Bruno Petrone accoltellato a Chiaia, parla il presidente dell'Angri: "Il ragazzo sta meglio, c'era già stato un tentativo di accoltellamento"

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Bruno Petrone accoltellato a Chiaia, parla il presidente dell'Angri: Il ragazzo sta meglio, c'era già stato un tentativo di accoltellamento

Ultime notizie Napoli - Bruno Petrone accoltellato a Chiaia, intervista al presidente dell'Angri

Ultime notizie Napoli - A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, presidente dell’US Angri.

Bruno Petrone accoltellato a Chiaia, intervista al presidente dell'Angri

Di seguito, un estratto dell’intervista. 

Abbiamo appreso dai suoi canali social che Bruno Petrone, vostro calciatore (all’Angri, ndr) brutalmente aggredito nei giorni scorsi con delle coltellate da alcuni ragazzi minorenni, è uscito dalla terapia intensiva. Innanzitutto, come sta il ragazzo?

"Fortunatamente stiamo andando verso una maggiore tranquillità. Bruno sta un po’ meglio, chiaramente il percorso è lungo e difficile, però possiamo dire che stiamo procedendo nella direzione giusta. Iniziamo finalmente a vedere un po’ di luce".

Si sa qualcosa in più su ciò che è realmente accaduto? Si è letto addirittura di genitori intervenuti in precedenza per sedare una lite tra questi ragazzi. Qual è la realtà dei fatti?

"La realtà è che c’erano già stati segnali molto chiari. Il papà di Bruno, tre o quattro giorni prima dell’accaduto, aveva contattato la famiglia di uno di questi ragazzi per dire che la situazione non era affatto tranquilla. Pare che già nei giorni precedenti ci fosse stata una sorta di tentativo di accoltellamento: Bruno si era ritrovato il giubbotto tagliato sotto la manica dopo una discussione con questo gruppetto che in passato aveva già provato ad aggredire lui e alcuni suoi compagni. Tornando a casa qualcuno gli disse chiaramente che l’altro ragazzo aveva un coltello in mano. Il padre di Bruno avvisò subito i genitori dicendo che non si trattava di una semplice bravata, ma che il figlio girava con un coltello. Io personalmente ho ascoltato quei vocali, quindi parliamo di fatti reali e già denunciati. Purtroppo nessuno ha preso sul serio la cosa fino a quando è successa la tragedia". 

Lei vive due realtà particolari, perché vive a Roma ma è presidente dell’Angri, quindi tra Lazio e Campania. Possiamo dire che la piaga della criminalità giovanile stia colpendo duramente l’Italia, soprattutto in queste regioni?

"Prima di tutto sono un genitore. Ho un figlio più grande e una più piccola, e l’idea che mio figlio possa uscire di casa per fare una passeggiata con gli amici e incontrare qualcuno con un coltello in tasca mi fa rabbrividire. Qui serve la famiglia, servono i genitori che facciano davvero i genitori: controllare i figli, guardarli in faccia, sapere dove vanno e con chi stanno. Credo che si stia perdendo completamente il ruolo genitoriale. Non basta dare cento euro in tasca ai figli o comprargli scarpe e giubbotti firmati. Bisogna tornare a educare. Abbiamo fallito tutti, e purtroppo ci saranno altri casi come quello di Bruno Petrone. Qui è andata bene perché oggi possiamo raccontarlo, ma sappiamo che non sempre finisce così. Cinque coltellate a un coetaneo di quindici anni non sono una lite, sono un tentativo di uccidere. Non possiamo dire ‘poverino ha sbagliato’, perché c’è qualcosa di molto più profondo e grave". 

Passando al calcio, come sta andando l’esperienza all’Angri e qual è l’obiettivo stagionale?

"L’obiettivo era salvarci e fare un campionato dignitoso, e direi che lo stiamo facendo. Ci manca qualche punto, è vero, ma quando mandi in campo undici ragazzi giovanissimi l’inesperienza la paghi. Credo di essere forse l’unico ad avere una squadra composta quasi interamente da 2005, 2006, 2007 e 2008. Sono ragazzi bravi, che stanno sposando in pieno il progetto che avevo in testa insieme al gruppo di lavoro, all’amministrazione e a Gianni Improta. Il mister Quaglietta è arrivato a metà ottobre dopo un avvio complicato, abbiamo cambiato tanto in corsa, ma oggi abbiamo un gruppo coeso. Per me il calcio è questo, non quello fatto con giocatori di 38 o 40 anni". 

Visto il tuo passato da procuratore, che idea ti sei fatto delle recenti sanzioni e dei blocchi di mercato che hanno coinvolto club come Napoli e Lazio negli ultimi anni?

"Io cerco di parlare poco di queste cose perché le trovo fuori da ogni logica. Mi piacerebbe una riforma radicale del calcio, partendo da chi lo governa. Ci vorrebbero giorni interi per affrontare certi temi. In sintesi, per me è una follia colpire società che, numeri alla mano, sono tra le meno indebitate. Sono decisioni che continuano a non avere un senso reale".

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