Murale Jorit al Maradona, altro sfogo di Ferrara: "Sono parte della storia di Napoli, questo non si cancella"

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In un’intervista rilasciata a Pierluigi Pardo su DaznCiro Ferrara, ex difensore di Napoli e Juventus, ha raccontato la sua versione dei fatti riguardo al passaggio dal club partenopeo a quello bianconero, soffermandosi anche sulla vicenda del murale realizzato da Jorit all’esterno del Maradona, in cui non è stato incluso. Ferrara ha voluto chiarire il contesto della sua cessione, sottolineando le difficoltà economiche del Napoli al momento del suo addio e le motivazioni professionali che lo portarono a scegliere la Juventus: "E' quasi come se mi dovessi giustificare. Premesso che io, quando torno a Napoli e vivo la città, devo essere sincero, non noto ingratitudine nei miei confronti, anzi, sento affetto da parte di tantissime persone. Lasciamo perdere i social... Posso riconfermare quelle che sono state le cose come sono andate. Quando lasciai il Napoli, il club era in difficoltà economica. Non fui l'unico ad essere ceduto. Anche Zola, poi Cannavaro e via discorrendo, quindi c'era necessità di cedermi. Il Napoli mi disse che non mi avrebbe rinnovato il contratto e tra le squadre che mi hanno cercato c'era la Juventus. Feci una riflessione ed una scelta professionale per restare ai livelli che mi aveva portato il Napoli. Non posso dire che comunque questa storia non dico che mi ferisca, ma non mi lascia indifferente perché mi dispiace".

Ferrara ha poi affrontato la questione del murale, chiarendo il suo legame con la città e il ruolo che continua a svolgere attraverso la sua fondazione: "Anche i miei figli, che ogni tanto si beccano insulti di conseguenza, mi hanno fatto notare che sono il napoletano più vincente della storia del Napoli. E poiché la storia non la puoi cancellare, è quella e rimane, non c'è bisogno di essere rappresentato su un murale. Non voglio fare lo sbruffone, non è il caso, ma è la verità. Qualcosa per la mia città l'ho fatta e continuo a farla in un campo diverso con la fondazione in cui ci sono Cannavaro, Fabio e Paolo, e mio fratello. Noi siamo stati fortunati e quello che possiamo restituire lo facciamo molto volentieri, ecco perché mi fa male leggere certe cose e lasciamo stare insulti, minacce e via dicendo. Questa è la storia, non puoi dimenticarla e soprattutto non puoi cancellarla. Non la può cancellare nessuno".

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