Il Roma - Ritorna Quagliarella, attenti alla legge dell’ex
12:50
A volte ritornano ed è fin troppo banale ricordarsene nell’unico modo possibile. La Sampdoria arriva al San Paolo – si giocherà sabato alle 20.45 – e la scatola dei ricordi si riapre così: di quell’esperienza ricorderà frammenti confusi come pezzi di un puzzle ricevuto in dono dopo anni d’attesa e poi improvvisamente distrutto in mille pezzi, impossibile da riordinare. Va presa con estrema filosofia la storia tra Fabio Quagliarella ed il Napoli, l’amore sbocciato e poi smarritosi tra le domande di tifosi increduli alla vigilia della sfida di Europa League contro il Elfsborg, all’indomani del suo clamoroso trasferimento alla Juventus.
TRADIMENTO. Successe tutto in poche ore: l’indiscrezione di mercato, le conferme ed infine il triste epilogo, “quasi scontato” secondo le parole del diretto interessato – che provò invano a giustificarsi coi tifosi in Svezia nella notte della prima doppietta azzurra di Cavani - che alimentò ulteriormente le polemiche quando, in conferenza stampa, parlò dei bianconeri come “uno step in avanti” nella sua carriera. Un anno prima Quagliarella aveva “realizzato il suo sogno” di vestire la maglia del Napoli, la squadra a due passi da casa, la passione di bambino, il traguardo che ogni ragazzo divenuto calciatore spera di tagliare, un giorno. Lui c’era riuscito all’età di 26 anni dopo l’exploit con le maglie di Sampdoria e Udinese. Arrivò da eroe perché campano, forte, talentuoso, in orbita nazionale e pure come acquisto più costoso per un cifra vicina ai diciotto milioni di euro. Quagliarella scelse il Napoli per “cuore” rinunciando ad altre offerte, sposando il progetto tecnico ma anche l’opportunità di provare sensazioni fino a quel momento solo immaginate, nascoste nella memoria, costruite con la forza delle (proprie) idee.
FLOP. Nella stagione 2009/10, l’unica in cui s’è tinto d’azzurro, Quagliarella segnerà appena undici reti in campionato, bottino neppure troppo esiguo ma insufficiente a giustificare la spesa economica e le attese riposte da società e tifosi sul suo conto. Quagliarella pagò la pressione, le difficoltà tattiche che oggi riportano alla memoria il caso di Gabbiadini (entrambi non sono prime punte classiche) ed anche il difficile inserimento in uno spogliatoio di tanti sudamericani e pochi italiani. Col senno di poi la sua cessione ha aperto la strada all’esplosione di Cavani (arrivato pochi mesi prima del suo addio), intanto resta il rammarico – oggi meno intenso di ieri – per il triste epilogo di una bella storia di calcio che sembrava quasi impossibile da vivere, così distante dal cinismo di quei giorni, dalle abitudini di uno sport che stava sempre più avvicinandosi agli interessi abbandonando ogni forma di romanticismo. Sabato ci scapperà qualche fischio di troppo ma anche gli applausi di chi lo ringrazierà per le emozioni vissute in quella sola, nefasta stagione.
