Quando Mario Corso ricordava l'amore per Napoli: "Quello Scudetto con la Primavera fu indimenticabile, la città sarà sempre nel mio cuore!"

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Mario CorsoMario Corso

Mario Corso vinse il primo storico scudetto con la Primavera del Napoli

Notizie Napoli calcio. Mario Corso è morto questa mattina lasciando un profondo lutto nel calcio italiano. Il celebre sinistro neroazzurro è stato anche allenatore, vincente, dalla Primavera napoletana. Vi riproponiamo alcune delle sue dichiarazioni rilasciate ai microfoni di Repubblica, quando ricordò il suo periodo partenopeo: 

E allora raccontiamo gli anni azzurri di Mario Corso.
"Prima di tutto voglio dire che ho trascorso cinque anni della mia vita fantastici a Napoli. Non esagero se dico tra i più belli mai vissuti. La città è così viva e calda, la gente affettuosa e solidale, non potevo chiedere di meglio. Per un certo periodo ho anche vissuto a Capri, l'isola dei sogni: prendevo il traghetto per venire ad allenare e poi tornavo lì. Cosa potevo volere di più? Napoli, da allora, è sempre con me".

Come arrivò al Calcio Napoli?
"Grazie a Italo Allodi, già straordinario manager della Grande Inter: fece il mio nome a Corrado Ferlaino, gli disse che ero l'uomo giusto per creare una grande Primavera azzurra e lui mi prese subito".

Lei, campionissimo interista degli anni d'oro, venne chiamato per allenare la Primavera del Napoli e fu un successo oltre ogni aspettativa.
"Lo rivendico con orgolio. Gonfio il petto (ride soddisfatto, ndr): allevai una generazione di ottimi giocatori e tutti, poi, giocarono da professionisti, o in serie A o in serie B. Ma il clou fu lo scudetto, il primo in assoluto, conquistato nel 1979. Nella partita decisiva superammo il Torino. Gioia indescrivibile. Guardi, ancora adesso che ne parlo con lei rivivo que momenti, un soddisfazione pazzesca".

Chi era il migliore di quel Napoli Primavera scudettato?
"Sicuramente Musella, fortissimo. Un talento. Grande classe. Carattere non semplicissimo ma se lo sapevi prendere ti dava tutto. Ma anche Celestini, nel suo ruolo, era forte. E poi avrebbe giocato con un certo Maradona...E Raimondo Marino era un calciatore completo. Con me c'era Angelo Benedicto Sormani e fu fondamentale nel trionfo finale: sapeva insegnare calcio come pochi. Poi andai via perchè volevo allenare in serie A ma non dimenticherò mai quella squadra e la città. Napoli è fantastica e se poi le cose in campo vanno bene fare il calciatore o l'allenatore lì diventa stupendo".

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