Lavezzi: "A Napoli passai con il rosso, la polizia mi inseguì. Gli dissi che mio figlio stava male e mi scortarono con la sirena"
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Ezequiel Lavezzi ha rilasciato alcune dichiarazioni al podcast argentino Olga sul suo passato a Napoli
Ultime notizie calcio Napoli - Ezequiel Lavezzi ha rilasciato alcune dichiarazioni al podcast argentino Olga in cui ha parlato della sua esperienza con la maglia del Napoli: "A Napoli la gente mi ha fatto sentire molto bene, ma non potevo uscire per strada, per il fanatismo della gente e quello che si creò con me. Perché loro mi prendevano come se io fossi napoletano. E niente, a quel punto ho dovuto viverlo. All’inizio è bello, ma dopo no, non puoi uscire di casa. Mi adottarono le nuove generazioni pensando che io gli facessi vivere cose vissute con Diego".
Lavezzi e il semaforo rosso a Napoli
L'ex calciatore del Napoli ha poi raccontato le difficoltà con le quali ha dovuto convivere in città quando era in giro oppure voleva uscire con suo figlio Tomas quando lo veniva a trovare: "Le volte che veniva a vedermi non potevamo uscire per strada. Andavo con lui all’allenamento e per uscire c’erano duemila persone che ti aspettavano. Dovevamo nasconderci nel baule di un’auto e uscire, sennò non potevi. Quando me ne sono andato, ero già un po’ stanco di tutto. Uscivo da casa mia e c’erano 50 persone ogni giorno. Andavi a mangiare al ristorante e all’improvviso ti portavano in una saletta e dovevi mangiare da solo, perché non potevo stare in mezzo alla gente. Un giorno ero con mio figlio, tornavamo dall’allenamento. C’era un semaforo, la polizia era ferma al semaforo, era rosso. Io dico a Tommy: “Vuoi che passiamo col rosso davanti alla polizia?”. E gli dico: “L’unica cosa, se ci fermano, io dirò che ti senti male e per questo siamo passati col rosso”. Lo faccio, 50 metri e sento la sirena. I poliziotti sono scesi con le pistole. Abbasso il finestrino e mi dice: “Pocho… come fai a passare col rosso così?”. Gli dico: “No, ho il bambino che si sente male”. “Ah, va bene, dai, ti accompagniamo noi”. Sirena e io dietro…”.
