Chiariello: "Basta scontro De Laurentiis-ultras, faccio un appello! Una volta venni aggredito in autostrada, intervenne la polizia"
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Ultime notizie SSC Napoli - Umberto Chiariello, in diretta su Radio Napoli Centrale, con il suo consueto editoradio:
“Parlando di strutture, parlando di Euro 2032, parlando di centro sportivo, di stadi, di palazzetti, di turisti, di metropolitana, io voglio fare un accorato appello al presidente De Laurentiis.
Deve finire il momento delle dissonanze, il momento dello scontro. Non giova a nessuno, per il bene di questa città, che si continui a litigare.
Non giova a nessuno lo scontro tra il Calcio Napoli e gli ultras. Questa rinfocolata battaglia va immediatamente stoppata.
Presidente, nessuno vuole regalare il Napoli ai delinquenti. Questo deve essere chiaro come il sole.
E lo dice uno che non ha avuto paura di dire ai capi ultras «fatevi...» qualche anno fa, quando stavamo vincendo uno scudetto dopo 33 anni e, per motivi che erano validissimi e che ribadisco, per protestare si rifiutavano di tifare durante le partite, proprio nel momento in cui il Napoli era un po' in difficoltà e doveva vincere lo scudetto di Spalletti.
Io dissi: tutto posso accettare, ma non che si mettano le proprie esigenze davanti a quello per cui siete nati. Siete ultras, dovete tifare allo stadio. Questa è una cosa inaccettabile: far mancare il tifo.
Mi sono preso due striscioni enormi con la parola «infame» e «taci». Gli stessi ultras che poi sono venuti a parlare con me, spendendo parole gentili, e li ringrazio per questo.
Mi chiamò la Digos, anzi venne la Digos e mi chiese se volevo essere ascoltato. Dissi di no. Il giorno stesso andai in autostrada e un ultras mi aggredì; dovette intervenire la polizia mentre mi ero fermato a pranzare un boccone.
Oggi questo scontro non serve.
La vicenda della festa del centenario ha creato divisioni, ma siamo ancora in tempo per ricompattare l'ambiente.
E così come fece con un colpo di teatro, la famosa foto che fece imbestialire Massimiliano Gallo, il napolista, io sono del parere che bisogna marciare uniti, perché l'annata è molto difficile.
E il presidente lo sa, perché non ha fatto mercato sufficientemente, perché non vuole far saltare il banco.
Un Napoli devastato dalle scelte di Conte, che ha dato tantissimo a questo club e a questa tifoseria: uno scudetto, una Supercoppa, un secondo posto, ma anche tante macerie, sia nello spogliatoio sia nei conti della società, oltre che per alcuni calciatori che sono rimasti.
Pensate che il Napoli, in questi anni, lasciando perdere Alisson, che è stato portato da Manna a gennaio, ha speso 35 milioni per Lucca, 27 per Lang, 20 per Giovane, portato da Manna, 20 per Alisson e 50 per Højlund. Quest'ultima è una grande scelta, però la difendo fino in fondo.
Cioè, pensate che il Napoli, tra Giovane, Lang, Lucca e Alisson, ha speso più di 100 milioni. Hanno prodotto finora zero gol: Giovane zero, Alisson zero, Lang zero, Lucca zero. Oltre 100 milioni, zero gol in sei partite. Poi ci sono gli infortuni e così via.
Ora, questa divisione sul cesso, perdonatemi la parola, ma così lo definisce De Laurentiis, del Maradona, non mi fa piacere, perché lui ha ragione.
Oggi come oggi, il Maradona è improponibile. È uno stadio vecchio, brutto, inadeguato.
Però io sono andato, con apertura mentale e onestà intellettuale, a vedere il progetto dell'ingegner Cosenza, grande strutturista e professore universitario di altissimo profilo, e di Manfredi, suo allievo universitario, oggi sindaco, altro grande nome dell'università italiana, ministro e uomo di grande esperienza politica.
Il progetto è bello, bello e funzionale.
Io ho conosciuto tanta gente che, in quella situazione, ha lavorato giorno e notte per quel progetto, gratis, per amore della propria città e dei propri colori sociali. Ovviamente il Napoli da gran parte di questa gente è stato considerato importante.
Gente orgogliosa di aver fatto un pezzettino di quel progetto, di aver messo la propria pietra virtuale, di aver portato il proprio mattone alla causa comune.
Se don Aurelio, come mi piace chiamarlo, «Aurelione il centurione», visto che usa lo spadone e quando ha attaccato Cardinale mi ha fatto impazzire, con quelle uscite per cui lo amo alla follia, avesse visto l'amore negli occhi degli architetti e degli impiegati del Comune nel lavorare a quel progetto con l'ingegnere, forse avrebbe capito che questa città è cambiata.
Io mi emoziono perché so da dove vengo. So chi ero: un ragazzo che aveva le scarpe rotte e papà non poteva comprargliele, ma avevo l'università, avevo un obiettivo e facevo corso Umberto tutte le mattine prendendo il treno.
E non c'erano metropolitane. Ce n'era una di merda.
Una città invasa dalle auto, senza fontane, piazze devastate, palazzi post terremoto, la camorra, il Totonero, una città senza speranza.
Non c'era un turista manco per sbaglio. Qualcuno che arrivava alla stazione veniva derubato in 30 secondi. Era una casbah.
Questa città era senza futuro. Io l'ho vissuta negli anni Settanta.
Il Napoli non c'era nella geografia del calcio italiano. Abbiamo sognato con Vinicio, poi è arrivato Rudy Krol.
Non era una città, era una merda.
Oggi io sono orgoglioso. Vedo delle stazioni della metropolitana che finiscono sulle riviste internazionali d'arte.
Vedo un anello che si sta completando e che ci darà una delle più belle reti di trasporto del mondo.
Ho preso la metropolitana, ho cominciato finalmente a prendere i treni nuovi, che arrivano in orario a volte, a volte no, a volte sì, ma arrivano anche in orario.
Scendi in centro in 20 minuti, non devi prendere la macchina.
Fra poco avremo un'intersezione, un anello metropolitano circolare. Vuoi andare all'aeroporto? Ci arrivi. Vuoi andare al porto? Ci arrivi. Vuoi prendere la funicolare? Puoi fare quello che vuoi, arrivi dappertutto.
Da Piscinola, Chiaiano fino al centro di Napoli, arrivi dappertutto.
Un sogno. Un sogno.
Scendi in centro città. La sera c'eravamo noi studenti, andavamo da Di Matteo a farci la pizza, poi andavamo al cinema.
A piazza Dante non potevi girare con «Repubblica» in tasca, perché i fascisti ti menavano.
Erano anni difficili, anni di piombo, anni delle Brigate Rosse. Erano anni in cui la speranza non era di casa.
Oggi Napoli è una città straordinaria.
Il lungomare della festa dello scudetto, del quarto scudetto, ha fatto il giro del mondo. Ottanta milioni di persone ci hanno visto nel mondo. L'America, l'America... è un evento strepitoso.
Io comincio a contare le cose.
Al Centro Direzionale si farà questo benedetto impianto sportivo polifunzionale con il Parco della Musica.
Ad Agnano pare che debba partire questo parco, questo insediamento dell'ippodromo dove si farà musica.
Bagnoli comincia a essere finalmente, dopo tanti anni, qualcosa di importante.
Per il PalaArgento è arrivato un imprenditore che ha presentato un progetto, un progetto.
Lo stadio finalmente avrà nuova luce e si farà il centro sportivo a Qualiano.
Perché lo fa?
Il Napoli, per la prima volta, c'ha una casa vera in 100 anni di storia.
Ha avuto uno stadio, l'Ascarelli, in legno, che poi è stato bombardato, ma non ha mai avuto una casa.
Rivellino andava a fittare i campi dell'Italsider perché non ce li aveva.
Il Centro Paradiso era un fetentissimo campo di gioco, uno che è passato alla storia perché è stato il campo di Diego.
È un museo a cielo aperto, perché dovunque ha camminato Diego bisognerebbe mettere delle mattonelle, come a Los Angeles: quelle della storia, quelle del mito.
La città è calda, è piena di turisti, inclusiva, accogliente.
C'è il caffè sospeso.
Ma ve lo immaginate il caffè sospeso a Bergamo, Sandro Sabatini? A Zingonia ce l'hanno il caffè sospeso? A Qualiano sì, perché Napoli sta a venti minuti da Napoli.
Sandro Sabatini, fattela una camminata, vieni. Ti ci porto io a Qualiano, dove c'è un sindaco straordinario, un signorone, come c'era a Calvizzano. Mo non lo conosco il nuovo, ma c'era un grande sindaco.
Non sono tutti sciolti per camorra i sindaci, i Comuni. Informati prima di parlare.
Insomma, questo è il momento dell'orgoglio partenopeo. Come ve lo devo dire?
E allora uniamo le forze.
Ma sapete perché voglio bene a Trombetti?
A parte che io, quando mi trovo di fronte a persone intelligenti, agli intellettuali, alle persone che ti danno qualcosa, io mi sciolgo. Perché quando uno mi dà qualcosa, per me è un dono. Non posso che ringraziare.
Ha lottato 15 anni per portare l'università a Scampia. Cioè, che sarà mai? Che sarà mai?
Ragazzi, la camorra non la si combatte con la repressione.
Ci vuole la repressione, ci vuole lo Stato che reagisce. Ci vogliono i giudici anti-Zagaria, ci vogliono i procuratori come quello che abbiamo oggi, che lottano per la giustizia. Per l'amor di Dio, ma non bastano.
La camorra la si combatte, sapete come? Facendola arretrare con gli insediamenti produttivi, allargando a macchia d'olio gli insediamenti nel Centro Direzionale, a Scampia.
Buttando giù le Vele, portando le scuole.
La cultura è l'aglio contro il vampiro.
La camorra, di fronte all'aglio della cultura, arretra, inorridita. E l'università è un grande antidoto anticamorra.
E Trombetti ce l'ha portata a Scampia con la capa tosta.
Manfredi, con la capa tosta, sta facendo cose incredibili. Le ha fatte anche De Magistris prima di lui e le hanno fatte una serie di sindaci.
Il primo sindaco a cui ho fatto un ringraziamento personale è stato Bassolino, quando ho fatto il Maggio Napoletano: ha riaperto le fontane. Io questo non lo dimentico.
Poi non è che è diventata tutta magia: i problemi ci sono, li viviamo.
Ma godetevela questa Napoli, perché chi l'ha vissuta come me pensava che non ci fosse speranza.
E oggi c'è gioia, oltre che speranza”
