Moratti e Mazzarri, un matrimonio che s'ha da fare: la genesi di una scelta
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Posto che la scelta per la panchina dell'Inter che verrà è ormai acclarata e porta direttamente a Walter Mazzarri, resta da stabilire quale sia stata la genesi di una decisione che in casa nerazzurra molti davano come lontana anni luce dalla testa e dai pensieri di Massimo Moratti. Innanzitutto che si sgombri il campo dalla possibilità che la sconfitta contro l'Udinese sia stata quella decisiva per una svolta assoluta ed inevitabile. La sequenza di risultati negativi, la mancanza di inerzia della squadra che non si è opposta minimamente ad un crollo verticale e roboante, aveva già di suo destabilizzato Stramaccioni imponendo un cambio della guardia inevitabile per rifornire perlomeno di fiducia ed entusiasmo un ambiente totalmente svuotato ed appiattito da una stagione da incubo.
Mazzarri è soprattutto questo: la grinta di un tecnico che non concede alibi alla squadra in camera caritatis, ma che all'esterno difende i suoi ragazzi ed il suo lavoro allo spasimo; l'organizzazione certosina di una squadra che infortunati o no, certo non è da nono posto e da un numero di gol subiti maggiore rispetto a quelli segnati. Il nerbo ed il piglio di un professionista che nel suo lavoro certamente si identifica in quell'uomo forte agognato dalla tifoseria organizzata nerazzurra.
Aspetto che in casa Inter mancano da troppo tempo, e che Moratti ha pensato di ristrutturare scegliendo Walter Mazzarri come tecnico della ricostruzione. È non da domenica sera, nonostante le apparenze.
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