Lukaku: "Anno difficile per me, ho avvisato subito lo staff medico: mi autodistruggerei se a ogni gara..."
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Mondiali 2026, conferenza Lukaku col Belgio
È il giorno di Spagna-Belgio, big match per i quarti di finale della Coppa del Mondo. Dopo la rimonta clamorosa contro il Senegal, Romelu Lukaku e Kevin De Bruyne sognano le semifinali dove troverebbero la Francia. Stanotte Big Rom ha parlato in conferenza stampa.
Alla domanda sulla sua straordinaria efficienza realizzativa in questo Mondiale, sul confronto con Haaland, Mbappé e Kane e su dove si collochi oggi tra i migliori attaccanti del mondo, Romelu Lukaku ha risposto:
«Per me non è mai una questione individuale. Si tratta sempre della squadra. Negli ultimi anni questa è stata la mia principale motivazione. Credo che sia anche il motivo per cui ho avuto successo a livello di club. Alla fine tutto dipende dalla mentalità, dall'ascoltare i giocatori più esperti che mi hanno aiutato tanto. Ora sento che tutto sta andando al proprio posto, soprattutto dopo le difficoltà che ho attraversato.»
Sul possibile trasferimento al Real Madrid quando aveva 17 anni e sulla preferenza tra Real Madrid e Barcellona, invece a risposto:
«Fu una decisione dei miei genitori. All'epoca andavo ancora a scuola e, visto che loro non avevano avuto la possibilità di conseguire un diploma, per loro era fondamentale che io completassi gli studi. Per quanto riguarda Real Madrid o Barcellona... quella è una scelta personale.»
Sul perché il Belgio deve credere di poter eliminare la Spagna:
«Quando arrivi così lontano in un torneo, perché dovresti pensare di tornare a casa? Credo che per molti di questi ragazzi sia il momento di fare un ulteriore passo in avanti. E penso che anche noi, i giocatori che hanno già vissuto queste esperienze, abbiamo ancora quella fame di riuscirci. Domani (oggi, ndr) bisognerà praticamente disputare la partita perfetta. Ma, se vuoi arrivare il più lontano possibile in un Mondiale, devi affrontare situazioni come questa.
La Spagna è una squadra molto forte. Ha un'identità di gioco ben precisa: dal 2008 porta avanti lo stesso tipo di calcio e tutti la riconoscono per questo. Cercano molto il terzo uomo, hanno velocità sugli esterni, tanti uno contro uno, un falso nove come Oyarzabal e Ferran Torres che attacca la profondità. Siamo preparati. Ma anche noi abbiamo delle qualità che possono metterli in difficoltà. Questa è la sfida di domani e faremo del nostro meglio per riuscirci.»
Tornando sul suo rendimento sotto porta, con una media di un gol ogni 50 minuti, e sul fatto che questo possa essere il suo miglior Mondiale, Lukaku ha aggiunto:
«Per me è sempre una questione collettiva. Come ho già detto, conta la squadra. Ho avuto una conversazione con il commissario tecnico ad aprile. Mi ha detto di prepararmi per un determinato ruolo e io gli ho risposto: "Va bene". Poi c'è anche un fattore che viene da lassù e che mi aiuta. In questo momento tutto sta andando bene per la squadra e dobbiamo continuare così.
Credo che nel nostro gruppo ci sia un'atmosfera molto positiva e sana. Negli ultimi due giorni ci siamo preparati bene sotto l'aspetto tattico, mentale e anche fisico. Domani (oggi, ndr) sarà la nostra sfida.»
Sul cambiamento di mentalità, sul nuovo ruolo in Nazionale e sulla possibilità di rivederlo ancora tra quattro anni:
«Posso rispondere a questa domanda in modo diverso, ma so bene in quale situazione mi trovo, perché ovviamente quest'anno è stato un anno difficile per me. Il commissario tecnico è venuto a trovarmi e abbiamo avuto una lunga conversazione di circa due ore su ciò che si aspettava da me in questo torneo.
Naturalmente voglio restare il più a lungo possibile con la Nazionale, ma conosco anche il mio ruolo in questo Mondiale e cerco di aiutare la squadra sia fuori dal campo sia dentro il campo, in tutti i modi possibili.
Giocare 60-62 minuti dall'inizio in ogni partita, in questo momento, sarebbe quasi autodistruttivo. È una cosa di cui abbiamo parlato con lo staff medico e con l'allenatore.
Credo che il modo in cui stiamo gestendo la situazione sia positivo per me, perché alla fine riesco comunque ad avere un impatto sia in campo sia fuori. Il mister sa che posso parlare con i compagni quando c'è un po' di frustrazione o qualche momento delicato.
Alla fine è tutto in funzione della squadra. Quando arrivi a questa fase della carriera, se puoi ancora essere produttivo da titolare, allora giochi. Ma, per quanto mi riguarda oggi, questa è la soluzione migliore. Ovviamente vorresti sempre partire dall'inizio, ma bisogna anche ragionare con la testa. E io lo accetto.»
