09-12-2014
10:00
Una polveriera, il Napoli, coi barili pericolosamente stipati di malumori, silenzi, equivoci. E la miccia accesa da una serie di risultati deludenti: quattro pareggi nelle ultime quattro partite ufficiali tra campionato e coppa, 18 gol incassati di cui 12 in casa, secondo peggior ‘score’ della Serie A dopo quello del Parma, ultimo in classifica. Una situazione complicata e pericolosa, in parte già esplosa dopo il pareggio contro l’Empoli. Nel ventre del San Paolo va in scena una sorta di tutti contro tutti: De Laurentiis contro Benitez, il tecnico contro il patron e contro la squadra, a sua volta risentita verso l’allenatore. Una polveriera, appunto, a cui basta davvero poco per saltare in aria. I nodi dell’estate vengono al pettine in una domenica di sole di dicembre. I mancati investimenti sul mercato creano un doppio corto circuito: Benitez non ha gli uomini giusti per il suo 4-2-3-1 e nel frattempo i big, reduci o meno dal Mondiale in Brasile, trovano un Napoli addirittura indebolito. E’ lì che il Napoli inizia a sfaldarsi, con l’allenatore ma anche i big che comprendono che il progetto si è interrotto. Da queste radici spuntano come gramigne l’eliminazione dalla Champions e un avvio di campionato da ricostruire. Un lavoro che Benitez, a ottobre, riesce in parte a portare a compito ma sul presupposto di un patto con la squadra: a prescindere da tutto, andiamo avanti e cerchiamo di fare il meglio. La gara di domenica potrebbe averlo rotto definitivamente in quello spogliatoio in cui le dita puntate si incrociano. Benitez non ci sta a passare per il capro espiatorio: ribadisce a De Laurentiis che il mercato di gennaio va sfruttato al meglio e non con l’acquisto del solo Gabbiadini, sottolinea ancora una volta la necessità che il club investa. La cinghia di comunicazione tra allenatore e squadra, però, sembra essersi spezzata. E così nello spogliatoio c’è chi accusa Benitez di sacrificare al dogma del modulo le scelte di formazione, insistendo ad esempio su un Hamsik spento. E’ una preoccupazione che riguarda però solo in parte i risultati del campo: a monte c’è anche la preoccupazione di vedere in picchiata le proprie quotazioni di mercato, cattivi pensieri che non valgono solo per Higuain e Callejon ma anche, ad esempio, per Mertens, tutt’altro che entusiasta del lavoro di copertura chiestogli da Rafa. Sullo sfondo, una piazza che ha ormai perso la pazienza, che vede il Napoli sempre bloccato in un limbo. L’unico rimedio possibile, oggi come oggi, è quello di fare chiarezza. Tra squadra e allenatore, che dal ritorno in campo dopo la sosta per le Nazionali sembrano su due lunghezze d’onda differenti, ma soprattutto tra società e città. De Laurentiis esca allo scoperto, dica cosa vuole fare davvero del Napoli, quale futuro riserva al suo club, investa sul mercato di gennaio la riserva di 72 milioni accumulata in bilancio. E sciolga il nodo della panchina, decisivo per il presente e per il futuro. Prese di posizioni chiare che funzionerebbero da secchiate d’acqua sulla miccia accesa di una polveriera. Per evitare che esploda e per rimettere in carreggiata una stagione che è ancora tutta da giocare.
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