De Bruyne-Vasquez, Orsato: "Il Var ha fatto bene a non intervenire, vi spiego"

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Autore Giuseppe Foria Giornalista pubblicista · Specialista SEO

La lunga intervista di Daniele Orsato, designatore arbitri di Serie A, a La Gazzetta dello Sport dove ha toccato tutte le tematiche venute fuori in queste prime cinque giornate di campionato

La lunga intervista di Daniele Orsato, designatore arbitri di Serie A, dove ha toccato tutte le tematiche venute fuori in queste prime cinque giornate di campionato che tanto hanno fatto discutere per le nuove direttive e regole in campo.

Le parole di Orsato sulle nuove direttive

«Oggi vi spiazzerò: vogliamo fare squadra con voi. Non sono il Vangelo, gli errori ci sono, ma voglio che i miei arbitri tornino a decidere in campo. E vado dritto fino in fondo alla stagione, non cambio idea da una settimana all'altra».

Coadiuvato dal dt dell'Aia Domenico Messina e dal componente Can Gabriele Gava, il designatore Daniele Orsato ha così blindato la sua rivoluzione culturale davanti a giornalisti, opinionisti e commentatori tv all'Ibo di Lissone, quartiere generale della Var e non solo, anche media center della Lega.

Presentati dal direttore editoriale della Lega A Lorenzo Dallari, l'ad della Lega A Luigi De Siervo e il segretario generale Figc Marco Brunelli hanno evidenziato come le nuove linee guida stiano elevando lo spettacolo, tanto che in questo avvio di campionato non c'è stato nessuno zero a zero. «Il Var non è morto» e resta un pilastro fondamentale del movimento.

Nuove leve Il tono di Orsato (volutamente senza microfono) è deciso e persuasivo, come lo era in campo:

«Oggi i miei arbitri non hanno ancora la personalità di un Cesari (presente in sala come altri ex arbitri ed ex calciatori, oggi stimati opinionisti, ndr), ma voglio insegnare loro quello che ho imparato sul campo. Costruire i giovani, mettere nei miei ragazzi la personalità e il coraggio di decidere. Devono rapportarsi con allenatori e giocatori non usando il cartellino come uno scudo. Gli arbitri sbagliano, ma interveniamo per evitare che in futuro ci siano chirurgici interventi del Var come in passato: quello non è più calcio. Stiamo cercando di tararci, faremo altri errori ma io arrivo alla fine così».

Focus sulla preparazione atletica, prima causa di errori: «Oggi gli arbitri muoiono sul campo se non sono allenati. Chi non corre sta a casa». Toccato anche il tema della territorialità. Meglio evitare l'arbitro della stessa sezione della città: per esempio, il Napoli no a Maresca ma sì a Guida di Torre Annunziata.

Infine, niente falli di mano se le immagini non certificano il tocco. La linea Ifab d'altronde parla chiaro e dice no al soft penalty. Orsato promuove le decisioni sui contatti piede su piede come Gila-Kolo Muani (Juve-Milan) e Alajbegovic-Keita (Juve-Parma): non punibili. Basta con gli sfioramenti (De Winter su Kalulu in Juve-Milan prima del gol di Cisse), lo step on foot per essere sanzionato deve essere un «pestone caricato». Così come giudica corretto il non intervento della tecnologia sul contatto De Bruyne-Vasquez alla prima giornata, forse l'episodio che ha suscitato maggiori polemiche: «Fallo sì, fallo no, se ne può discutere - ha detto Orsato -. Ma non è situazione da chiaro ed evidente errore e il Var ha fatto bene a non intervenire. La cosa più importante è mantenere l'uniformità sino a fine stagione. È ciò che ci chiedono gli allenatori».

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