Un mese fa Sarri diceva: "Da piccolo tifavo per il Napoli: tutti gli altri tenevano al Milan, all'Inter, alla Juve. Mi sembrava naturale tifare per la squadra della città dov'ero nato"
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Maurizio Sarri, ex allenatore dell'Empoli, è il nome forte per la panchina del Napoli dopo l'incontro di stanotte con il presidente Aurelio De Laurentiis. Tuttavia, un mese fa, Sarri rilasciava una lunga intervista a Repubblica della quale vi proponiamo alcuni stralci: "Il calcio è piano di luoghi comuni. Chi è bravo è bravo, sul campo e in panchina, sia in serie B sia in serie A. [...] La mentalità è indispensabile. Voglio una squadra con la faccia tosta, che se la gioca con tutti. Non sono uno che controlla i giocatori, il tempo libero è loro. Ma sanno fin dal primo giorno che con me o si va a mille all'ora o si sta fuori. [...] Da piccolo tifavo per il Napoli. A Figline ero l'unico, tutti gli altri tenevano al Milan, all'Inter, alla Juve, alla Fiorentina. Mi sembrava naturale tifare per la squadra della città dov'ero nato [...] Sono nato a Napoli perché mio padre faceva il gruista, quando le gru si azionavano da sopra, per la ditta che costruì l'Italsider a Bagnoli. [...] Il mio lavoro mi piace, tutta 'sta sofferenza non la vedo. Un allenatore un minimo di presunzione o di autostima deve averla dentro, se vuole raggiungere gli obiettivi, dare una mentalità e un gioco, migliorare i suoi giocatori, fare il salto di qualità".
