Gattuso rivela: "Ho smesso di giocare per la malattia autoimmune che ho preso"

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Autore Dino Viola Giornalista pubblicista · Analista dei dati

Gennaro Gattuso ha parlato della sua lunga convivenza con la miastenia oculare, una malattia autoimmune con cui fa i conti da circa quindici anni. Dal palco del Festival dello Sport di Trento, l'attuale allenatore della Lazio ha raccontato le difficoltà della terapia quotidiana e il modo in cui ha imparato ad accettare la patologia.

Gattuso e la miastenia oculare

L'ex allenatore del Napoli ha spiegato quanto la malattia abbia inciso sulla sua vita, anche dopo la fine della carriera da calciatore. "Ho smesso di giocare per la malattia autoimmune che ho preso. Ed è da quindici anni che prendo il cortisone. In tutti questi anni ho detto che c’è gente che con la mia malattia sta a letto 4/5 mesi perché non riesce a muoversi. La malattia l’ho accettata, ci lavoro. Ma mi costa, perché prendere il cortisone tutti i giorni non è facile. Sono 6/7 anni che non bevo nessun tipo di alcolico. Si va avanti fino a quando Dio ci dà la forza di continuare”.

Gattuso aveva scoperto di soffrire di miastenia oculare a 34 anni. Il primo episodio particolarmente significativo risale al settembre 2011, durante Milan-Lazio, quando accusò improvvisamente un problema alla vista e iniziò a vedere doppio.

La diplopia arrivò a condizionare anche ciò che accadeva in campo: in quell'occasione Gattuso scambiò il compagno di squadra Alessandro Nesta per un avversario, finendo per intervenire in tackle contro di lui.

Prima di arrivare alla diagnosi corretta, l'ex centrocampista dovette confrontarsi con diverse ipotesi mediche. Gli accertamenti successivi permisero però di individuare la malattia autoimmune e di dare un nome ai sintomi che avevano iniziato a condizionare la sua quotidianità.

Oggi Gattuso continua a convivere con la patologia e con una terapia che, come ha raccontato, richiede costanza e sacrificio. Una condizione che ha scelto di affrontare senza nascondere le difficoltà: "La malattia l’ho accettata, ci lavoro".

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