Gazzetta, Garlando: "Muscoli e carezze, film da scudetto a Milano e Napoli"

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Gazzetta, Garlando: Muscoli e carezze, film da scudetto a Milano e Napoli

La domenica di Roma e Napoli. Garcia, in poltrona, arriva a un punto dalla vetta e medita il sorpasso domenica a Firenze. Sarri attacca alla sella il terzo scalpo eccellente di fila (Juve, Milan, Viola) e si ritrova già ai piedi del podio. La domenica di San Siro e del San Paolo, come due sale di un cine: nella prima un film di guerra, nell’altra un film d’amore. A San Siro zuffa di muscoli e scintille di tackle. Felipe Melo in faccia a Pogba, le difese che soffocano gli attacchi. Jovetic e Cuadrado pianisti ispirati nel mezzo di una rissa da saloon. Due pali e un onesto 0-0. Ma non tutto da buttare. L’Inter, risalita a un solo punto dalla vetta, ha giocato un buon primo tempo e ha speso bene la sua fisicità. La rinuncia a Guarin e all’attuale Kondogbia e la mediana a 4 hanno consentito di coprire meglio il campo: la Juve non ha trovato gli spazi in ripartenza fatali contro la Fiorentina. Però la maggiore copertura ha penalizzato la fase offensiva, gracilina. E’ qui che si gioca la sfida del Mancio: trovare il giusto equilibrio tra muscoli e talento. Può vincerla solo con la crescita di Jovetic e Perisic. La Juve, lievitata nella ripresa insieme a Pogba, ha la metà dei punti della Fiorentina e 13 squadre davanti. Per risalire dovrà cambiare passo e anche testa: la prolungata rinuncia a Dybala, pensando alla Champions, non sarà un messaggio di rinuncia allo scudetto, ma neppure la spia di una rabbiosa voglia di difenderlo. Al San Paolo, nella sala del film d’amore e di carezze al pallone, ci siamo divertiti molto di più. Una partita bellissima di intensità e qualità internazionali, tattiche coraggiose e comportamenti corretti, pubblico entusiasta e numeroso: ieri il San Paolo sembrava tutto tranne che un «cesso». Un felice spot del nostro calcio, semmai. Ieri a Napoli non ha perso nessuno, neppure la Fiorentina. Cercava una prova di maturità: superata a pieni voti. Per un tempo e oltre ha tenuto il pallino, forte di un’organizzazione quasi perfetta. Non c’è squadra in serie A che occupi tanto bene il campo. La Viola dà sempre la sensazione di avere un giocatore in più degli avversari (succedeva anche al Barça di Pep) perché le transizioni dalla fase passiva a quella attiva sono perfette e, cambiando assetto in un lampo, Sousa riesce ad avere sempre un gran numero di giocatori attorno alla palla. Ha perso per due sbavature della linea difensiva (tallone d’Achille), ma il verdetto non cambia: dopo il passaggio a Napoli, la Fiorentina, legittima capolista, è ancora più credibile come candidata allo scudetto. E lo è anche il Napoli che ha perfino qualcosa in più. Anche Sarri ha già dato solida organizzazione e nuova mentalità: Allan che aggredisce la palla in uscita dall’area altrui non è il vangelo di Benitez; senza lo svagato Maggio e con il rieducato Koulibaly, la linea difensiva è diventata una coreografia di gruppo, punto di forza, non più di debolezza. In più, Sarri ha la qualità spacca-partita di certi solisti. Anche Sousa, certo: ieri Kalinic ha fatto due stop che andrebbero appesi agli Uffizi. Ma Insigne e Higuain sono un altro mondo. Chi ce li ha? Sono i graffi dei campioni a decidere gli scontri diretti che poi fanno la differenza. Non a caso questo Napoli li ha vinti tutti: Lazio, Juve, Milan, Fiorentina. Solo la Roma regge il confronto quanto a violini offensivi. Domenica c’è Fiorentina-Roma. Aspettiamoci un altro film d’amore.

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