Bellucci racconta il Napoli di Allegri '97-98: "Che personalità! Litigò con Juliano, vi racconto"
14:58
Ultime notizie SSC Napoli - Claudio Bellucci, ex azzurro che nel 1997-98 giocò nel Napoli con un giovane Max Allegri, ha rilasciato un'intervista a Il Mattino. Ecco alcuni passaggi interessanti:
Lei e Allegri a Napoli: cosa ricorda?
«Che arrivò insieme con Galeone, l'allenatore era già il suo mentore. Max era già affermato, tutti lo conoscevano in campo, forse il meglio della sua carriera era già passato ma la sua personalità e la sua esperienza non riuscirono a essere sempre presenti. Giocò meno di quanto si aspettasse anche per i tanti cambi in panchina».
Si intravedeva, in quegli anni, l'allenatore che sarebbe stato?
«Si capiva già quanto fosse attento a determinate cose: il senso tattico, la ricerca del gioco. Aveva le caratteristiche del calciatore bravo, forte, tecnicamente di alto livello. Predire il suo futuro, immaginare di vederlo tra i migliori allenatori di sempre nella storia del nostro calcio, però, sarebbe stato complicato».
Quanto di quel Galeone è nell'Allegri allenatore?
«Il primo Max in panchina ha tanto del mister. Nei primi anni di Allegri si assomigliavano. Poi c'è la crescita, la naturale evoluzione. Allegri ha allenato grandissime squadre e quando lo fai l'obiettivo cambia. Se alleni in un top club, la vittoria è l'unico fine che hai. Il risultato è la cosa più importante. Per farlo devi avere grandi allenatori, affidarti anche alle individualità, cosa che Allegri ha poi fatto negli anni. Guardatevi intorno: gli allenatori di altissimo livello italiani sono sempre gli stessi tre o quattro...»
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Quale episodio di quella stagione non dimentica?
«Dopo qualche partita in panchina, ci fu una discussione con Antonio Juliano, tra i dirigenti più in vista e più rispettati a Napoli. Max non arretrò di un centimetro, facendosi valere. Poi la cosa si chiuse subito ma ancora oggi rivedo quella dialettica in lui: difficilmente puoi metterlo in difficoltà. La personalità è sempre la stessa e gli ha concesso di arrivare dove è arrivato».
La scelta del Napoli come le è sembrata?
«Una scelta logica, razionale: oggi allenare il Napoli non è da tutti. La società non è più quella di qualche anno fa, negli ultimi anni non solo le vittorie ma anche l'abitudine all'alta classifica hanno reso il Napoli una big a tutti gli effetti. Il club è al top del calcio italiano e non solo, inevitabilmente dovrà scegliere allenatori sempre più affermati oppure quelli in rampa di lancio più promettenti. E aveva fatto questa scelta anche con Italiano».
Da Conte a Allegri, ancora una volta come alla Juventus.
«E abbiamo visto a Torino che effetto ebbe. Il Napoli avrà tenuto in conto anche questo. Ma ricordo anche che molti tifosi juventini non furono contenti di quel passaggio da uno all'altro. Conte era un idolo della piazza, Max pagava il passato milanista».

