Dionigi: "Futuro Conte? Se ci sono certe condizioni, perché non dire chiaramente ‘rimango a Napoli’?"

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Dionigi: Futuro Conte? Se ci sono certe condizioni, perché non dire chiaramente ‘rimango a Napoli’?

A "1 Football Club", programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Davide Dionigi, allenatore ed ex calciatore, fra le tante, di Napoli, Milan e Fiorentina. Di seguito, un estratto dell'intervista.

Secondo lei, Antonio Conte non dovrebbe intervenire per mettere a tacere le voci sul suo futuro? Si parla di lui in relazione a molte squadre che hanno vissuto una stagione deludente. Sarebbe utile anche per tranquillizzare l'ambiente… "A parer mio, a questo punto della stagione, sì. Non tanto per chiarire il suo futuro a Napoli o altrove, ma perché c’è anche uno scudetto in ballo. Sarebbe un gesto di chiarezza, anche se dovesse decidere di andare via. In quel caso, dovrebbe chiudere con lo scudetto. Se invece dovesse restare, darebbe più certezze per programmare il futuro. Queste mezze verità, a questo punto della stagione, non fanno bene. Io chiarirei tutto molto serenamente."

Queste “mezze verità” sembrano indirizzarsi più verso la conferma di Conte. Lui ha fatto capire che vorrebbe ripartire da una squadra in pole position e ha anche sottolineato che i giochi mediatici fanno parte del sistema. Sembra quasi divertirsi con queste dinamiche… "Sì, fanno parte del gioco e spesso vengono usate dagli avversari per destabilizzare l’ambiente. Tuttavia, se analizziamo la situazione in modo più semplice, Conte ha già un anno di lavoro alle spalle e il prossimo anno farà la Champions League. Ripartire altrove significherebbe ricostruire da zero. Ha già svolto un grande lavoro e, con tre o quattro innesti mirati, credo che De Laurentiis non possa non accontentarlo. Se queste condizioni ci sono, perché non dire chiaramente ‘rimango a Napoli’? Poi è vero che nel calcio ci sono strategie e giochi di potere, ma sarebbe un segnale forte anche per i giocatori sapere con certezza chi sarà l'allenatore il prossimo anno."

Per i grandi club il tempo è relativo e tutto dipende dai risultati. Come giudica le situazioni di Milan e Juventus? "Sono due casi molto diversi. Il Milan, ad esempio, non so quanto sia cambiato realmente con Conceicao. Gli allenatori stranieri che arrivano in Italia spesso faticano ad adattarsi perché il nostro calcio è molto tattico e competitivo. Al contrario, Thiago Motta alla Juventus è una situazione differente. Conosce il calcio italiano e aveva già dimostrato grandi cose a Bologna. Probabilmente, il cambio in panchina è stato necessario perché la società si è resa conto che qualcosa non funzionava. Quando una cosa non funziona, bisogna cambiare, anche se l'idea di calcio è valida. La proprietà ha capito che si stava intestardendo su un progetto che, per quanto interessante, non dava i risultati sperati."

Il Milan ha investito molto nel mercato di gennaio, e, tra i nuovi acquisti, c’è stato anche Giménez. Lei sospende il giudizio, visto che è arrivato solo da un mese e mezzo, oppure si aspettava un impatto più immediato? "In un mese e mezzo è difficile ambientarsi in una nuova squadra e in un nuovo campionato. La storia del calcio è piena di attaccanti che inizialmente faticavano e poi sono diventati fondamentali. Il processo di adattamento è necessario e non si può giudicare un giocatore in così poco tempo. È chiaro che le aspettative erano alte, ma ci sono tante variabili da considerare, tra cui la condizione fisica e il contesto tattico. Serve pazienza."

Lukaku, invece, sembra aver modificato il suo stile di gioco. Ora lavora più per la squadra, ma segna meno. Forse il Napoli avrebbe bisogno di qualche gol in più dal suo centravanti? "Lukaku svolge un lavoro fondamentale per Conte, anche se segna meno. Da quando è arrivato, il Napoli ha cominciato a fare punti. Per Conte, che Lukaku segni 10 o 20 gol cambia poco: ciò che conta è che sia il punto di riferimento per il gioco offensivo della squadra. È normale che a 32 anni non abbia più la stessa esplosività di qualche anno fa, ma è un giocatore imprescindibile per il Napoli. Senza di lui, all’inizio della stagione, la squadra ha avuto problemi evidenti. Certo, qualche gol in più avrebbe fatto comodo, ma probabilmente avrebbe tolto qualcosa alla fluidità del gioco."

Nel complesso, quindi, lei giudica in modo positivo la stagione di Lukaku al Napoli? "Assolutamente sì. Da allenatore, bisogna valutare l’economia del gioco della squadra. Se Lukaku avesse segnato di più, il Napoli avrebbe forse perso qualcosa nella manovra. L’importanza di Lukaku nel sistema di Conte è evidente, e quando è mancato si è visto subito il problema."

Con la partenza di Kvaratskhelia, il Napoli ha subito un calo. Conte ha dovuto rimodulare le sue scelte. Ora che la squadra recupera giocatori importanti come Neres, tornerà al 4-3-3? "Spero di sì, perché il Napoli aveva trovato un equilibrio importante sia in fase offensiva che difensiva. Ora segna meno e concede qualche gol in più, ma probabilmente Conte ha adattato la squadra a ciò che aveva a disposizione. Il 4-3-3 mi era sembrato il sistema più efficace e spero possa tornare presto. Tuttavia, noi analizziamo la situazione dall’esterno, mentre Conte ha una visione più chiara della condizione fisica e delle necessità della squadra."

Che partita si aspetta domenica sera? "Mi aspetto una gara equilibrata. Il Napoli, in questo momento, alterna prestazioni eccellenti ad altre meno convincenti. Non è ancora una squadra del tutto definita, ma sono sicuro che farà la sua partita con determinazione e carattere. Il risultato dipenderà da molti fattori, ma il Napoli scenderà in campo con la giusta mentalità per provare a vincere."

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