Albertosi: "Nel '70 scrissi la storia. Fiorentina nel '68? Temevo che i giocatori potessero essere quelli più nel mirino dei sequestratori"

Rassegna Stampa  
Albertosi: Nel '70 scrissi la storia. Fiorentina nel '68? Temevo che i giocatori potessero essere quelli più nel mirino dei sequestratori

News calcio, Albertosi parla del suo Cagliari e del momento legato all'emergenza

Ultime calcio - La moltitudine di persone che il 12 aprile del 1970 popolava lo stadio Amsicora probabilmente non si è mai più rivista sugli spalti di uno stadio a Cagliari. A difendere la porta di quella squadra Enrico Albertosi detto Ricky, che a distanza di mezzo secolo ha un flash che più di tutti illumina la sua memoria. Ne ha parlato ai microfoni de Il Mattino: «L'invasione di campo al fischio finale. I tifosi ci spogliarono completamente e ci portarono in trionfo».

Quindi non ha nemmeno un cimelio di quella partita?
«Mi sono rimasti solo gli slip... Ma solo perché li reggevo con forza, altrimenti mi avrebbero sfilato pure quelli».

Ma proviamo a ripercorrere un po' la cavalcata di quella stagione indimenticabile.
«L'anno prima non ci avevamo creduto abbastanza ed eravamo arrivati secondi, quindi all'inizio della stagione c'era la voglia, ma non la consapevolezza assoluta di potercela fare».

La svolta, secondo lei?
«Il mercato. Con la cessione di Boninsegna e l'arrivo di Gori, Poli e Domenghini la squadra assunse un'altra fisionomia».

Nemmeno lei nel 1968 era stato felicissimo di trasferirsi a Cagliari dalla Fiorentina.
«Assolutamente, ma all'epoca non ci si poteva rifiutare. Decideva la società che mi mandò lì con Brugnera, in cambio di Rizzo. Io all'epoca ero sposato e avevo due figli piccoli: temevo che i giocatori potessero essere quelli più nel mirino dei sequestratori».

E invece?
«Non è mai successo nulla, ho trovato un'altra Sardegna rispetto a quello che si diceva. Quello scetticismo si trasformò in amore dopo appena due mesi. Se eri sincero con quel popolo, ti davano amicizia. A distanza da 50 anni vado due volte all'anno a trovare i miei ex compagni che sono rimasti lì: la gente ci riconosce e ci invita a bere il caffè. Andiamo ancora nello stesso ristorante, Lo scoglio, dove ci accolgono sempre a braccia aperte».

Riva è il capitano dei suoi ex compagni rimasti a Cagliari.
«Sono stati rapiti, in senso buono, da quella terra e confesso che ci sarei rimasto anche io se il Cagliari non mi avesse ceduto al Milan».

Veniamo al presente: come sta vivendo questa quarantena?
«Sto a Forte dei Marmi con mia moglie. Sono sempre stato un ottimista: credo che questo periodo finirà e si tornerà alla normalità».

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