lì — sai perché? Noi avevamo sempre la palla. Arriviamo là, dopo 15 minuti non riuscivamo a uscire dalla nostra area. Poi iniziamo a palleggiare e ho detto "No ragazzi, siamo veramente forti — andiamo al Manchester City di Guardiola a palleggiare in casa loro." E nella partita dove mi sono infortunato dopo 30 minuti, loro non riuscivano a fare tre passaggi. Avevamo sempre la palla. Quella è stata la massima espressione del Napoli di Sarri.
E poi vi do un'altra cosa gratis: prima partita di Champions di Sarri, andiamo a Kiev. Arriviamo tranquilli. Lui arriva negli spogliatoi già incazzato — non avevamo neanche iniziato a giocare. "Se li vedo una volta nell'area nostra, facciamo otto gol. Non voglio la palla nell'area nostra, non voglio vederla neanche a centrocampo." Prima palla degli avversari — palla lunga. Lui: "Cosa vi ho detto?!" Noi: "Mister, è una palla lunga, è normale." "Me ne frega niente — se vengono nella nostra metà campo, facciamo autogol." Io guardo Kalidou: "Ma è pazzo?" Ci chiedeva di fare autogol perché erano entrati nella nostra metà campo. Tutta la partita eravamo là in pressing — quando facevano una palla lunga non potevi immaginare la reazione".
Hai citato Koulibaly — il tuo rapporto con lui?
"È mio fratello. Più di fratello non c'è — ne ho sette, lui è l'ottavo. Kalidou ha una cosa diversa: umiltà e bontà. Non ho mai visto una persona così gentile. Ma è saggio. Quando parla hai voglia di ascoltarlo. Come calciatore sappiamo chi era, ma come uomo è la migliore persona che ho conosciuto nel calcio".
L'hai conosciuto a Napoli.
"Grazie a lui sono diventato il giocatore che sono stato. Quando vai avanti non guardi mai indietro. Avere il migliore difensore centrale quasi del mondo dietro di te, che va uno contro uno su tutto il campo, ti dà una libertà totale. A Lorenzo dicevo "Lasciaci difendere, tu ammazzali in avanti." Con Kalidou e Albiol dietro andavi avanti senza neanche guardare. Una volta in una partita a Roma, Salah prendeva la palla da centrocampo, buttava avanti e correva — e Kalidou lo riprendeva ogni volta. Dopo la partita, sul pullman, Raul stava parlando al telefono. Finisce la chiamata e dice: "Era il direttore sportivo del Barcellona. Vuole Koulibaly".
Adesso cosa farai?
"Vado a Milano domani — riunioni. Lunedì e martedì a Firenze. Da mercoledì faccio il mio master a Dusseldorf. Mi diverto, però riesco sempre a seguire quello che succede. Mi hai incuriosito sulla nazionale, quindi la sosta la guarderò con grande attenzione".
Buon tutto. Ci rivediamo per fare un punto sul campionato e vedere come sono andate le previsioni.
"Grazie ragazzi. Grazie".
