CTS, Antonelli: "De Laurentiis? Condizioni non gravi. Sulla riapertura degli stadi..."

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CTS, Antonelli: De Laurentiis? Condizioni non gravi. Sulla riapertura degli stadi...

CTS, Antonelli su De Laurentiis

Ultimissime calcio Napoli - A Radio Marte nel corso della trasmissione “Si gonfia la rete” è intervenuto il Professor Massimo Antonelli, Direttore del reparto anestesia e rianimazione del Policlinico Gemelli di Roma e membro del CTS.

"Notizie su un ricovero di De Laurentiis? Non le ho ricevute direttamente, gestendo le terapie intensive ci occupiamo di pazienti che hanno un certo grado di severità. Nel caso del patron del Napoli, per fortuna, sembra che le condizioni non siano tali da dover incorrere nel nostro intervento.La prima considerazione che bisogna fare è che il CTS non è un organo decisionale ma tecnico, che esprime pareri scientifici.

Noi semmai suggeriamo. In merito agli stadi, ci troviamo di fronte a un panorama europeo non variegato ma con alcuni Paesi come Germania e Olanda dove ci sarà un numero limitatissimo di spettatori, molto distanziati. Per quanto riguarda noi, il suggerimento è quello di una ripresa e di un ritorno del campionato ma comunque a porte chiuse. Qualsiasi assembramento che superi un alto numero di persone crea una pericolosità. La riapertura eventuale degli stadi deve coincidere con un altro momento fondamentale che è la riapertura delle scuole. Sommare i problemi e dover affrontare due momenti difficili suggerisce di utilizzare raccomandazioni con molta attenzione.

A cosa stiamo andando incontro con il COVID-19? La stagione invernale è difficile prevederla, se noi ci guardiamo intorno in realtà la curva epidemica è salita. Il numero di contagiati in paesi come l'Olanda e la Francia destano preoccupazione. Se si rimane a questo livello più o meno la situazione si gestisce. In Italia i dati sono in crescita, sia per ricoveri che per terapie intensive. Non sono numeri preoccupanti ma hanno trend in salita. Perciò è necessario, per prevenire focolai, mantenere regole semplici che non impediscono una vita quasi normale. Dobbiamo fare dei sacrifici che però sono fondamentali per evitare rischi di riprese significative.

Serviva chiudere le frontiere per evitare che gli italiani si ammalassero? Non credo sia sempre possibile imporre delle decisioni. Necessario richiamare al senso di responsabilità, che dev'essere comune. Questo è accaduto nel lockdown perché non c'era altra strada da seguire ma non potevamo restare così, speriamo di non dover andare di nuovo in lockdown. Se noi sapremo mantenere le distanze potremo essere più tranquilli, però i numeri sono numeri. Se non si rispettano le regole, i numeri vanno su. Quelli mondiali parlano chiaro. Il virus purtroppo è anomalo, ad alta contagiosità, nel mondo sono più di 25 milioni i contagiati".

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